L'SOS ARRIVA DA RAVELLO, DOVE I SOPRINTENDENTI ITALIANI SI SONO RIUNITI PER UN CONVEGNO «Risorse insufficienti. A rischio i cartelloni e i dipendenti. La politica dica cosa fare» «Con queste cifre "non c'è storia", si rischia la chiusura». Arriva da Ravello, dove li ha riuniti un convegno su «Melò Around the World» organizzato da Rai Trade, il grido di dolore dei soprintendenti delle Fondazioni liriche italiane, allarmati dalle notizie sui tagli previsti dalla Finanziaria per il Fondo unico dello spettacolo (Fus). Ridotte da 560 milioni di euro a 379, spiegano soprintendenti e responsabili di festival, le risorse in arrivo dallo Stato sono insufficienti. «Questo», sottolineano, «a fronte di impegni già presi per le stagioni 2009 e 2010, in qualche caso anche per il 2011». Per uscirne «serve una risposta della politica», chiede a nome dell'associazione che li rappresenta (Anfols) Walter Vergnano. Mentre sono in molti accanto a lui a sollecitare «nuove regole del gioco» con l'introduzione di una diversa organizzazione del lavoro e la possibilità anche per la lirica e la musica colta di usufruire di agevolazioni fiscali come si sta pensando di fare per il cinema. Per la lirica sono tempi duri. Tanto che Vergnano azzarda un paragone con la bufera che ha investito l'Alitalia. «La nostra», sottolinea, «è una vicenda diversa ma per certi aspetti simile». «Lo Stato», sottolinea, «è il nostro socio di maggioranza e in un'azienda, se il socio di maggioranza decide di tagliare il 30-35 delle risorse si fallisce. Non c'è molto altro da aggiungere». A rischio non sono solo i cartelloni, ma anche i seimila dipendenti fissi delle Fondazioni. Da qui l'appello alla politica, perchè insieme ai tagli «arrivi un piano che ci dica quale sistema culturale è possibile portare avanti con queste risorse». Convinto che si debbano cambiare le regole del gioco è Antonio Cognata, soprintendente del Massimo di Palermo. «In Italia», riconosce, «l'opera riceve un finanziamento pubblico che, sebbene così decurtato, è comunque copioso rispetto alla media degli altri paesi. È necessario dunque trovare un sistema per fare più ricavi», sostiene il soprintendente del teatro palermitano, «ma per questo serve un processo di razionalizzazione istituzionale». Cognata pensa quindi all'introduzione di contributi indiretti, come la defiscalizzazione, ma anche ad una «diversa e più flessibile organizzazione del lavoro». Invoca un cambio di regole anche Marco Tutino, soprintendente del Teatro Comunale di Bologna: «Bisogna invertire il rapporto tra costi fissi e costi variabili», afferma, «perchè in qualsiasi azienda vale la stessa regola: se i primi superano i secondi si fallisce. Giusto guardare al mercato», sottolinea Tutino, «ma servono nuove regole: è il momento di pensare agli sgravi fiscali anche per le donazioni», suggerisce. «Il governo si assuma la responsabilità di qualche provvedimento», chiede Maurizio Roi, presidente della Fondazione Arturo Toscanini, per esempio», dice, «spostando i contributi allo spettacolo dalle spese correnti agli investimenti». Perplesso anche Antonio De Rosa, responsabile del Ravenna Festival: «Ci piacerebbe che anzichè parlare di ridimensionamento si parlasse di qualificazione della spesa», afferma spiegando che il Ravenna Festival dipende solamente per il 30 dai contributi statali, mentre il resto del denaro arriva da iniziative e privati. «Potremmo fare senz'altro di più», conclude, «ma servono strumenti, sgravi e defiscalizzazioni. Una riforma ormai è indifferibile».