Sarà la Marina militare a supportare i lavori di restauro del Karama presso i 'antico bacino di carenaggio borbonico di Napoli. Scampato il pericolo demolizione per il veliero di Achilie Lauro, dopo l'interessamento del ministro Bondi che ha avviato le procedure del vincolo di tutela, si passa ora alla fase due. Ad annunciarlo l'associazione Life che ha già proceduto all'acquisto, nel gennaio del 2007, di due storiche imbarcazioni di legno a vela, « Arcturus» e «Castore» che la Marina militare aveva dismesso perché non aveva le risorse necessarie per mantenerle. E la prima è già stata rimessa in mare grazie all'impegno di ragazzi a rischio che hanno lavorato sotto la supervisione di esperti maestri d'ascia dell'associazione marinai d'Italia e della Marina militare. Un protocollo ripetibile anche per il Karama secondo il presidente Stefano Lanfranco che, ieri con due tecnici, si è recato a Salerno per verificare lo stato dello scafo costruito a Fiume nel 1930. «È ridotto male ma è possibile -spiega - recuperarlo. Al bacino di carenaggio borbonico alla Darsena ci sono le strutture adatte per lavorare su uno scafo complesso qual è questo costruito nel 1930». E anche questa volta l'operazione sarà possibile grazie all'impegno che stanno dando il comandante del distaccamento della Marina militare di Napoli, Bruno Puzone Bifuico e il presidente dell'associazione marinai d'Italia, l'ammiraglio Quintino Masecchia che hanno garantito l'apporto di esperti maestri d'ascia, meccanici e di ufficiali in congedo. Ma quanto costerà l'operazione? «Non meno di due milioni di euro -continua Lanfranco - considerato che sarà necessario organizzare un delicato trasporto via mare da Salerno a Napoli. Ma l'operazione, di cui ho mandato un progetto all'Autorità portuale di Napoli che ha promesso un appoggio, darà anche la possibilità a molti ragazzi svantaggiatì dì lavorarci vicino e di affinare la loro cultura marinesca per evitare che i dettami della scuola napoletana vadano perduti per sempre. Anche per le risorse economiche non penso ci siano problemi: di sponsor disposti a investire in questo progetto ne verranno fuori parecchi». Una notizia che rasserena Gaetano Alfano che del veliero di Achille Lauro è stato il comandante dall'inizio del 70 sino a quando, a fine agosto del 1981, fu tirato in secca a Salerno. E oggi, a 88 anni, tira un sospiro di sollievo alla notizia che non sarà demolito ma sarà, invece, restaurato presso l'antico bacino di carenaggio borbonico di Napoli. «La distruzione del Karama sarebbe stata un colpo al cuore: non l'avrei mai potuto sopportare» spiega. «Ricordo la cura e l'amore che Lauro - racconta Alfano - poneva verso la sua barca. Spesso l'accompagnavo a Salerno perché voleva verificare che il rimessaggio del Karama venisse curato sin nei minimi particolari. Uno scafo bellissimo, un trionfo di legni e di tecnica grazie al potente Rolls-Royce da 400 cavalli. Distruggere il Karama sarebbe stato un delitto nei confronti di una delle più belle barche che hanno solcato il Mediteràneo ma anche alla memoria di Lauro. Una persona a cui volevo molto bene».