Biglietti d'ingresso, i gadget e i libri non bastano per far quadrare i bilanci. Il Consorzio Camù gestisce quattro musei e le torri di Cagliari, organizza mostre ed eventi. Conta una trentina di dipendenti con diverse specializzazioni. Tutti a rischio, come i colleghi delle cooperative. «Siamo sulla stessa barca» dice il presidente Fabrizio Frongia: «La Regione garantisce il 40 per cento del bilancio, il Comune un altro 40 per cento e il resto arriva dai biglietti. Ma certo i beni culturali non sono un business. Senza l'intervento pubblico si chiuderebbe». LA REALTÀ DI TETI Vivono col fiato sospeso, come sempre. Vita da precari: a Cagliari come a Teti, piccolo paese del Mandrolisai. La società Su Nuraghe gestisce il museo comprensoriale e l'area del villaggio-santuario di Abini, uno dei luoghi magici dell'età nuragica. Il sito ha restituito una grande quantità di reperti con alcuni dei più famosi bronzetti. Gian Paolo Porcu, 44 anni, due figlie, da vent'anni precario. Gestisce museo e sito insieme a un socio. «Sì, siamo solo in due e tiriamo avanti anno dopo anno nell'incertezza più assoluta. Nel 2007 abbiamo avuto circa settemila visitatori, non sono pochi per un piccolo paese fuori dagli itinerari turistici della costa. Eppure siamo una realtà che tutti ci invidiamo». Il timore è di restare senza stipendio - come è già capitato più volte - sino alla prossima proroga del finanziamento. «Ma ancora peggio - dice Porcu - è la prospettiva di una legge che preveda una gara d'appalto senza garanzie per chi, come noi, ha speso una vita tra le roccie di Abini». IL SINDACATO I sindacati sollecitano un forte intervento politico per definire una situazione ormai drammatica. Oltre la Cgil, ieri si è schierata la Cisl funzione pubblica. Con un documento denuncia i gravi ritardi della riforma. «Il nostro auspicio - sostiene Davide Paderi - era quello di una riforma che valorizzasse il patrimonio e l'esperienza degli operatori e si creasse un modello incardinato nelle logiche dello sviluppo territoriale. Tutto questo in un quadro di razionalizzazione su scala territoriale e non di accentramento regionale con l'attuale mortificazione e precarizzazione del lavoro». Ma oggi la riforma è ancora in mezzo al guado» aggiunge Paderi: «Non possono essere gli operatori delle cooperative a pagare sulla loro pelle l'indecisione e la poca chiarezza della Giunta, considerato che sono da mesi senza stipendio e non ci sono ancora risposte». La Cisl lancia un appello perché si apra al più presto un tavolo di concertazione con gli enti locali e gli operatori del settore. «La Giunta - conclude Paderi - deve ripensare le sue decisioni solitarie e ammettere i diversi errori che hanno prodotto finora solo confusione e proteste dalle realtà locali».