Convegno di Rai Trade a Ravello con esperti e dirigenti dei maggiori teatri italiani. I finanziamenti scesi da 560 a 380 milioni di euro L'impegno del ministro Bondi Da Bologna il ministro della Cultura, Sandro Bondi, promette che non ci saranno tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo. «Sto lavorando - dice - per mantenere invariati i fondi al Fus rispetto all'anno in corso». Ma il grido d'allarme dei teatri lirici è forte. Lo hanno lanciato da Ravello i sovrintendenti dei maggiori teatri italiani riuniti da Rai Trade per un convegno su «Melò Around the World». L'incontro, convocato per fare il punto della diffusione della musica colta, s'è presto trasformato in un drammatico Sos rispetto alle notizie circolate negli ultimi giorni secondo le quali il Fus nel 2009 potrebbe scendere da 560 a 380 milioni. La Finanziaria, infatti, prevede per il prossimo anno tagli al bilancio del ministero dei Beni culturali di 236 milioni di euro. Per il 2010 il taglio sarebbe di 240 e per il 2011 addirittura di 431 milioni. «A questo punto non ci resta che chiudere, è peggio dell'Alitalia». Walter Vergnano, sovrintendente del Regio di Torino e presidente dell'Anfols (l'organismo che raggruppa i dirigenti degli enti lirici) non usa mezzi termini: «La nostra - dice - è una vicenda diversa ma per certi aspetti simile a quella della compagnia di bandiera». Lo Stato, sottolinea, «è il nostro socio di maggioranza e in un'azienda, se il socio di maggioranza decide di tagliare il 30-35 per cento delle risorse, si fallisce». A rischio ci sono i cartelloni, in gran parte già stabiliti, ma anche i seimila dipendenti fissi delle Fondazioni. Senza contare che in diversi casi, come il San Carlo e l'Arena di Verona, le Fondazioni sono commissariate a causa di dissesti economici precedenti. A Napoli, inoltre, sono in corso in teatro sono in corso importanti lavori di restauro e la stagione sinfonica si apre mercoledì all'Auditorium della Rai (domani l'anteprima del concerto diretto da Gian Luigi Zampieri nel Cortile di Palazzo Reale). «I politici devono dirci con quali regole gestire i nostri teatri», osserva Marco Tutino, sovrintendente del Comunale di Bologna, «anche cancellando tutta l'attività non riusciremo a pagare gli stipendi. È evidente che così il sistema non si può reggere». Convinto che si debbano cambiare le regole anche Antonio Cognata, sovrintendente del Massimo di Palermo, anche attraverso l'introduzione di contributi indiretti, come la defiscalizzazione, ma anche con una «diversa e più flessibile organizzazione del lavoro». Secondo il ministro Bondi, che ne ha parlato a margine della inaugurazione della mostra dedicata ad Amico Asperti, bisogna andare oltre e pensare «alla possibilità di fare grandi progetti, grandi iniziative e per questo modificare profondamente i meccanismi di finanziamento alla cultura soprattutto attraverso la defiscalizzazione delle sponsorizzazioni, senza i quali ci troveremo sempre nelle attuali condizioni». Ma la strada da percorrere, secondo l'Ad di Rai Trade, Carlo Nardello potrebbe anche essere quella di «fare sistema». Questo, spiega, vuol dire anche allargare la platea, portare la lirica nelle piazze, nelle sale cinematografiche, nelle case della gente unendo pubblico e privato. Un po' quello che accadrà in occasione della prossima inaugurazione della Scala, il 7 dicembre, con il «Don Carlo» quando l'opera di Verdi, grazie ad un accordo con Raitrade, sarà proiettata in diretta in sale del Nord Europa, Usa, Australia.