Dibattito. Gallerie e musei aperti il 4 ottobre: è la Giornata dedicata alle opere degli ultimi anni I critici: sperimentale, perciò difficile. Grazia Toderi: basta mega musei Londra puoi ottenere notizie dettagliate persino dai tassisti sulla Freize Art Fair, fissata dal 16 al 19 ottobre: opere di 150 gallerie da tutto il mondo esposte a Regent's Park, seminari pubblici (magari con Yoko Ono), proiezioni di videoarte. Arte contemporanea come attrazione per famiglie che così scoprono i nuovi talenti. In Italia non è così. Con estrema franchezza intellettuale, in un'intervista estiva, persino il ministro per i Beni e le attività culturali Sandro Bondi ha ammesso: «Faccio fatica a trovare segni di bellezza nell'arte contemporanea. Se visito una mostra faccio come molti, cioè fingo di capire. Ma sinceramente non capisco». Però i segnali di un'inversione di tendenza non mancano. Il 4 ottobre, sotto l'egida del ministro Bondi e della Direzione generale per la qualità e la tutela del Paesaggio e dell'Arte contemporanea, si terrà in tutta Italia la quarta edizione della Giornata del Contemporaneo: ingressi gratis, seminari, visite guidate, presentazioni di libri, conferenze, laboratori, dibattiti per «far capire» l'arte della nostra era. L'opera-manifesto 2008 è firmata da Paola Pivi. In tre edizioni le istituzioni culturali che hanno aderito all'iniziativa dell'Amaci (Associazione musei d'arte contemporanea, tutto su www.amaci.org) sono passate da 180 alle 800 di quest'anno tra gallerie nazionali, comunali e private locali. Un momento effervescente. A Palazzo Grassi di Venezia ci si accapiglia su «Italics» e per le scelte di Francesco Bonami. Intorno alla Gagosian di Roma si discute sui multipli di Georg Baselitz, dal 18 ottobre Capodimonte attende la retrospettiva della «Grande Signora» Louise Bourgeois, al Madre di Napoli dal 22 ottobre di ristudia Robert Rauschenberg, dal 16 ottobre a Roma al Palazzo delle Esposizioni splenderà la videoarte di Bill Viola. Dove affondano le radici del ritardo italiano? Spiega Gabriella Belli, responsabile del Mart di Rovereto e presidente dell'Amaci: «Nel dopoguerra, in Germania ma anche in Gran Bretagna, in Francia e negli Stati Uniti sono stati costruiti nuovi edifici per l'arte contemporanea proprio per sottolineare l'aver "girato pagina". Lì l'arte contemporanea è un tema popolare. Qui non è ancora entrata nel nostro statuto culturale diffuso. Abbiamo accumulato un distacco di vent'anni. Mancano la consuetudine, la familiarità. Ecco il perché di questa giornata. Ecco soprattutto il perché di Amaci, nata come rete di comunicazione per scambiare esperienze e offrire nuove opportunità di lavoro». Danilo Eccher, ex responsabile del Macro di Roma e a suo tempo «consacratore» di Vanessa Beecroft e Francesco Vezzoli, lo ammette: «L'arte contemporanea è di per sé sperimentale, figlia del nostro tempo, non assicura certezze né serenità. Quindi è amata dal pubblico più curioso capace di mettersi in discussione. Ma nella cultura anglosassone da tempo è un fenomeno radicato. Ora tocca all'Italia darsi servizi e didattiche adeguati. Un appuntamento come quello del 4 ottobre può aiutare il grande pubblico a compiere un salto culturale». E qual è il ruolo del critico? Per l'arte storicamente consolidata la qualità è quasi sempre un parametro condiviso. Nel contemporaneo? Risponde Achille Bonito Oliva: «Una opera dell'oggi è di qualità quando dimostra di interpretare lo spirito del tempo, di possedere una capacità profetica di anticipare le crisi e le evoluzioni. Faccio l'esempio della Transavanguardia, che mi riguarda. Capii che nella post-modernità il gesto più avanguardistico, dopo l'essersi affidati alla tecnologia e al linguaggio del video, sarebbe stato il ritorno alla pittura». Se dovesse spiegare perché l'arte di oggi va amata? «Direi che è un linguaggio destinato non solo al cervello ma all'impatto plurisensoriale, coinvolgente. L'arte dei nostri giorni va degustata in termini fisici». E cosa suggerirebbe a Bondi per risolvere il dilemma? «Di affidarsi alla sua sensibilità di poeta. Così non avrà più un atteggiamento precostituito». Ma parlare di arte contemporanea, in una stagione in cui Damien Hirst vende in due giorni di aste da Sotheby's a Londra ben 223 sue opere saltando il filtro dei galleristi e incassando 125 milioni di euro, significa anche discutere di alta finanza, mode, collezionisti miliardari. Un approccio detestato da Grazia Toderi, videoartista esposta in tutto il mondo, Leone d'Oro alla Biennale di Venezia 1999: «L'arte contemporanea non è solo scandalo, magari economico o sessuale. L'arte è vita, ricerca. Spesso bellezza e speranza. L'approccio eccessivamente spettacolare nasconde al grande pubblico l'essenza dell'arte dei nostri giorni». E poi Toderi apre un altro fronte: «La mano pubblica, fatta eccezione per esempi eccellenti come il Castello di Rivoli a Torino o il Mart di Rovereto, non produce programmi continuativi di informazione e di educazione verso le forme espressive dell'oggi. Ecco il perché di un difficile contatto. Si vive di propaganda, di annunci a effetto dispendiosi. Vedo cantieri faraonici che non si concludono mai». Parla del Maxxi di Roma firmato da Zaha Hadid? «Dico che è inutile costruire contenitori giganteschi se poi mancano fondi per acquistare opere e organizzare una adeguata programmazione. Anche questo allontana... Allora preferisco un capannone restaurato con tante opere». Ma perché convincere i visitatori comuni ad avvicinarsi al contemporaneo? Massimiliano Gioni, direttore degli eventi speciali del New Museum of Contemporary Art di New York, direttore artistico della Fondazione Trussardi, complice delle provocazioni di Maurizio Cattelan: «Lo dico soprattutto ai più giovani. Non partecipare all'arte contemporanea significa rischiare di perdere l'occasione di vivere la cronaca destinata a diventare storia». Ma come distinguere la qualità in un'opera dei nostri tempi? «Le migliori, per dirla un po' con Umberto Eco, sono le "opere aperte" che contengono una molteplicità di significati e di storie attraverso i quali è possibile comprendere il presente. C'è poi una qualità ottica oggettiva. Warhol ha prodotto bei quadri e brutti quadri. La differenza è evidente». Talvolta anche Andy sbadigliava.