Da Sabaudia a Predappio: i centri urbani costruiti durante il fascismo si alleano per la salvaguardia del loro patrimonio culturale: l'architettura «Si può leggere la letteratura russo-sovietica con occhi nuovi? È lecito tentare di storicizzare la lettura e non sentire il peso di una tragica cronaca dietro ogni parola?». Giorgio Pellegrini parte da questo interrogativo di un critico letterario di Andrej Platonov, per spostare identica riflessione sugli anni bui del Ventennio fascista. O meglio, sul Razionalismo, corrente figlia del Futurismo, sviluppatasi in Italia negli anni Trenta (e poi esportata nell'Africa italiana) di cui restano importanti testimonianze nelle città nuove del Paese. Un patrimonio «pesante» da gestire, dove spesso il contenitore ha pagato lo scotto del «contenuto». «Si può leggere l'architettura delle città di fondazione fascista con occhi ugualmente nuovi? Senza sentire il peso di altre tragiche cronache dietro ogni edificio?», si chiede Pellegrini, nel suo contributo al Catalogo della mostra Città di Fondazione , che nel 2005 è stata allestita a Latina, Cagliari, Caltagirone e New York, Superare «la damnatio memoriae inferta con solerte compunzione contro queste città, cosiddette "nuove", eppure morte di morte precoce, per sindrome ideologizzante», adesso si può. Esplicita il concetto in maniera semplice ma efficace Felice Restaino, assessore del comune di Guidonia: «Il clima è cambiato, adesso si può finalmente dire che l'architettura razionalista è bella. Prima potevi pensarlo, ma te lo tenevi per te». C'è un rinnovato interesse anche internazionale, in Italia arrivano gruppi di studio delle università americane. Latina, antica littoria, cuore «nero» della Regione, ha colto il Cambiamento «climatico» già qualche anno fa, quando ha lanciato l'idea di un coordinamento delle città di Fondazione. E ieri mattina ha presentato il protocollo d'Intesa (dove la parola fascismo non compare mai) siglato tra le città «sorelle» per dare il via ad «un programma integrato per la valorizzazione del patrimonio architettonico e ambientale delle città italiane di fondazione». Torri gerarchiche, Case del Fascio, Municipi, scuole e Case Ballila, borghi e villaggi, stazioni ferroviarie e opere di bonifica: tutti uniti da un unico filo logico, la romanità «rielaborata», modernizzata, pensata per rendere viva la mussolinità. Completo blu, notte, sorriso smagliante, Fabio Bianchi, 38 anni, assessore An alla Cultura della provincia di Latina, non crede ai suoi occhi: davanti a lui il corrispondente a Roma di Le Monde e una cronista de l'Unità . Sgombra il campo: non si provi a insinuare il dubbio che si tratti di un'operazione di «revisionismo» perché qui, nella città dove sono rimasti i simboli dell'architettura del Duce, dove la Bonifica ha dato il via alla transizione demografica per popolare quella che una volta era una palude malarica, oggi ci sono anche il sindaco e l'assessore di Predap-pio, ex Ds, convinti sostenitori di questo progetto. «In Italia c'è un patrimonio artistico e monumentale unico, coperto fino ad oggi da una venatura ideologica. Ma l'urbanismo razionalista è una risorsa, gli amministratori di queste città vogliono recuperare questo patrimonio e rimetterlo a disposizione non solo della collettività ma anche del turismo. Saranno la Storia e la storiografia e giudicare il Fascismo, ma di in quel periodo ci sono state anche delle cose positive». Insomma, se proprio deve dire a chi si sente più vicino tea Fini e Alemanno sceglie il secondo. Che il fascismo sia stato già condannato dalla Storia è un dato definitivo nonostante le revisioni della destra. Per l'assessore di Predappio, Giorgio Frassineti, quindi «non è in discussione la condanna al Ventennio. Qui si discute del destino delle nuove città che hanno importanti testimonianze del razionalismo. La Casa del Fascio di Predappio è fatiscente e come amministratore ho il dovere di recuperare quel bene. Pensiamo di farne un museo nazionale del razionalismo, ma servono fondi'. Per questo è necessario pensare ad un progetto nazionale, ad un circuito culturale più ampio». A Predappio il 30 agosto 1957, arrivarono i resti di Benito Mussolini, sepolti nella cripta di San Cassiano in Pennino. Ogni anno, in occasione dell'anniversario della marcia su Roma, la città diventa meta di migliaia di nostalgici. Quella è la vera eredità pesante da gestire. Sono circa una ventina gli amministratori presenti «a questo momento celebrativo»: sono arrivati da Torviscosa (Udine), Arborea (l'antica Mussolinia) e Alghero (Sardegna), Guidonia (la città «aeronautica»), Tresigallo, nel ferrarese, e Sabaudia. Le adesioni sono più di 30, ma le nuove città, che hanno bisogno «di darsi una identità» sono un centinaio. L'obiettivo è quello di accedere ai fondi comunitari destinati ai «distretti culturali», luoghi di eccellenza dal punto di vista archeologico, architettonico o paesistico, per promuovere lo sviluppo locale. L'assessore Bianchi annuncia che dalla provincia di Latina (capofila dell'iniziativa) partirà il Festival delle città di Fondazione, iniziativa che rappresenta bene l'Italia, «il paese dei Festival».