Apollo, bello e impossibile per il Comune di Mantova. Lamministrazione cittadina allora torna alla carica. La stragrande maggioranza delle opere esposte e depositate in Ducale sono sue, ne pretende lindividuazione, la catalogazione e la disponibilità. La recentissima concessione ai Musei Capitolini di Roma dellApollo di Mantova ha riaperto la partita. Il confronto è soft, sul velluto. Sembra lontanissima la stagione in cui il sindaco Gianfranco Burchiellaro, ai ferri corti con la sovrintendente Giuliana Algeri, minacciò di mandare i carabinieri nella reggia per contare e avere le opere di proprietà comunale. Solo quattro anni fa. Lattuale assessore alla cultura e vicesindaco Paolo Gianolio è assolutamente diplomatico. La nuova manovra è iniziata quando il sovrintendente Filippo Trevisani ha concesso ai Capitolini lApollo di Mantova (a Roma fino al 6 gennaio) in cambio del Camillo, esposto nella mostra sullAntico. Il Comune vuole individuare, contare, catalogare i pezzi. Per poi poterli esporre e prestare. Ecco lintervista a Gianolio. Assessore, ci voleva landata a Roma dellApollo per riaprire la questione del patrimonio del Comune depositato in Ducale? «Certo. Lopera, molto bella, appartiene alle collezioni civiche del Comune di Mantova. E proprio su queste raccolte cè una partita aperta. E mia intenzione entro la fine del mandato concludere lopera dinventario delle nostre collezioni civiche ancora custodite in Palazzo Ducale». Per fare che cosa? «Raggiungere due obiettivi principali. Il primo è quello di sottoscrivere una convenzione sulla tematica dei prestiti con il ministero e la sovrintendenza. Convenzione che è indispensabile perché i pezzi appartengono al Comune di Mantova e perché attraverso lo scambio delle opere fra i musei si creano relazioni indispensabili per garantire un sistema di reciprocità. Cioè unuguale attenzione. Saremo noi a prestare le opere. E laltro obiettivo, assessore? «Laltro obiettivo è quello di individuare alcune opere che non sono esposte permanentemente a Palazzo Ducale. Opere che a mio avviso devono essere recuperate dal Comune al fine di consentirci di completare lallestimento del Museo della Città nel Palazzo di San Sebastiano». Sta dicendo che le operazioni di inventariazione non vanno avanti? «Il Comune ha le risorse necessarie e le professionalità giuste per garantire il processo. Queste tematiche le ho già sottoposte allattenzione del sovrintendente Filippo Trevisani dal quale ho ricevuto risposte gentili. Ma mi aspetto di perfezionare il procedimento in tempi molto brevi, brevissimi». «Vista la complessità della questione non le pare il caso dì mirare più in alto: al ministro Sandro Bondi? «Io credo che la relazione vada in primo luogo tenuta con la sovrintendenza perché non dobbiamo dimenticare il contesto in cui operiamo. Vogliamo completare limpresa che ormai dura da anni. Il Comune di Mantova deve poter inventariare le proprie opere e, quando vi sono le condizioni e le occasioni, poterle valorizzare in proprio». Ma che cosa cè, una resistenza alla conta dei materiali depositati in Ducale? «No, cè una situazione burocratica consolidata che va rimossa. E rimuovere le situazioni burocratiche non è mai facile. Ma confido molto nella sensibilità del sovrintendente Trevisani. Questo sarebbe un risultato a mio avviso conseguito da tutta la città perché la nostra richiesta non è una rivendicazione di proprietà fine a se stessa, per le ragioni che prima ho esposto». Il Museo di Palazzo San Sebastiano non è ormai saturo? «No. Ha tra laltro delle sale recentemente recuperate. E poi ci sono anche altri luoghi. Penso ad esempio al Palazzo del Capitano dove molti ambienti potrebbero essere adibiti ad esposizioni permanenti del partromonio civico, così come stabilito negli accordi del 1915. Sarebbe veramente un peccato per Mantova non usufruire di queste potenzialità». Che cosa immagina di trovare? I materiali depositati nella reggia superavano le 10mila unità... «Immagino di rintracciare cose bellissime e preziose. Lo so per certo, devono esserci. Ci risulta che furono consegnate nel 1915 e poi adeguatamente conservate, tutelate e custodite, anche in periodi molto delicati». Nel passato recente il Comune usò maniere forti. II sindaco Burchiellaro minacciò di mandare i carabinieri in Ducale per riavere le raccolte... «Partiamo dal presupposto che con Filippo Trevisani cè un buon rapprto. Detto questo è un nostro obiettivo approdare a una convenzione e alla schedatura. Immagino che il riscontro positivo a questo obiettivo sia un atto dovuto. Non penso di dover ricorrere a minacce del tipo che lei ha evocato. Siano tuttavia determinati». Non è che lautorità statale teme la "desertificazione" dei beni mobili della reggia? «Ripeto. Quella dellamministrazione comunale non è una rivendicazione della proprietà fine a se stessa. Deve essere ben chiaro che le opere esposte e che sono già valorizzate da Palazzo Ducale non rientrano nella richiesta. Rientrano invece in quel sistema di convenzione che deve disciplinare gli scambi, i prestiti fra musei. Non ho nessuna intenzione di depredare il Ducale». Non è che dopo tanti anni sulle collezioni comunali deve essere immaginata una usucapione dello Stato? «Assolutamente no. La situazione nasce da una accordo in un dato periodo storico. Accordo che oggi va rivisto perché sono mutate le condizioni e perché il Comune in ambito culturale ha dato e dà buona prova di sè. Cè una legittima e corretta rivendicazione». Non crede che anche il Ducale potrebbe essere immaginato più "comunale" e meno statale? «Sotto questo profilo devo dire che il sovrintendente Filippo Trevisaní è molto operativo. La straordinaria mostra in corso su Pier Jacopo Alari Bonacolsi recupera anche lAppartamento di Isabella dEste. Il Palazzo Ducale è quindi un monumento dinamico». Ripetiamo: Ducale più "comunale"? «Se la domanda è questa produce lacquolina in bocca. Ma mi fermo qui. Il nostro impegno sul patrimonio mobiliare va di pari passo con lattenzione, la cura e il recupero del patrimonio immobiliare. I cittadini se ne renderanno conto quando verranno restituiti alla città il Palazzo del Podestà e la Biblioteca Teresiana. Due gioielli». Che cosa sogna per le opere del Comune? Un cartellino con stampato, ad esempio, "Apollo di Mantova II secolo d.C. Palazzo Ducale, proprietà del Comune di Mantova"? «Sì, proprio così. Però aggiungerei anche la scritta "Autorizzazione al prestito dal Comune di Mantova"».