Appello dei pazienti al governo per salvare il San Giacomo. Come ultima ratio i pazienti dello storico ospedale hanno deciso di rivolgersi direttamente al premier, Silvio Berlusconi e al ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi. Obiettivo: scongiurare le voci che danno ormai per certa la vendita della struttura a immobiliaristi privati che la dovrebbero trasformare in un residence di lusso. Sull'ospedale, dicono in sostanza i residenti, lo Stato dovrebbe esercitare «il suo diritto di prelazione». «È il governo che dovrebbe acquisire l'edificio», dice la signora Sandra Giannattasio, tra le più attive sulla vicenda. Come lei anche l'architetto Enzo Pinci incalza: «Lo Stato dovrebbe costituirsi come soggetto interessato a salvaguardare un bene pubblico». Intanto il presidio di occupazione all'interno dell'ospedale San Giacomo va avanti. Resterà «fino a quando il presidente della Regione Piero Marrazzo non verrà qui con un piano serio e con spiegazioni accettabili». Parola di pazienti e personale della struttura sanitaria capitolina, che da lunedì pomeriggio occupano l'ospedale per protestare contro la chiusura. L'attività dovrebbe cessare il 30 ottobre e dal 30 settembre si fermeranno le accettazioni. «Colpiscono due cose», spiega l'anestesista Daniela Schumacher. «La prima è la rapidità con cui si è deciso di chiudere, senza aver predisposto un piano. La seconda è la recente ristrutturazione dell'ospedale. Sono stati spesi 15 milioni di euro. Gli ultimi reparti sono stati inaugurati ad agosto mentre non si è fatto in tempo a farlo con la farmacia». Quelli per la dialisi e l'oncoematologia sono i due reparti di punta dell'ospedale e «non si sa dove finiranno i pazienti né il personale medico», dicono alcune infermiere. «Per lo spostamento del mercato di piazzale Clodio c'è voluto un anno di programmazione. Qui», dice un malato ricoverato in dialisi, Giorgio Cavalli, presidente dell'associazione nazionale malati di reni, «nel giro di un mese, al rientro dalle ferie, abbiamo saputo di dover andare via ma nessuno ci dice dove né perché. Non mi vergogno di essere malato, mi vergogno di questi governanti che ci trattano come bestiame». «Non posso non esprimere la mia piena solidarietà a tutti coloro che in queste ore stanno presidiando l'ospedale San Giacomo di Roma», ha dichiarato Pietro di Paolo vice presidente della commissione Bilancio della Regione Lazio. Per Di Paolo la chiusura della storica struttura sanitaria, «è un provvedimento approssimativo e superficiale se non supportato da un valido piano sanitario regionale. La chiusura rischia non solo di provocare una serie di disagi, sia ai lavoratori che agli stessi pazienti, ma al contempo non produce un abbassamento della spesa sanitaria». Non è meno severo Fabio Desideri della Federazione dei Cristiano popolari: «Quando si parla dell'operazione di vendita del San Giacomo, un ospedale che non ha prezzo per localizzazione urbanistica e valore storico-artistico, il commissario Marrazzo, il portavoce del commissario Marrazzo, l'ufficio stampa del commissario Marrazzo e l'ispettore Montino manifestano un singolare nervosismo. Il commissario Marrazzo e l'ispettore Montino dovrebbero rendere noto il costo complessivo delle ristrutturazioni effettuate nei mesi scorsi all'interno dell'ospedale. Stiamo parlando di milioni e milioni di euro dei contribuenti. Soldi che ora andranno in fumo. Chi li restituirà?»