A San Francisco la nuova sede dell'Academy of Sciences: sul tetto c'è un bosco e dentro 20 milioni di specie. L'architetto italiano: "I visitatori come Robinson Crusoe, scoprono un mondo che non hanno mai visto" Una singolare coincidenza che il museo più «verde» mai progettato venga inaugurato proprio adesso in America. Cioè a un mese dalle elezioni che segneranno la fine dell'èra Bush e quindi la fine del negazionismo con cui la nazione più ricca ha rifiutato di affrontare l'emergenza del cambiamento climatico. Renzo Piano riconosce che a volte la fortuna lo ha accompagnato: come quando vide la luce il suo Beaubourg negli anni Settanta, «proprio mentre nasceva il bisogno di cambiare l'idea di museo», e quel Centre Pompidou di Parigi segnò lo spirito del suo tempo. Piano è a San Francisco per inaugurare la sua ultima creazione: la nuova sede della California Academy of Sciences. Anche quest'opera è una pietra miliare. Stravolge l'immagine di tanti musei di scienze naturali: luoghi spesso oscuri, che intimidiscono. La visita a questa accademia delle scienze invece è un'esperienza solare, luminosa, visionaria. Le ricchezze naturali del pianeta sono condensate in un solo edificio, l'unico luogo al mondo che offre nello stesso spazio un acquario, un planetario, un museo di storia naturale, e infine lo spaesamento esotico del viaggio dentro una immensa «sfera» di autentica foresta tropicale (rainforest amazzonica). Tutto sotto lo stesso tetto: e che tetto! Il senso di leggerezza e trasparenza che pervade l'edificio è dato dalla sua fusione armoniosa nell'ambiente che lo circonda, il Golden Gate Park. Per questo il tetto è decisivo: è una continuazione del parco stesso, è un terreno ondulato su cui cresce una fitta vegetazione, presto un bosco. E' questo manto verde dal profilo collinare una delle innovazioni più avvincenti, per cui il museo si mimetizza e si lascia abbracciare dal bellissimo parco che lo circonda. In realtà il tetto restituisce al parco un'identità originaria, primitiva: perché ricostruisce la flora della California come era oltre duecento anni fa, prima della conquista del West, prima che i parchi fossero invasi da piante d'importazione come le palme o gli eucalipti. In quanto alle simpatiche «bombature» del tetto, è per puro caso che sembrano fare il verso alle colline di San Francisco: in realtà nascono da un'esigenza pratica,fare posto alla «bolla» di foresta amazzonica ricreata lì sotto. «Non ho inventato nulla di nuovo - dice Piano - quel tetto vivo, animato, che respira e dialoga con la natura circostante, l'ho ripreso da tradizioni antichissime delle nostre campagne, delle nostre montagne. La massa di terra e lo strato di vegetazione sopra i tetti di notte accumula umidità, diventa un isolante termico quando arriva il sole e il calore del giorno». Come la data dell'inaugurazione così vicina al cambio della presidenza americana, anche il luogo ha una potenza simbolica irresistibile. Il parco del Golden Gate ospitò il Summer of Love del 1967, la nascita del movimento hippy, nella stessa città protagonista delle battaglie studentesche contro la guerra del Vietnam (il Free Speech movement di Berkeley). E questa terra è la culla dell'ambientalismo. Qui lo scienzato-militante John Muir nell'Ottocento lanciò la campagna per la creazione e protezione dei parchi naturali. Qui negli anni Sessanta nacquero le prime vere battaglie verdi, per limitare l'inquinamento delle automobili, che fecero scuola nel mondo intero. Piano sa di esibirsi davanti al pubblico più esigente del mondo: «Ricreare il museo di scienze naturali proprio qui a San Francisco, è come per un tenore affrontare la prima alla Scala». Questo progetto è stato voluto fortissimamente dalla città, e in tempi record, dopo che la sede precedente della California Academy era stata danneggiata irrimediabilmente dal terremoto dell'89. L'accademia delle scienze è un'istituzione amata nella Baia, con una storia antica, gloriosa ed anche curiosa. Nel 1850 nacque prima di tutto sotto la forma di un veliero: nella buona stagione navigava alle isole Galapagos per raccogliere specie rare; d'inverno attraccava nel porto di San Francisco e diventava un'esposizione galleggiante. Tuttora il termine «museo» sta stretto a questo luogo, che resta un'istituzione dedicata anche alla ricerca, un polo scientifico di livello mondiale con centinaia di scienziati e ricercatori a tempo pieno. «Qui ho conosciuto gente straordinaria - racconta Piano - ho lavorato ai confini tra il mio mestiere d'architetto e il mondo delle scienze naturali. Ho dovuto ascoltarli molto, osservare il loro lavoro, lasciarmi guidare dall'ambiente che mi circonda. Sono venuto qui nudo, senza preconcetti, rispettando il regno di questo parco, la storia di questi luoghi, la cultura politica di questo angolo di California così civile e avanzato». L'emozione della sua scoperta ha voluto trasmetterla al pubblico dei visitatori. «Chi entra nell'accademia delle scienze diventa Robinson Crusoe, scopre il mondo come se fosse lui il primo abitante di questo pianeta. Ci sono 20 milioni di specie animali e vegetali in questo museo, eppure sono appena il 5 delle specie viventi». La natura è sovrana, protagonista assoluta di questa creazione, l'edificio la ospita e si lascia plasmare, la sua leggerezza lo rende etereo, quasi invisibile. «L'architettura - dice Piano - deve dare forma ai nostri desideri. E' una disciplina concreta, pragmatica, ma se non sa interpretare i sogni dell'umanità, allora è destinata a fallire. Questo edificio nella sua esilità racconta il tema dominante del XXI secolo: la terra è fragile, il mondo è in pericolo, l'architettura deve cimentarsi con questo problema, deve assumersi le sue responsabilità. Questo luogo avrà tre milioni di visitatori ogni anno. Deve aiutarli a osservare la terra nelle sue pieghe più nascoste, celebrarne la fragilità». Le sfide tecniche sono state formidabili, per riuscire a costruire un complesso che si avvicina all'obiettivo ideale di «zero emissioni». «Ce l'abbiamo messa tutta, davvero, ogni particolare è frutto di sforzi immensi per risparmiare energia, rispettare l'ambiente,evitare ogni inquinamento. Questo non è un omaggio superficiale a un'ideologia, a una moda del momento». Il tetto è coperto di centomila microcristalli sensori che captano l'energia solare, le cellule fotovoltaiche di nuova generazione. L'aria condizionata è stata abolita del tutto: si sfruttano i capricci del clima di San Francisco, dalle nebbie estive ai venti dell'oceano, per un condizionamento naturale che entra dalle finestre. Il tetto che sembra volare sul terreno è una membrana che respira. Ci hanno piantato un milione e mezzo di pianticelle, graminacee autoctone scelte perché non richiedono alcuna irrigazione. Le strutture in acciaio usano metallo riciclato al 95. L'isolamento termico è costruito coi cascami di lanugine che sono gli scarti dei blue jeans: un altro omaggio alla storia di San Francisco, dove nacque la Levi's. «E per finire bisognava che questo organismo vivente fosse pronto a muoversi costantemente con la terra che trema, in una delle zone più sismiche del pianeta». Domani Piano rivela a San Francisco, alla California e al mondo il suo nuovo prodigio: si vede che è una creatura nata dall'amore.