IL DIBATTITO. ILLUSTRI STUDIOSI MODERATI DA RICCARDO CHIABERGE DEL «SOLE 24 ORE» PER UN INCONTRO ALLA FACOLTÀ DI ECONOMIA Meno investimenti statali, le donazioni unica salvezza Ma il confronto tra pubblico e privato non trova sbocchi La cultura è un costo o una risorsa? Croce e delizia dei tempi moderni, si dice spesso che darsi ad essa non paghi, quantomeno in termini economici. E per dibattere questo dilemma nell'ambito de «Lediecigiornate» la facoltà di Scienze Economiche di Brescia si è affidata a quattro esperti: il luminare di storia dell'arte Salvatore Settis della Normale di Pisa, Piero Gastaldo di Intesa San Paolo e Giuseppe Guzzenti della Fondazione Cariplo, moderati da Riccardo Chiaberge de Il Sole 24 Ore. Chiaberge vede la promozione della cultura come un fatto legato a qualcosa di ben più consistente di una mera valutazione economica: dovere costituzionale, che però in questi anni ha dovuto subire il ritiro sempre più evidente del contributo statale. Un depauperamento che si è accompagnato alla crescita dell'iniziativa privata, realizzata in sostanza con sponsorizzazioni e fondazioni che sostengano opere di restauro, studi, mostre. C'è tuttavia un forte squilibrio in questa dinamica: solo 27 sono i «big spenders» tra i protagonisti della promozione privata, e quasi tutti localizzati nel Nord Italia. A questo proposito il professor Settis pone la «vexata quaestio»: da un lato alcuni approvano un conservatorismo irremovibile che vorrebbe l'intervento del solo Stato nella conservazione artistica e storica, mentre dall' altro per molti la modernizzazione della cultura potrebbe passare solamente attraverso l'intervento salvifico dei privati. Il problema, dice Settis, è non-sense, e a questo punto sfata un mito americano: il Getty Museum, fondazione privata, investe in mostre per 250 milioni di dollari, e ne ricava a malapena una decina, mantenendosi grazie ad endowment (donazioni) di 7 miliardi di dollari. Piero Gastaldi, appoggiato da Giuseppe Guzzenti, rimarca che il problema non riguarda tanto la competizione tra due realtà, quanto la riflessione su un efficace piano di integrazione degli stessi, rispettando competenze ed autonomie, ma mirando ad un risultato che porti effettivo beneficio alla cultura. Settis tra l'altro aggiunge che lo Stato è tenuto ad assicurare una certa uguaglianza nella tutela del patrimonio, ma non per ingerenza assolutista, quanto perché erede di una tradizione risalente all'età municipale, quando la bellezza era supportata «per vantaggio dei forestieri ed onore dei cittadini», come ancora si può leggere nello statuto senese del 1340.M.E.L.