«Adesso le racconto la mia giornata»: inizia così la dichiarazione della dottoressa Cinzia Parnigoni poche dopo ore la sua «visita» al David di Michelangelo. E la giornata della restauratrice, che nel 2004 è intervenuta con delle stuccature su alcune crepe del broncone del capolavoro michelangiolesco, si racchiude in un'affermazione: «lo stucco che ho immesso in quelle fessure è ancora tutto lì. Per il David non c'è alcun allarme». Chiara, ferma, perentoria. Poi aggiunge: «è vero che nella parte inferiore del David esistono delle fessure aperte. Ma dalla mappatura dell'opera, da me fatta prima di procedere con il restauro, risulta che sono le stesse su cui già 4 anni fa si decise di non operare perché troppo piccole». Un eventuale intervento di stuccatura in queste ultime crepe, insomma «avrebbe avuto una valenza di ordine estetico e non strutturale». In totale disaccordo resta però il professor Antonio Borri, ordinario di Scienza delle costruzioni, fiorentino e più volte davanti all'opera come esperto chiamato a verificarne la stabilità. «Quello che io ho constatato di persona - afferma - è che dopo il restauro del 2004 le fessure sul broncone della scultura erano chiuse e adesso quelle fessure sono aperte. L'ultima volta che sono stato in Galleria risale al giugno di quest'anno. E le crepe erano visibili». L'indagine di Borri non si ferma qui: perché lui ha osservato la statua non soltanto personalmente, ma anche mediante «delle foto - dice - di cui la direzione del museo è a conoscenza». A questo proposito però è la stessa direttrice della Galleria dell'Accademia, Franca Falletti, a prendere la parola: «molte fessure - spiega -non sono state stuccate al termine del restauro e alcune sono state stuccate solo a tratti perché erano troppo sottili. Ciò può avere indotto in errore e aver fatto credere che fossero cadute». Quanto a queste ultime osservazioni per la direttrice «non è possibile valutare un loro eventuale allargamento a occhio nudo. Sono stati fatti in passato alcuni tentativi, con il professor Borri, per controllare con dei sensori se ci fossero dei movimenti, ma questi tentativi non hanno dato risultati certi per la difficoltà di far aderire bene i sensori alla superficie del David senza usare collanti nocivi». È un piccolo giallo quello che si muove intorno al David che per il momento resta senza soluzione a meno che non intervenga il Ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. È indirizzata a lui una lettera che nei prossimi giorni Alessandro Martelli, responsabile della sezione prevenzione rischi naturali dell'Enea, con lo stesso Borri invierà al ministro. In quella lettera pare ci sia un appello accorato con cui si chiede al ministero un finanziamento straordinario di 1 milione di euro per la protezione del David dalle vibrazioni ambientali e sismiche.