«Una storia indecente fin dal suo inizio, dai tentativi del ministro Urbani di fare una riforma piena di contraddizioni fino alla nomina di Davide Croff, un ottimo bancario ma che non vedo cosa c'entri con la Biennale... ». I commenti di Massimo Cacciari, esponente della Margherita, seguono la discussione di ieri alla commissione cultura della camera sulla nomina di Davide Croff a presidente della Fondazione Biennale di Venezia. Sulla nomina i Ds non hanno espresso la loro indicazione di voto, seguiti da Vittorio Sgarbi. «Se fossi in Croff sbatterei la porta e me ne andrei, dopo essere stato trattato così, e con un curriculum da manager di livello internazionale come il suo» ha concluso Cacciari. «La questione Biennale è stata pensata male e gestita peggio dal ministro Urbani che non ha rispettato i patti sul decreto di riforma - ha detto il diessino Andrea Martella -La Biennale si trova in uno stato di incertezza, senza vertici e senza un euro in più. Non ci sono garanzie sul livello di autonomia. Croff è in un pasticcio...». Secondo indiscrezioni, la nomina di Croff sarebbe frutto di un accordo tra il sindaco di Venezia Paolo Costa che smentisce - con Urbani, che in cambio avrebbe ottenuto la nomina di Giancarlo Giannini a direttore della Mostra del cinema. Ma le cose non sono andate lisce. Il Lido sta ancora aspettando il suo direttore mentre i mesi passano e il festival rischia l'estinzione. In carica c'è ancora Moritz De Hadeln che ha accettato un contratto di tre mesi con la promessa di una improbabile riconferma. Inoltre, Croff ha già subito una bocciatura della commissione cultura del senato e ora aspetta in un dima di sfiducia il voto della camera mercoledì 11 febbraio.