Il sindaco di Assemini Paolo Mereu è per il Sì «Gli imprenditori sono costretti a scappare» Il dito è premuto sul Sì «per cancellare una legge che ha provocato solo danni, paralizzando ogni attività di sviluppo», ma Paolo Mereu, sindaco ad Assemini con la maglia di Forza Italia, non nasconde il suo cruccio: «La campagna referendaria è partita troppo tardi, serve una grande rincorsa per portare i sardi alle urne». Ci vorranno 350mila voti. «Sono tantissimi, è fondamentale almeno la mobilitazione degli ultimi giorni per far arrivare ai sardi il messaggio giusto». Quale messaggio? «La legge 8 è nata con intenti buoni ma alla prova pratica ha portato solo accentramento verso la Regione, svuotando i Comuni del diritto di gestire i propri territori». Sembra un argomento per addetti ai lavori. «Neanche per sogno, le conseguenze arrivano sulle spalle dei cittadini. In questi anni si è bloccata l'edilizia privata, si è bloccata l'attività industriale, e dalle nostre parti stiamo toccando con mano gli effetti disastrosi di queste norme così vincolanti». Dalle nostre parti? Nel territorio di Assemini c'è l'area industriale di Macchiareddu. Gli imprenditori sono imbufaliti: non bastano due anni per far decollare un'attività, stritolati come sono tra le maglie dei vincoli paesaggistici. Pochi giorni fa uno di loro ha gettato la spugna. Doveva costruire un grande cementificio, ha preso baracca e burattini e si è trasferito in Ghana». Insomma, siamo in piena campagna elettorale. «Non c'entra nulla, parlo di problemi reali, di contraddizioni incredibili imposte dalla Regione. Mi spiego: è stato attivato il Suap, lo sportello unico per gli imprenditori. Entro venti giorni i Comuni devono sbrigare tutte le pratiche per metterli nelle condizioni di avviare le loro attività produttive. Invece è impossibile». Perché è impossibile? «Perché i lacci e i lacciuoli dei vincoli paeseggistici non ci consentono di risolvere proprio nulla. E la legge 8 sulle coste è alla base di tutti i problemi, soprattutto quando non tiene conto che la società sarda si sta sviluppando a ciambella ». A ciambella? Cosa significa? «Le aree di sviluppo sono ormai vicino al mare, c'è uno spostamento costante dei sardi verso le coste. I centri economici più importanti sono a Cagliari, con la sua area vasta, a Olbia, ad Alghero. E poi anche a Tortolì e Arbatax. Le regole della Regione bloccano tout court questo sviluppo». Il 5 ottobre si vota anche per la gestione e le tariffe dell'acqua. «Un altro fronte che tormenta i Comuni: sono azionisti di piccolissimo calibro nella gestione unica e di fatto non contano nulla. Senza trascurare che anche i privati cittadini pagano dazio. Su allacci, volture, rete idrica e fognaria gli interventi sono sempre tardivi. Mi auguro che la presenza di altri due quesiti possa servire a centrare il quorum». Lei continua ad avere dubbi. «Lo ripeto, la campagna referendaria sarebbe dovuta partire molto prima, magari dopo le amministrative di giugno». L'estate non poteva essere di grande aiuto. «È chiaro che chi ha fissato la data dei referendum all'inizio di ottobre non l'ha fatto casualmente».