Ambientalisti e lord inglesi sulle barricate. Stop al progetto SIENA - Le visite del pubblico ai giardini di Villa Chigi, costruita alla fine del Seicento per celebrare lelezione di papa Alessando VII e oggi proprietà di Lord Lambton, al momento sono sospese. Ma basta allungare il collo oltre il cancello dellingresso per scorgere sulla facciata un grande lenzuolo bianco con la scritta: "No ampliamento di Ampugnano", con la sagoma nera di un aeroplano che attraversa la "O" per simulare un segnale di divieto. Evidentemente, neppure il ricco gentiluomo inglese che si divide fra Londra e questa storica dimora toscana vuole che ora il piccolo aeroporto nel Comune di Sovicille, insediato negli anni Trenta come scalo militare in unex palude ai piedi delle colline senesi, venga esteso e ingrandito per diventare un aeroporto commerciale di linea. Forzando il paragone, equivarrebbe ad aprire una pista datterraggio in via dei Fori Imperiali, tra il Colosseo e piazza Venezia, a Roma; oppure, a installare un eliporto in piena piazza del Duomo, a Milano. Unoffesa al paesaggio e alla natura, insomma. Una minaccia per lambiente e per la salute della popolazione locale. E anche un attentato a quello straordinario patrimonio di edifici e costruzioni antiche, beni culturali e opere darte di cui abbonda questo cantone del Belpaese. Ma, proprio in coincidenza con la crisi della nostra gloriosa compagnia di bandiera, il caso assurge a paradigma nazionale di unassurda tendenza a disseminare mini o addirittura micro-aeroporti su tutto il territorio, a 50-60 chilometri luno dallaltro, piuttosto che potenziare i collegamenti - ferroviari e stradali - con gli scali più grandi già in funzione. Nei giorni scorsi, a un anno dallinizio della mobilitazione popolare contro lampliamento di Ampugnano, il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una mozione con cui vincola alla "sostenibilità ambientale" lo sviluppo del sistema aeroportuale toscano, imperniato sui due scali principali di Firenze e Pisa. Nel testo non viene citato laeroporto di Siena. Ma nel corso della seduta speciale del 16 settembre lassessore ai Trasporti Riccardo Conti, riferendosi al precedente Pit (Piano di indirizzo territoriale) e al Master Plan degli aeroporti, ha ribadito che questo è uno scalo "di tipica dimensione locale" e ha denunciato pubblicamente una pericolosa "sbornia aeroportuale" che minaccia la Toscana. In questi documenti ufficiali si legge in effetti che lo scalo di Ampugnano, gestito oggi da una società sostanzialmente privata, dispone al momento di una pista di 1.393 metri in grado di accogliere soltanto piccoli aerei. E in base agli ultimi dati disponibili, risulta che nel 2005 i voli sono stati 10.850 con appena 12.507 passeggeri: il che significa che si tratta prevalentemente degli aeroplanini della scuola di volo, di pochi aerei privati da turismo e di qualche volo charter. Lo stesso Master Plan conclude esplicitamente che sono "da escludere rifacimenti della pista per allungarne lo sviluppo e renderla idonea ad aerei più grandi, per la sua inutilità e per motivi di evidente e giustificato impatto ambientale: meglio puntare sulla clientela "high spending" che sulla quantità!" (anche il punto esclamativo alla fine è testuale). Eppure, dopo il passaggio dellAeroporto di Siena Spa dalla mano pubblica a quella privata con una procedura tuttaltro che trasparente, era stato predisposto un maxi-piano di sviluppo che prevedeva un investimento di 80 milioni di euro, con un traffico di 350 mila passeggeri e di 70 voli al giorno nel 2012, destinati a salire nel 2020 rispettivamente a 490 mila e 90. Al centro delloperazione, il nuovo azionista di riferimento e cioè il fondo dinvestimento lussemburghese Galaxy, partecipato dalla Cassa depositi e prestiti e quindi in buona sostanza finanziato da capitale pubblico, con al fianco la potente banca cittadina, il Monte dei Paschi di Siena: "È piuttosto probabile - commenta Fernando Giannelli, giovane e combattivo avvocato del Comitato contro lampliamento di Ampugnano - che loperazione, maturata in ambienti politici e senza una regolare gara internazionale, sia in realtà una psedudo-privatizzazione". Da qui, la più che comprensibile protesta della popolazione locale che per il momento è riuscita a bloccare il progetto, ma resta tuttora sul piede di guerra nel timore di sorprese o colpi di coda. Il fatto è che in questo territorio si trovano, oltre a una riserva naturale statale, ben quattro riserve regionali e quattro siti di interesse comunitario (Sic). Si calcola che lampliamento dellaeroporto, secondo il progetto originario, produrrebbe la cementificazione di 157 mila metri quadrati, lequivalente di 23 campi di calcio, in mezzo a 36 mila ettari di boschi, prati, alvei fluviali e aree agricole tradizionali. Un disastro ambientale annunciato, dunque, con pesanti ricadute sullinquinamento dellaria e dellacqua, oltre che naturalmente su quello acustico. E tutto ciò, per di più, con lo spreco di risorse pubbliche o comunque di provenienza pubblica, per ingrandire uno scalo-fantasma a beneficio di un malinteso sviluppo affidato a un turismo dei numeri, "mordi e fuggi". È risultata tanto efficace però la mobilitazione popolare che per ora il piano è stato apparentemente congelato o comunque ridimensionato: tanto che oggi il presidente della società aeroportuale, Enzo Viani, ex dirigente del Monte dei Paschi di Siena, preferisce parlare più modestamente di "adeguamento" dellimpianto. Con una spesa di 20 milioni di euro, si tratterebbe soltanto di allungare la pista di 107 metri per portarla ai 1.500 totali già autorizzati nel 2002, ottenendo così la certificazione che consentirebbe latterraggio e il decollo di piccoli aeroplani da 40-60 posti, in grado di collegare Siena con Roma o Milano. E questo sarebbe sufficiente, secondo i dirigenti della società, per riportare finalmente in pareggio un bilancio che accusa un milione di perdite allanno.