No ALLE IMMAGINI del vicario di Cristo di fronte al tempio di Apollo. La guerra di religione in chiave contemporanea scoppia a Pompei a causa di un cartellone di circa dieci metri di altezza fatto collocare dal vescovo Carlo Liberati in piazza Esedra, davanti a uno degli ingressi agli scavi di Pompei. Una megalografia con l'immagine di papa Benedetto XVI, con scritte di benvenuto che serviranno nel giorno della visita del pontefice, fissata per il 19 ottobre. Monsignor Liberati mai avrebbe pensato di scatenare le proteste della soprintendenza. La letteraccia invece è arrivata, con due richieste. Primo: come ha potuto collocare il totem in area demaniale senza chiedere il permesso. Secondo: quel materiale deve essere rimosso immediatamente. Per il sovrintendente è un abuso, anche se pubblicizza nientemeno che l'erede di San Pietro in persona. Il pastore della città mariana e il tutore della città pagana difendono ciascuno la propria posizione. Il soprintendente archeologo Pietro Giovanni Guzzo sceglie il no comment ma conferma: ha inviato la lettera al prelato per chiedere la rimozione del tabellone. Dalla segreteria del vescovo Liberati fanno sapere che monsignore su questa storia ha deciso di non rilasciare dichiarazioni ma che, sebbene irritato, farà rimuovere il messaggio di benvenuto. Il cartello della discordia è proprio quello che si trova poco lontano dall'uscita dell'autostrada. Insomma, quello più rappresentativo. Perché il megaimpianto non è l'unico ma fa parte di una serie di cinque che sono stati dislocati in altrettanti punti della città. Due in prossimità delle uscite autostradali (Pompei est e ovest), uno in piazza Bartolo Longo, davanti al Santuario, uno alla stazione e uno in via Lepanto. E mentre il soprintendente reclama in punta di timbro e di diritto la sua Esedra liberata, spunta un retroscena che rimanda a un'altra guerra, quella tra il soprintendente e il commissario Renato Profili. Il vescovo durante un incontro con il prefetto aveva ottenuto il placet alle installazioni con ripetute offerte di collaborazione da parte del commissario. In fondo, si trattava di dare il benvenuto a un pontefice. Un evento non proprio comune sebbene neanche rarissimo a Pompei. L'ultima volta nel 2003, quando fu Giovanni Paolo li a raggiungere il Santuario mariano per la sua seconda e ultima visita. Era stato a Pompei 24 anni prima, nel 1979, un anno dopo la sua elezione al soglio di Pietro. Dunque, Profili avrebbe concesso, di slancio, l'autorizzazione al messaggio di accoglienza a Benedetto XVI. Ma, come si dice, verba volant. Gli scritti, quelli di Guzzo, invece restano. E la lettera spedita dal soprintendente parla chiaro. Nelle prossime ore Liberati rimuoverà il totem della discordia. Insomma, dopo l'ultimo scontro un cartellone in meno e una polemica in più. E l'ennesima conferma che dialogo, sinergia e collaborazione tra città vecchia e nuova a Pompei sono e restano una chimera. Un miracolo che non si compie, neppure a ogni visita di papa.