La storia ritorna dove accadde. L'8 febbraio del 1848 dalle sale del Caffè Pedrocchi, nel cuore storico di Padova, gli studenti della vicina Università inscenarono una sommossa contro gli occupanti austriaci. Fu l'inizio della Prima Guerra d'Indipendenza in Italia e la prima insurrezione di un anno che vide poi ribellarsi quasi l'intera Europa. In ricordo di quello storico giorno, domenica, l'8 febbraio di 146 anni dopo, il Piano Nobile dello Stabilimento di Giuseppe Jappelli - dove, nella Sala Bianca, resta ancora il foro di una pallottola - aprirà le porte al rinato Museo del Risorgimento e dell'Età Contemporanea. Racconterà un secolo e mezzo di storia cittadina, ma anche nazionale, ripercorsi attraverso cimeli, documenti, quadri, manifesti, medaglie, oggetti legati ai protagonisti dell'epoca: dalla caduta della Repubblica Veneto nel 1797 alla Costituzione repubblicana del primo gennaio 1948. La nuova struttura sarà inaugurata ufficialmente sabato alle 11 dal ministro Giuliano Urbani. È dal 1970 che i pezzi della ricca collezione dei Musei Civici sono chiusi nelle casse. In quell'anno fu smantellato, per esigenze di spazio, il Museo del Risorgimento voluto nel 1913 daLL'allora direttore dei Musei Andrea Moschetti. Era nato grazie alle raccolte della Società Veterani e della Società San Martino e Solferino, in seguito cedute in gran parte al museo costruito sul luogo della battaglia. Nel tempo però, grazie anche alle molte donazioni, la collezione si è ricostituita ed arricchita. Nelle recuperate sale del Piano Nobile, sconosciute al pubblico in quanto occupate fino a tre anni fa da uffici comunali, saranno presentati quasi settecento oggetti, una selezione dei 2500 in possesso dei Musei. Chi non si è mai arreso all'idea che una parte così consistente di storia padovana restasse nei magazzini è il professor Giuliano Lenci, 82 anni, pisano-viareggino, medico per professione e storico per diletto. Laureato alla Normale, docente di Pneumologia dal 1958 e primario per vent'anni, da sempre iscritto al Pci e ancora oggi consigliere comunale Ds, ha partecipato alla Resistenza nel Gruppo di combattimento Folgore sulla linea gotica ed è stato ufficiale medico dal 1946 al 1949. È soprattutto grazie a lui, che ha presieduto il Comitato scientifico, che oggi la città è in grado di colmare una grave lacuna. «Cominciai a porre il problema nel 1985, appena entrato in consiglio - racconta - Finalmente nel 1992 fu costituito il Comitato scientifico. L'allora sindaco Giaretta parlò di una grande avventura, ed è stato vero, ci sono voluti anni». iL lavoro è stato lungo anche perché era moltissimo il materiale da ricatalogare e, per l'epoca più recente, tutto doveva partire da zero. Dopo una parentesi, durante la quale il museo sembrava essere destinato ad altra sede, si è definitivamente deciso per la collocazione al Pedrocchi, luogo deputato. Non sarà un museo di cimeli, ma una moderna esposizione che si servirà, soprattutto per la Seconda Guerra Mondiale, anche del supporto multimediale con filmati storici recuperati all'Istituto Luce e aLL'Imperial War Museum di Londra. «Sarà un museo civico - spiega Lenci -che parlerà della storia locale ma sempre sullo scenario della storia nazionale, dove Padova è stata spesso protagonista». Tanti sono i momenti in cui la città ebbe un ruolo di grande rilievo, spesso poco conosciuti Nel 1866 divenne sede del Comando Generale del Regno d'Italia e fu qui che giunse, da Bezzecca, il celebre "Obbedisco" di Garibaldi. Dopo Caporetto fu "capitale al fronte", sede del Comando Supremo e delle Missioni Alleate. È già più noto che il 3 novembre 1918 a Villa Giusti, alla periferia della città, fu firmato l'Armistizio. Nel periodo fascista una data storica rimane il 24 settembre del 1938, quando Benito Mussolini tenne in Prato della Valle il discorso a sostegno dell'occupazione nazista della Cecoslovacchia. Tristemente famosa fu poi la Banda Carità, legata alle Ss, spietata nella repressione della Resistenza. Il Museo ripercorrerà la storia anche attraverso gli uomini che ne determinarono il corso: dagli ottocenteschi Alberto Mario e Alberto Cavaletto al conte Giorgio Emo Capodilista che durante la Grande Guerra respinse gli austriaci a Pozzuolo del Friuli, fino alla strenua opposizione al fascismo del mondo universitario, con le figure di Concetto Marchesi ed Egidio Meneghetti. Per i 117 docenti e studenti caduti per la libertà, l'Ateneo padovano è l'unico caso in Italia ad aver ricevuto la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Rara è la collezione di bombe d'aereo della Prima Guerra, tra le quali una alta oltre due metri.Sarà presentata anche la spoletta dell'ordigno che l'11 marzo del 1944 distrusse la Cappella Ovetari e gli affreschi di Mantegna. Un altro momento in cui di Padova, per sua sfortuna, si parlò in tutto il mondo.
Padova piccola capitale della grande storia
Il Museo del Risorgimento e dell'Età Contemporanea di Padova, inaugurato sabato, esporrà la storia cittadina e nazionale attraverso cimeli, documenti, quadri, manifesti, medaglie e oggetti legati ai protagonisti dell'epoca. La collezione, che include quasi settecento oggetti, è stata recuperata e arricchita grazie alle donazioni e al lavoro di storici come il professor Giuliano Lenci. Il museo ripercorrerà la storia di Padova dal 1797 alla Costituzione repubblicana del 1948, includendo momenti come la caduta della Repubblica Veneta, la Grande Guerra e la Resistenza. Sarà un museo civico che parlerà della storia locale ma sempre sullo scenario della storia nazionale.
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