PARIGI Forse per destino, o autolesionismo, la cultura italiana in Francia è occasione di polemiche più che di ammirazione. Questa non manca, come non mancano curiosità e amore per il nostro Paese, a volte espliciti, a volte orgogliosamente sommessi, secondo costume francese. Ma fanno più notizia e hanno spazio sulle colonne di Le Monde o Liberation feroci diatribe fra intellettuali divisi dal «berlusconismo» l'ultima fra Antonio Tabucchi e Giuliano Ferrara o immagini stereotipate, in parte fondate, come lo sono all'origine i luoghi comuni. Chi vive a Parigi avverte limiti e vizi della conoscenza superficiale: paradossali, date le storiche contiguità umanistiche e affinità fra i due Paesi. Colpa anche nostra, probabilmente, se non riusciamo a comunicare un messaggio più autentico e a coordinare in un progetto ambizioso vari enti e istituzioni che peraltro operano con scarsi mezzi. Bastino due esempi: l'inesistenza, in una delle più importanti capitali d'Europa, di un liceo classico pubblico e la presenza di due sole volontaristiche librerie italiane. Non si va lontano con kermesse di prestigio ma occasionali, assaggi di parmigiano e cartoline turistiche. L'ultima polemica, con ulteriore ricaduta di sospetti e disagio, colpisce l'Istituto italiano di cultura e il suo nuovo direttore, Giorgio Ferrara, fratello di Giuliano e pertanto accompagnato da riserve prima ancora di cominciare a lavorare. «L'Istituto diventerà uno strumento al servizio della politica di Berlusconi?» si è chiesto nei giorni scorsi Le Monde. Il cognome («Voglio bene a mio fratello, ma sono anche figlio di Maurizio, uno dei grandi dirigenti del Pci») non aiuta Giorgio Ferrara e nemmeno lo agevolano i precedenti all'Istituto. Guido Davico Donino, critico e letterato di chiara fama, ha lasciato il posto, non sentendosi «in sintonia» con le linee culturali del governo: dimissioni in sordina, secondo lo stile riservato e ironico del personaggio, ma sofferte. Dopo pochi giorni di attività (è stato nominato in novembre), Ferrara si è attirato insinuazioni e accuse sui giornali per la decisione di sospendere i corsi di lingua italiana fino a ottobre. Un gesto motivato da complicate esigenze di burocrazia e legge (i corsi erano «appaltati» a un'associazione di professori che hanno rescisso il contratto) che hanno scatenato le proteste di molti degli oltre 800 iscritti e non hanno certo contribuito all'immagine Italia fra il pubblico francese che ama la nostra lingua. Replica Ferrara: «E1 stato doloroso sospendere i corsi, ma non avevo scelta di fronte a una disposizione di legge. Ho avviato i bandi di concorso per riprendere l'attività in ottobre. Arriveranno giovani laureati dalle migliori università, con garanzie di idoneità e contratti gestiti direttamente dall'Istituto. I professori che perdono il posto non sono stati allontanati da me, ma dalle norme vigenti. Siamo però disponibili a trovare una soluzione». Fa discutere anche la decisione di trasferire i corsi presso l'unica scuola italiana di Parigi, il liceo scientifico Leonardo da Vinci. Una scelta che, secondo gli insegnanti, penalizzerebbe l'attività per mancanza di strumenti tecnici e limiti di orario. «E vero il contrario - dice Ferrara - perché le aule del liceo, opportunamente attrezzate, offrono spazi e agibilità maggiori rispetto all'Istituto, negli ultimi anni costretto ad affittare aule in una scuola materna nelle vicinanze». Ma la protesta non si limita ai corsi. Una petizione di insegnanti e studenti processa una presunta rivoluzione di «orientamenti culturali» con inclinazione allo spettacolo da salotto. «Il cambio di orientamenti ci sarà dice Ferrara ma non nel senso dispregiativo che si vuol far credere. A giorni presenterò il programma completo. Vorrei concepire l'offerta dell'Istituto attorno a una serie di eventi tematici. Ad esempio l'arte barocca o il giardino italiano, con il contributo di italiani e francesi: storici, architetti, artisti, poeti. La cultura non è soltanto una conferenza con il bicchiere d'acqua sul palco. Vorrei che fosse rigorosa, ma anche spettacolare nel messaggio. Spero, spostando gli eventi alla sera, di attirare un pubblico più vasto e di far vivere ogni volta un pezzo autentico di Italia». Ferrara progetta di avventurarsi anche sul terreno minato della storia più recente. Gli anni Ottanta e Novanta, dal terrorismo a Tangentopoli. C'è da scommettere che le polemiche torneranno a esplodere. «Il progetto è artistico, non politico: far conoscere che cosa in questi anni è stato prodotto in letteratura, cinema, arte, teatro. Saranno riflessioni aperte a tutti. Tabucchi, per fare un nome, sarà il primo degli invitati. Il materiale raccolto sarà riassunto in una rivista e accompagnato da una ricerca cinematografica di repertorio». Il suo predecessore, Guido Davico Benino, venne criticato per una mostra sul disegno satirico di Altan. Oggi, tocca a Ferrara dimostrare che l'Istituto vuole essere soltanto al servizio della cultura italiana. «Sono stato aiuto regista di Visconti e Ronconi e sono un uomo libero» dice. In un Paese normale non ci sarebbe bisogno di ricordarlo. Almeno fino a prova contraria.
L'Italia a Parigi ricomincia dal barocco
L'Istituto italiano di cultura a Parigi è stato oggetto di polemiche per la nomina del nuovo direttore, Giorgio Ferrara, fratello di Giuliano Ferrara. La decisione di sospendere i corsi di lingua italiana è stata criticata dagli iscritti e gli insegnanti. Ferrara ha spiegato che la decisione era dovuta a disposizioni di legge e ha annunciato la ripresa dei corsi in ottobre con nuovi insegnanti. La protesta si è estesa anche all'idea di trasferire i corsi presso il liceo scientifico Leonardo da Vinci, che gli insegnanti considerano inadeguato. Ferrara ha promesso di presentare un nuovo programma per l'Istituto, che includerà eventi tematici e conferenze sulla cultura italiana.
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