Il degrado e le denuncia «L'Ottagono è un simbolo, ma per difenderlo servono le idee» «Expo, si pensa solo al cemento. Glisenti? E' romano, non ragiona da milanese» L'ex presidente della Regione: una città vive di luoghi simbolo. Così come è ora, la Galleria non è simbolica di nulla «È un organo atrofizzato». La Galleria, il cuore del cuore di Milano? «Senza funzione, un organo si atrofizza. È quel che è accaduto alla Galleria». Migliaia di persone la attraversano ogni giorno, non sembra un luogo morto. «Ma questo Comune non si è mai chiesto cosa sia oggi la Galleria per Milano. L'amministrazione non lo sa». Per questo la struttura si degrada? «Senza un progetto e senza un'idea, non può esserci gestione, né conservazione». Piero Bassetti, primo presidente della Regione, è considerato uno dei grandi saggi della politica milanese. Racconta che già negli anni Sessanta, da assessore a Palazzo Marino, «si intravedevano i segni della decadenza». E oggi? «Siamo arrivati a uno sfasamento irrecuperabile tra la reale dimensione della città e la sua amministrazione». Cosa rappresentava quarant'anni fa la Galleria? «Un patrimonio immobiliare del Comune dedicato ai partiti e alle associazioni. C'era un'idea e un progetto. Oggi tutto è cambiato, ma Palazzo Marino non l'ha capito». Come fa un monumento a conservare la sua vita? «La Milano di Mengoni (progettista della Galleria, ndr) sapeva dove andava e quel che voleva. Quell'architettura era davvero simbolica, quindi vitale». Come è cambiata? «Così come è adesso, La Galleria non è simbolica di nulla. Non è rappresentativa. Un Comune che non ha un progetto non può immaginare un simbolo». Cosa dovrebbe rappresentare? «Solo un esempio: dovrebbe ospitare un centro per l'educazione e l'informazione degli immigrati, una struttura d'élite. Nessuno ci pensa, perché nessuno si chiede come sia cambiata la città». Forse Milano è troppo concentrata sull'Expo? «Ma la prospettiva, o peggio la mancanza di prospettiva, è identica». Il 2015 viene annunciato come un'occasione di grande rinnovamento. «Questa amministrazione sembra non aver capito che l'Expo non è un problema di aree da assegnare o da edificare. E un un problema di idee». Mancano? «Avete mai sentito qualcuno farsi la domanda: "Cosa intende proporre Milano al mondo in relazione al tema dell'Expo? (nutrire il pianeta, ndr)"» . Il dibattito sembra concentrato su altro. «La sfida del 2015 non consiste nel costruire quattro palazzi e un Naviglio falso. Qui invece sembra che sia solo un problema di stabili, di chi li costruisce e di chi ci guadagna». Molte discussioni ruotano intorno al braccio destro del sindaco, Paolo Glisenti. «Glisenti è un romano al cento per cento, è intelligente e preparato, ma non credo che abbia la sensibilità per Milano. Prima di gestire un progetto bisogna interpretarlo, farlo proprio». È un altro esempio di sfasamento? «Siamo sempre lì, se non si capisce qual è il progetto politico ampio, quali sono le esigenze della città e come si trasformano, è impossibile anche rappresentare le eccellenze di Milano». Nei giorni scorsi Armani ha criticato il «mortorio» del centro. «Oggi in via Spiga si comprano vestiti. Niente più. Montenapoleone è un deserto, anche se è espressione della moda, che rende Milano famosa nel mondo. E una mastodontica contraddizione, e mi chiedo: cosa è lì a fare un vero sindaco se non tenta di; risolverla?». La storia. I lavori per la costruzione della Galleria iniziarono nel 1864 su progetto dell'architetto Giuseppe Mengoni: "il salotto di Milano» fu inaugurato nel 1878 Lo scandalo. Oggi in Galleria Vittorio Emanuele ci sono case vuote da dieci anni, almeno 35 appartamenti; sottotetti abbandonati e cataste di rifiuti. Il Pd ha presentato un'interrogazione in consiglio comunale