A colloquio con Luigi Centola che ha vinto la sezione europea degli Holcim Awards per l'edilizia sostenibile. Ha preso in considerazione quattro aree d'Italia, degradate e inquinate Riciclare è la parola d'ordine: e si scopre che tra gli scarti dell'industrializzazione da sottoporre a quest'opera non ci sono solo lattine e cartacce, ma intere porzioni di territorio. Questo è il messaggio che informa il progetto Scarcoast(s), ovvero "Paesaggi costieri sfigurati. Bonifica dei waterfront e tutela della salute dei cittadini" con cui Luigi Centola ha vinto per la seconda volta consecutiva la sezione europea degli Holcim Awards per la promozione dell'edilizia sostenibile. «Il nostro approccio - spiega Centola, che ieri ha ritirato il premio a Madrid - non è quello che si segue di solito per le zone costiere italiane, soprattutto al Sud. Abbiamo preso in considerazione quattro aree degradate e inquinate (dei 54 siti di interesse nazionale inseriti nei programmi di bonifica del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare): Napoli Est, Portovesme in Sardegna, l'area di Milazzo in Sicilia e le Saline Joniche in Calabria. Delle prime due ho sviluppato personalmente il piano; entro una strategia comune, per la terza l'elaborazione specifica è stata compiuta dal gruppo Raimondo Lucchesi Trinaglia e per la quarta dal gruppo Sud'arc-h. Abbiamo studiato le condizioni delle aree, anzitutto per avere chiare le cause del degrado, poi per individuare le possibilità di trasformazione, conservando il conservabile e riportando alla luce potenzialità nascoste». Concretamente che vuol dire? «Prendiamo Napoli Est, una zona in cui gli impianti industriali si alternano a discariche a cielo aperto, abusivismo edilizio residenziale, fabbriche dismesse, tra decine di silos in una zona attraversata da ferrovia, oleodotto, viadotti autostradali. In quest'area di circa 750 ettari, accanto alle attività industriali si svolgono anche traffici illegali. L'inquinamento ambientale è impressionante, ma vi vivono e lavorano oltre 200 mila cittadini, che dipendono dalle lavorazioni espletate in impianti spesso obsoleti e ovviamente non desiderano che le attività industriali cessino, anche se soffrono le conseguenze dei vari idrocarburi, metalli pesanti e altri inquinanti che sono fonte di diverse malattie, dai tumori alle malformazioni neonatali. Il nostro progetto parte dal breve corso d'acqua che attraversa l'area, il Sebeto, che alla foce si biforca a "ipsilon". Il fiume oggi è scomparso nella congerie disordinata di impianti e infrastrutture: lo abbiamo ridisegnato per farlo riemergere, sanarne le acque e realizzare al suo intorno un parco, che diventi elemento irraggiante per la valorizzazione del paesaggio. L'area, che ha un alto valore commerciale, potrà essere riabitata con edilizia energy-saving e con insediamenti industriali che garantiscano il mantenimento dei posti di lavoro: ma in condizioni sanitarie accettabili». Non un intervento propriamente architettonico... «Abbiamo formulato un "masterplan" che implica un approccio globale, in cui programmazione economica, ingegneria ambientale, botanica e architettura vanno assieme. Lo stesso vale per Portovesme in Sardegna: vastissima area industriale, principale centro di produzione dell'alluminio. In migliaia lavorano nei capannoni industriali sparsi nella zona, oggi nota come la più inquinata dell'isola, per i fanghi rossi che risultano dai metalli pesanti di scarto. Poiché vi sono sistemi per il risanamento di questi fanghi, la proposta prevede una riconversione progressiva dell'attività produttiva, e il ripristino della qualità ambientale. A Milazzo il progetto ipotizza la trasformazione della raffineria in parco urbano, che acquisisca valore paesaggistico e turistico. Simile l'approccio alle Saline foniche, area dove è stato realizzato uno zuccherificio mai entrato in funzione e ora si dibatte sulla costruzione di una centrale elettrotermica a carbone». Tali progetti sono concordati con le Amministrazioni locali? «Sono realizzati su base volontaria e messi a disposizione di chi, ente pubblico eo privato voglia farsene promotore. Il premio ricevuto è una conferma della qualità e attuabilitàdi tali progetti». La promozione del turismo è al centro delle vostre proposte? «Solo in parte: il turismo è un'attività stagionale, non può sostituirsi alle imprese produttive. Per Portovesme per esempio, prevediamo l'apertura di attività "pulite": dalla ricerca tecnologica a imprese fotovoltaiche, bioplastiche, bioenergetiche...» Quando si parla di "waterfront" si pensa agli ecomostri tipo l'albergo Fuenti o Punta Perotti... «Il Fuenti è stato abbattuto anni fa e da allora la cicatrice è rimasta tale: tante discussioni, ma non s'è fatto nulla. Avrebbe potuto essere riciclato; per esempio, opportunamente ricoperto di piante, così da acquisire nuovo valore paesistico, divenire la sede di un centro di ricerca sulla biologia marina. Il caso di Punta Perotti mi sembra più problematico. In generale, forse l'abbattimento degli ecomostri è stato considerato uno spettacolo a uso politico propagandistico. Invece il loro riciclaggio per fini socialmente utili, tramite opportuni interventi architettonici con valore estetico, a volte potrebbe essere preferibile. Nel Cilento ci sono molti casi di abusivismo che potrebbero essere recuperati e sanati a vantaggio della comunità». «Tra i siti sul mare di interesse nazionale abbiamo individuato Napoli Est, Portovesme in Sardegna, Milazzo in Sicilia e le Saline Joniche in Calabria» Architettura per vivere Gli Holci n Awards sono volti alla promozione dell'edilizia sostenibile nel mondo. Il primo ciclo si è svolto nel 200506: vi hanno partecipato oltre 3000 progetti da 120 Paesi. Sono gestiti dalla Fondazione Holcim, che è finanziata dall'omonimo produttore di cemento, uno dei maggiori del mondo, ma statutariamente indipendente dall'attività commerciale del finanziatore. La dotazione finanziaria è la maggiore al mondo per un premio di architettura: due milioni di dollari. Questi vengono distribuiti tra un premio mondiale e cinque premi regionali. La candidature sono valutate da una giuria internazionale composta da professionisti e accademici di tutti i continenti sulla base di cinque criteri: qualità ecologica e risparmio energetico, compatibilità economica, equità sociale, impatto estetico, cambiamento radicale e trasferibililità.