Il Centro Terragni è fallito, nel silenzio delle istituzioni, nessuno si cura delle opere del Ventennio Chi ce l'ha, non solo se lo tiene stretto, ma cerca anche di promuoverlo e farlo conoscere a tutta Italia, all'Europa, al mondo. Il Razionalismo, la corrente culturale che ha caratterizzato il Ventennio, ha lasciato ampie testimonianze di sé, con grandi capolavori d'architettura a Varese, Latina, Alghero, Arborea, Predappio, Torviscosa e Tresigallo. Non è un caso se queste città hanno messo a punto strategie di valorizzazione di tale patrimonio. Proprio oggi firmeranno l'alleanza delle "Città di fondazione", esclusa Varese che per conto suo sta pensando alla valorizzazione di alcune attrattive razionaliste, come l'edificio delle Poste e la torre di piazza Monte Grappa. Ma Como, la città dove il razionalismo ha lasciato le impronte più profonde, tanto esemplificative da comparire in tutti i manuali di storia dell'arte, sembra essersi dimenticata del patrimonio culturale che ha esaltato il Fascismo. Palazzo Terragni (conosciuto anche come Casa del Fascio) è chiuso ai visitatori poiché adibito a sede della Guardia di finanza. Poco distante, a due passi dal lago, c'è lo stadio Sinigaglia, altro esempio di architettura razionalista, ridotto all'ombra di se stesso dopo una serie di interventi edilizi. Da lì a una manciata di metri si erge imponente il Monumento ai Caduti, costruito su progetto dell'archietetto Antonio Sant'Elia: writers e vagabondi ne insozzano muri e gradinate. Non c'è che dire, il Razionalismo a Como non sembra tenuto in gran conto. Basta pensare che il Centro Studi Terragni, la cui funzione era quella di tutelare, promuovere, diffondere e gestire l'archivio di foto, schizzi e progetti di Giuseppe Terragni, l'architetto simbolo del Ventennio, ha chiuso i battenti da alcuni mesi nella quasi totale indifferenza della città e dell'amministrazione comunale. Il motivo della chiusura? Mancanza di fondi. L'ex presidente del centro, Lorenzo Spallino, tra sconforto e indignazione parla di Como come un caso più unico che raro: «Terragni è un mito per canadesi, americani e giapponesi. Paradossalmente, sono più note le sue opere che si trovano a Roma mentre quelle di Como non sono mai state valorizzate come meriterebbero, sebbene siano il massimo esempio della sua produzione. La Casa del Fascio non è nemmeno accessibile al pubblico.E purtroppo il nostro Centro Studi ha dovuto chiudere, nonostante i numerosi appelli all'amministrazione comunale». Dal Comune rispediscono le accuse al mittente. Per primo è il sindaco di Como, Stefano Bruni, a parlare di Terragni e del Razionalismo come «una delle cose straordinarie che abbiamo». «Nessuno si è dimenticato del Razionalismo - aggiunge Bruni - e l'incoming turistico ci dimostra come e quanto Como sia conosciuta per questo tipo di patrimonio storico-culturale. Ma si può fare e si deve fare di più per promuoverlo». Gli fa eco l'assessore alla Cultura, Sergio Gaddi: «Uno degli obiettivi principali, ora, deve essere la restituzione della Casa del fascio al pubblico entro l'Expo 2015. Questo vuol dire trasferire la sede della Guardia di finanza, per far sì che la Casa diventi museo di se stessa. I costi sarebbero ridotti perché non verrebbe usata come spazio espositivo. Sarebbe un semplice monumento, aperto ai visitatori».
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Il Centro Terragni, un'istituzione che tutelava e promuoveva l'architettura razionalista di Giuseppe Terragni, è fallito a Como. La città sembra aver dimenticato il patrimonio culturale del Ventennio, con la chiusura del Centro Studi Terragni e la mancanza di valorizzazione delle opere di Terragni. Il sindaco di Como, Stefano Bruni, afferma che il Razionalismo non è stato dimenticato, ma che si deve fare di più per promuoverlo. L'assessore alla Cultura, Sergio Gaddi, propone di trasferire la sede della Guardia di finanza dalla Casa del Fascio, per farla diventare un museo.
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