È stato un inizio d'anno insieme propizio e complicato, per la Soprintendente Regionale del Veneto Maria Teresa Rubin de Cervin, appena premiata dall'Ateneo Veneto, assieme alle colleghe Margherita Asso e Giovanna Nepi Scirè, e appena insignita dell' onorificienza di "Ufficiale al merito dell'Ordine della Repubblica» per la sua "appassionata azione in difesa e per la valorizzazione" di Venezia. Le complicazioni invece derivano, a lei come agli altri colleghi di tutta Italia, dalla recente approvazione del nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, varato dal Governo tra le proteste delle opposizioni e delle associazioni ambientaliste. Il nuovo Codice aggiorna le norme per la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale, risalenti al 1939 (legge Bottai), fornendo, stando alle valutazioni del Ministro Urbani, «uno strumento unico e certo per difendere e promuovere il tesoro degli italiani, coinvolgendo gli enti locali e definendo in maniera irrevocabile i limiti dell'alienazione del demanio pubblico». Ma proprio questo è il punto che ha suscitato le maggiori proteste degli oppositori, e qualche preoccupazione anche nelle discrete stanze delle Soprintendenze, chiamate a valutare quali beni storici o culturali siano da considerare assolutamente inalienabili, quali siano cedibili dallo Stato ai privati a fini di conservazione, e quali infine siano valutati assai poco interessanti per una fruizione pubblica ed estetica, e quindi tali da poter essere tranquillamente messi sul mercato. Sono in molti a temere che il termine di 120 giorni concesso alle Soprintendenze per esprimersi in merito (dopo il quale scatta il silenzio assenso e il bene in questione diventa automaticamente alienabile) risulterà assolutamente insufficiente per completare le istruttorie, vista la cronica carenza di personale degli uffici. «Certo è ipotizzabile un superlavoro iniziale - commenta la Soprintendente regionale e questo riguarderà soprattutto aree come le nostre, a maggior concentrazione di monumenti rispetto ad altre aree del sud, in particolare, dove tra l'altro hanno più personale di noi; ciò non toglie che un'accorta politica delle priorità ci consentirà di far fronte alle richieste. D'altro canto il meccanismo messo a punto dall'ex soprintendente di Venezia, Roberto Cecchi, ora direttore generale dei beni architettonici e del paesaggio, coinvolgerà gli enti proprietari, in particolare la Difesa e il Demanio, nel metterci a disposizione schede accurate dei beni cedibili, e in secondo luogo prevedere una programmazione molto attenta delle pratiche da affrontare: dovrebbero essere esaminati 400 beni al mese, per le 17 soprintendenze, con una media quindi di 23 pratiche al mese per ogni ufficio». A Venezia quanti sono i beni interessati? «Tra città e dintorni ci sono ad esempio una sessantina di strutture militari che il Ministero della Difesa vorrebbe dismettere: ma la maggior parte sono caserme, magazzini, garages». Ma ci sono anche beni particolarmente significativi, come il Castello dei Carraresi a Padova... «In questo caso eravamo arrivati, nel maggio scorso, ad un accordo fra Ministero, Comune, Università e Fondazione Cassa di Risparmio, per avviare le necessarie opere di restauro dell'ala già destinata a carcere. Poi i Ministri Tremonti e Castelli ne hanno ipotizzato la vendita, ma noi siamo del tutto contrari e spingiamo perché venga consegnato a noi, oppure al Comune di Padova, perché si tratta di uno dei simboli della città, a un passo dall'Osservatorio di Galileo. Ma ci sono anche altri casi...» Quali? «A Peschiera sul Garda, ad esempio, dove stiamo lavorando col Comune per bloccare la vendita e promuovere la valorizzazione della Palazzina Storica dove fu firmato l'armistizio tra italiani e austriaci dopo la Grande Guerra. Oppure a Badia Polesine, dove abbiamo appoggiato il Comune che intende acquisire Villa Pellegrini, messa in vendita dalla locale parrocchia». Quindi collaborate con gli enti locali, non vi limitate ad imporre vincoli come dice qualcuno... «Il dialogo e la collaborazione sono sempre stati i miei obbiettivi, da quando ho assunto questo incarico. E devo dire che ho trovato nei sindaci Veneti notevole sensibilità, anche se poi c'è qualcuno, come ad esempio il primo cittadino di Vittorio Veneto, che sembra non aver capito le nostre posizioni in merito a Villa Papadopoli, e insiste a dire che noi siamo contrari alla sua trasformazione in centro termale, quando invece abbiamo solo chiesto di vincolare il giardino». E con la Regione, che porta avanti iniziative molto contestate come la Valdastico sud? «La legge purtroppo non ci attribuisce alcuna competenza in merito: abbiamo cercato di vedere i progetti, ma non avendo un ruolo in materia non è stato possibile. Certo la nuova viabilità interferisce fortemente sulla situazione paesaggistica della regione». Che è in quali condizioni? «Beh, ormai sono rimasti pochi francobolli. Soprattutto nel Veneto Orientale abbiamo ormai un'unica città diffusa; si salva un po' il veronese e il rovigotto, dove ci sono le aree economicamente più depresse». Per tornare al nuovo Codice: superando la legge Galasso esso non toglierà alle Soprintendenze la possibilità di annullare eventuali indebite autorizzazioni rilasciate da Regioni e Comuni in aree vincolate? «Mah, bisognerà vedere i regolamenti attuativi. Ma ritengo che pur senza avere la parola definitiva, saremo comunque coinvolti nelle commissioni competenti. Piuttosto c'è un'altra cosa che non condivido,..» Ci dica? «Mi sembra un'assurdità aver separato la tutela dei beni, lasciata al Ministero, e la loro valorizzazione, affidata alle Regioni. Mi sembra foriero di conflitti, senza contare che i nostri uffici potevano avere voce in capitolo».
Del territorio ci sono rimasti solo francobolli
La Soprintendente Regionale del Veneto Maria Teresa Rubin de Cervin ha ricevuto un premio dall'Ateneo Veneto e un'onorificenza dall'Ordine della Repubblica per la sua azione in difesa e valorizzazione di Venezia. Tuttavia, la sua attività è stata complicata dalla recente approvazione del nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, che ha suscitato proteste delle opposizioni e delle associazioni ambientaliste. Il nuovo Codice aggiorna le norme per la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale, ma ha anche introdotto un meccanismo che prevede la vendita di beni culturali e paesaggistici a privati.
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