Regione, nuovo allarme per i conti e alla porta bussano altri 800 precari Tecnici al lavoro per preparare il bilancio "Non è escluso un mutuo" In discussione la sorte di catalogatori e contrattisti della protezione civile Ha messo le mani avanti, Raffaele Lombardo. «Ci apprestiamo a chiedere nuovi sacrifici ai siciliani», ha detto il governatore giovedì sera, prima di tuffarsi in una riunione con i tecnici del Bilancio. Entro mercoledì la giunta dovrà varare la manovra più rigida degli ultimi anni: confermato il deficit tendenziale di due miliardi di euro indicato nel Dpef. E stavolta, sottolineano negli uffici di via Notarbartolo, non sono previste entrate straordinarie. Come i 950 milioni di proventi della valorizzazione del patrimonio immobiliare della Regione, messi in preventivo per il 2008 e mai incassati. Ora, lasticella del debito da colmare potrebbe essere posta più in basso, se la Sicilia riuscirà a coprire con fondi europei non utilizzati alcune spese attualmente a carico del bilancio regionale. È il meccanismo delle "risorse liberate", che potrebbe fruttare fino a 700 milioni di euro. Ma è un escamotage ancora da mettere a punto nei dettagli, che non servirà da solo a mettere un ponte sul baratro dei conti regionali. Ci sarà da tagliare, pesantemente. Dove? Lombardo si è limitato a dare qualche indicazione: listituzione di un unico fondo regionale per la promozione, una generale riduzione delle spese correnti, la riduzione degli stipendi per assessori e deputati (ma servirà una legge). «Importanti segnali da dare», fa sapere il presidente della Regione. E poi? I funzionari del dipartimento Bilancio, che stanno impiegando questo week-end per fare simulazioni sulle possibili riduzioni di spesa, giurano che non basteranno i colpi daccetta per far quadrare i conti. Non si potranno ridurre di molto le uscite per il personale regionale, lievitato a quota 21 mila dipendenti nellultimo anno. E alle porte, su questo fronte, cè un autunno caldo per Lombardo. A fine ottobre scadono i contratti dei circa cinquecento catalogatori. «Possono restare a carico del Por sino a dicembre - dice Romeo Palma, capo del dipartimento Beni culturali - Ma a partire dal 2009 questo personale passerà nei ruoli della "Beni culturali spa", come previsto dalla legge 24 del 2007. E ciò inciderà sulla spesa regionale per 13 milioni». Tema più caldo quello degli operatori della protezione civile regionale. Altra scadenza in vista: il 31 dicembre. Entro quella data il governo dovrà decidere cosa fare dei 384 dipendenti, di cui 123 dirigenti, assunti negli ultimi anni senza concorso. «Siamo stati autorizzati a proporre una norma per la stabilizzazione - dice Salvatore Cocina, capo della Protezione civile - Ma questa soluzione è residuale per ragioni politiche, vista la decisione di Lombardo di non fare nuove assunzioni. La proroga è lipotesi più probabile». Anche per evitare una pioggia di ricorsi. Costo di una proroga: 14 milioni 700 mila euro. Ecco perché, dopo una ricognizione sui tagli possibili, non è da escludere che lamministrazione decida di ricorrere a un nuovo mutuo a pareggio dei conti. Quello previsto nella Finanziaria 2008 - 771 milioni - non è ancora stato attivato. «Un mutuo? Vedremo, è una delle possibilità», afferma il ragioniere generale Enzo Emanuele. Lallarme nei conti risuona forte, in questi giorni. Anche perché è in bilico il patto di stabilità con lo Stato, come denunciato nei giorni scorsi dallex parlamentare del Pd Franco Piro. Per il 2007 la Regione siciliana è rientrata nei limiti previsti, ma solo grazie al crollo delle spese per investimenti, che sono passate da 4,1 miliardi di euro nel 2006 a 2,8 miliardi di euro nel 2007, mentre le spese correnti sono aumentate. Ora la Regione è di fronte a un paradosso: il possibile boom dei pagamenti per chiudere il Por rischia di far crescere la spesa oltre i tetti fissati dallo Stato. Lombardo ha scritto a Tremonti per chiedere, a nome anche delle altre Regioni, la possibilità che le uscite relative al Por vengano messe nella contabilità dellanno prossimo. Un rinvio, insomma. Ma non ha avuto ancora risposta. Se la Regione dovesse sottoscrivere il patto che in questo momento gli viene proposto dovrebbe rinunciare ai fondi di Agenda 2000. Se non lo facesse, incorrerebbe nel divieto di ricorrere per i prossimi anni allindebitamento. In questo caso, tanto per fare un esempio, non potrebbe neppure accendere il mutuo da 2 miliardi 800 milioni previsto dal pieno di rientro della Sanità.