Lex ministro della Funzione Pubblica: stiamo parlando di terzo settore, le fondazioni non si possono sostituire al primo e al secondo "Il nostro sistema è simile a quello americano con gli enti terza gamba dello sviluppo" "Il terzo valico ferroviario potrebbe rientrare fra le opere da sostenere" «Investire le risorse delle fondazioni nella infrastrutture? Legittimo, purché non diventi lintervento preponderante e purché lopera abbia effettivamente bisogno di un terzo sostegno, oltre a quello pubblico e privato. Da questo punto di vista, intervenire nel terzo valico potrebbe avere la sua logica». Franco Bassanini, ex ministro, deputato e senatore, ma soprattutto primo politico a tentare una vera riforma della macchina pubblica, oggi presiede "Astrid", un centro politico e culturale (oggi si dice "think thank") specializzato nello studio delle riforme istituzionali e amministrative. A lui il tema delle fondazioni bancarie, oltre che caro, è noto, per averlo studiato e approfondito ripetutamente ed essersi confrontato con Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale e uno dei massimi costituzionalisti italiani. Professor Bassanini, la Fondazione Carige intende investire nelle infrastrutture. Che ne pensa? «Penso che sia pienamente legittimo, le infrastrutture sono uno dei settori in cui questi enti possono intervenire. A una condizione precisa, però». Quale? «Che lintervento non sia concepito come supplenza o sostituzione del pubblico. Stiamo parlando di terzo settore. Prima ce ne sono altri due, stato e privati. Quello delle fondazioni, infatti, è un ruolo di collaborazione, di integrazione delle esigenze di un territorio. Anche per questo i settori in cui possono intervenire sono numerosi». Non cè il rischio che con le infrastrutture si possa uscire un po dalla "mission" di un ente chiamato a erogare su esigenze quali il sociale, la sanità, la cultura? «Le fondazioni sono libere di fare le proprie scelte. E un fatto però che se si decide di intervenire nelle infrastrutture ci si deve confrontare con dimensioni finanziarie significative, molto di più rispetto a interventi nella ricerca, nella formazione o anche nei beni culturali». E quindi? «Io ritengo che se si verificasse che il 95 per cento delle erogazioni finissero lì, allora verrebbe meno il ruolo stesso di questi enti. Vede, per una serie di situazioni del tutto casuali, di giochi di sponda, che né Amato né Ciampi avrebbero potuto ipotizzare quando si occuparono della materia, il sistema della fondazioni italiane è quello più simile in Europa al modello americano. Qui questo storico istituto pubblico voluto da Crispi e che Zagrebelsky giustamente chiama organizzazioni di libertà sociali, è di fatto la terza gamba dello sviluppo e della crescita del Paese». Anche il ministro Tremonti se nera occupato con una volontà di riforma poi irrealizzata. «Ma guardi che Tremonti aveva ben colto lo spirito delle fondazioni. Semplificando, lui dice una cosa chiara: tutto in questo momento è sotto stress, con le fondazioni si possono risolvere i problemi». Condivide? «Forse un po esagera e io ricordo di averlo fatto arrabbiare. Il suo ragionamento - gli dissi - è simile a chi sostiene che con il fotovoltaico si può risolvere il problema dellapprovvigionamento energetico. E utilissimo, ma può coprire un decimo delle esigenze». Lo stesso ragionamento può valere per le fondazioni nelle grandi opere, quindi? «Direi di sì, è legittimo scegliere dove investire, anche se a mio avviso diventa importante valutare le singole opere». Facciamo qualche esempio? «Ne ho parlato di recente con il presidente della fondazioni bancarie Guzzetti: sarei contrario a interventi delle fondazioni in opere che si vogliono realizzare con il project financing come la Bre-Be-Mi (Brescia-Bergamo-Milano). In Lombardia, al fianco del pubblico servono solo capitali privati, perché ci si aspetta un ritorno cospicuo dellinvestimento. Altre infrastrutture non hanno un ritorno rapido degli investimenti e quindi non sono appetibili. E qui che le fondazioni possono andare». Sa che sta esattamente parlando del terzo valico? «Sì, lo conosco bene. Sono stato a Genova lanno scorso a un convegno sulle fondazioni. Per tre quarti si è parlato di terzo valico». Vedrebbe bene un intervento delle fondazioni in questa opera? «Come dire, "si vera sunt exposita", direi che può avere una sua logica. A Genova siamo di fronte a una vera e propria strozzatura, un collo di bottiglia che si riflette su tutto quanto attorno. Continuo a trovare paradossale che gran parte delle merci in arrivo dallOriente vadano nei porti del Nord Europa per poi arrivare fino a Lione, Monaco o addirittura Milano. Genova e Trieste sono molto più vicine. Ricordo di averne parlato subito con Prodi, al mio ritorno a Roma. Ma lopera, se non sbaglio, deve ancora partire».
GENOVA - FONDAZIONI: Bassanini: "Infrastrutture? Scelta legittima ma non diventi la missione principale"
Il ministro della Funzione Pubblica sostiene che le fondazioni non possono sostituire il pubblico e il privato, ma possono collaborare e integrare le esigenze di un territorio. Secondo di lui, investire le risorse delle fondazioni nelle infrastrutture è legittimo, purché non diventi un intervento preponderante e purché lopera abbia effettivamente bisogno di un terzo sostegno, oltre a quello pubblico e privato. Il ministro sostiene che le infrastrutture sono uno dei settori in cui questi enti possono intervenire, ma che il loro ruolo deve essere chiaro: collaborare e integrare le esigenze di un territorio, non sostituire il pubblico e il privato.
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