Cuma, ovvero la città dove otto secoli prima di Cristo, per opera di coloni provenienti dall'Eubea, isola greca del mar Egeo, nacque l'alfabeto che è stato poi usato dalle genti europee. Cuma, dove Dedalo, il padre di Icaro, fuggito dal Labirinto di Cnosso con ali saldate al corpo mediante la cera, costruì e dedicò al dio Apollo - come dice il poeta Virgilio - un tempo con le porte d'oro. Ma anche Cuma, la più antica colonia greca d'Occidente, fondata, secondo lo storico Strabone, da Ippocle di Cuma e Megastene di Calcide. E, Cuma da cui nacque quella che prima di essere Neapolis, Napoli, fu Partenope e poi Palepolis. Cuma e il suo territorio saranno il tema centrale delle discussioni su cui si svilupperà, a Taranto, da domani al primo ottobre, il quarantottesimo «Convegno internazionale di Studi sulla Magna Graecia». La presentazione nella sala della giunta al Comune di Pozzuoli e l'annuncio che negli ultimi due giorni i convegnisti si sposteranno in Campania per un sopralluogo alla città antica e al Museo dei Campi Flegrei, nel Castello di Baia. Dunque, una serie di incontri e relazioni che si annuncia particolarmente interessante vista la partecipazione massiccia dei massimi studiosi dell'area della Magna Grecia stranieri, tra cui Irene Lemos, del «Merton College» di Oxford, Cristophe Morhange, Michel Bats e Lise Stefanik, dall'ateneo francese di Aix en Provence, e Jean Pierre Brun, del «Centre Jean Bérard» di Napoli. Oltre naturalmente agli specialisti italiani: Giovanna Greco e Carlo Gasparri, della «Federico II», Marco Giglio, de «l'Orientale» di Napoli, Paolo Caputo e Paola Miniero della Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei, Fausto Zevi, de «La Sapienza» di Roma, e ai Soprintendenti: Giuseppe Andreassi (Puglia), Caterina Greco (Basilicata e Calabria), Pier Giovanni Guzzo (Napoli e Pompei), Maria Luisa Nava (Salerno e Avellino), Mario Pagano (Caserta e Benevento). «Su Cuma - rivela il professor Antonio Stazio, da anni vera e propria anima degli incontri e tra i relatori alla presentazione puteolana delle giornate di Taranto - si può dire di tutto e di più: è uno sito archeologico unico sul quale da anni si sta lavorando e dal quale stanno giungendo dati di rilevante importanza». Nell'area della città, difatti, indagano, sotto la supervisione della Soprintendenza archeologica di Napoli-Pompei, ben tre atenei: l'università «Federico II», l'Istituto «L'Orientale» e il «Centre Jean Bérard» di Napoli. Le maggiori scoperte si sono verificate nell'area del Foro di Cuma e nella necropoli presso la laguna di Licola. Tra i materiali recuperati, ci sono statue (un'Afrodite, una statua di Marte), un portico, un mausoleo con recinto funerario, elementi di pavimenti mosaicati. Insomma, il convegno su Cuma darà risposte di grande valenza su un'area mai troppo indagata da un secolo a oggi.