Venezia. La polemica è in apparenza leggera e giocata sul gustoso paradosso di premiare a Venezia un economista inglese che della città sullacqua ha dato un giudizio critico per quanto riguarda lincapacità di gestire i flussi turistici che lhanno ormai trasformata in una specie di parco tematico urbano. In realtà ciò che è accaduto negli ultimi giorni - con la decisione dellIstituto di Scienze, Lettere ed Arti di assegnare il riconoscimento a John Kay per un articolo apparso sul "Times" di Londra, che adombrava la disneyzzazione della Serenissima, e con la successiva filippica urbi et orbi del sindaco Massimo Cacciari - riguarda un tema serissimo, cruciale per la città da almeno trentanni. Ovvero la capacità di fare turismo culturale, di gestirlo, di proporre ai 15 milioni di visitatori che si riversano ogni anno a Venezia una visita che non si riduca al farsi fotografare con i colombi in testa sotto la Basilica di San Marco o a un giro sulla bella gondoleta. Insomma, un turismo che non spolpi e la città e che non si faccia a sua volta spolpare da chi lo vende. Se lIstituto voleva lanciare la provocazione, ci è riuscito benissimo. Nelle motivazioni del premio, assegnato ieri mattina, si legge: «Larticolo si segnala per linsolito approccio ad un tema cruciale per la realtà veneziana. Un centro di grande tradizione si trasforma in un parco tematico a fortissima connotazione turistica, con modifiche gestite in modo non efficace e senza adeguata capacità manageriale e amministrativa». Una lettura disincantata di «un percorso di mercificazione e sfruttamento senza speranza», un «grido dallarme» che pone «con forte vigore il problema della sopravvivenza e della tutela di quei valori e della qualità non soltanto economica e aziendale del sistema Venezia». Spiegando le ragioni del premio, la commissione presieduta da Leopoldo Mazzarolli ha denunciato anche il rischio di «trasformare definitivamente Venezia in oggetto di banale e dequalificato consumo con danno di tutto e di tutti... La brutalità di John Kay mette a nudo le radici dei problemi nel modo più crudo senza rinunciare allabile arma dellironia». Ha fatto invece ricorso al sarcasmo Massimo Cacciari, sindaco di Venezia. Non era presente alla consegna del premio (delegata lassessore Mara Rumiz), non ha ascoltato la relazione di Kay. Ma dopo mezzogiorno ha rilasciato dichiarazioni indignate. «Ritengo semplicemente "comico" che unistituzione culturale che si rifà al nome di Venezia, dà vita ad iniziative di altissimo spessore e annovera tra i suoi membri alcune delle personalità culturali e scientifiche più prestigiose del Paese, premi un giornalista per unopera che insegue, senza neppure una qualche dignità letteraria, i peggiori luoghi comuni, le più cartolinesche immagini su Venezia e il suo futuro». Della Commissione (che ha deciso allunanimità) fanno parte anche Gian Antonio Danieli, Gherardo Ortalli, Manlio Pastore Stocchi, Andrea Rinaldo, Antonio Paolucci (ex ministro ai beni culturali), Pierre Rosenberg (Accademico di Francia ed ex direttore del Louvre), Wolfgang Wolters, Lady Frances Clarke, lo scrittore veneziano Alvise Zorzi e Sandro Franchini. Concludendo la sua dichiarazione, Cacciari ha voluto sottolineare lo scarso significato sostanziale del premio. «Mi auguro che si tratti di una simpatica boutade, e in questo caso auguro buon divertimento agli amici dellIstituto Veneto». La replica è venuta dal professor Ortallì, dellIstituto Veneto. «Nessuno vuole che Venezia diventi Disneyland, o un parco tematico. Non è una linea che lIstituto Veneto di scienze lettere ed arti assume. Nessuno di noi ha sposato questa tesi, ma la lettura proposta da Kay, uno dei maggiori esperti di management in campo internazionale, deve far ragionare, perché pone sul piatto un grave problema: la gestione finanziaria del turismo a Venezia». E ha aggiunto: «LIstituto non ha né apprezzato né condiviso un progetto. Ha semplicemente letto attentamente e premiato larticolo di un economista di rilievo internazionale, non un giornalista, che dice limmagine, quella di un parco tematico, che Venezia sta avendo nel mondo». La relazione di Kay è stata ricca di spunti e provocazioni. Ha detto che Venezia è minacciata «da infrastrutture fatiscenti, dallacqua alta, nonchè da un numero di visitatori in crescita inesorabile». Ma se si pianificano i flussi turistici si possono ottenere le risorse per salvarla dal degrado urbano e ambientale. Altrimenti la marea dei visitatori sarà più letale di quella dellAdriatico. Venezia come prima globalizzatrice. Turismo culturale come risorsa non solo economica. Di questo ha dissertato Kay. Che ha replicato alle possibili polemiche: «Quando dico che la Disney gestirebbe Venezia meglio di quanto non sia gestita oggi, la mia è una provocazione e non una proposta seria. Ma Venezia è già un parco». E qui ha fatto un parallelo, cercando di interpretare lo stato danimo dei foresti. «La sensazione che la ragione di vita di tutte le persone che incontri sia quella di alleggerirti le tasche appartiene di più al turista che visita Venezia che al visitatore di Disneyland». Perché la Disney vuole che i clienti tornino, mentre «a Venezia i venditori di cartoline e i caffè per turisti non si aspettano che i turisti lo facciano». La Disney reinveste gli introiti allinterno della struttura del divertimento, mentre in Laguna «i venditori di merci scadenti portano a casa il proprio gruzzolo sui treni dei pendolari». Osservazioni pesanti. Anche perchè denunciano uneconomia di rapina, mentre invocano una creazione di ricchezza «a vantaggio dellordine e della conservazione della città». Ma più che a Disneyland, il professor Kay sembra guardare a Yosemite, il parco nazionale della California. Non calli e canali come montagne russe, ma palazzi e chiese come sequoie e cascate, un patrimonio dellumanità. In coda ha rincarato la dose, sostenendo che a Venezia si deve imparare la lezione della fallita Lehman e della dissestata Alitalia: «Per Venezia vi sono paralleli e lezioni da apprendere tanto nellavidità e negli orizzonti a breve termine del suo settore privato, quanto nellindolenza e nel disprezzo del suo settore pubblico».
VENEZIA - Cacciari: Venezia non é una Disneland in laguna
A Venezia è stato assegnato il premio dellIstituto di Scienze, Lettere ed Arti per un articolo di John Kay, economista inglese, che critica la gestione dei flussi turistici nella città. Il sindaco Massimo Cacciari ha reagito con una dichiarazione, definendo il premio "comico" e sottolineando lo scarso significato sostanziale del premio. LIstituto Veneto ha risposto con una dichiarazione, affermando che non ha apprezzato né condiviso il progetto, ma ha premiato larticolo per la sua lettura e provocazioni. Larticolo di Kay critica la trasformazione di Venezia in un parco tematico e denuncia la gestione finanziaria del turismo nella città.
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