"Margherita-story": i reali, poi il Ventennio, Coppi, il Papa, il leone Reno Un libro rievoca ricordi, vicende e tradizioni che legano lo spazio alla città dal 1879 Il laghetto con le oche, il leone, il pratone, la giostra, i fughini, il campetto da basket. E le altre cose aggiungetele voi, ripensando ai Giardini per antonomasia qui a Bologna, i Margherita, come vennero ribattezzati in onore della regina consorte di Umberto Primo alla fine dell800. Del parco più famoso e frequentato dai bolognesi per secoli, e ora anche dai nuovi cittadini immigrati, ne parla ora un libro in uscita curato da Silvia Cuttin e Adriano Agrillo, che raccoglie storie, racconti e immagini ("I Giardini Margherita", edizioni Pendragon, 20 euro, presentazione oggi alle 18 al Baraccano in via Santo Stefano, 119). Nato nel 1879 dopo una laboriosa operazione urbanistica molto dibattuta in Consiglio comunale iniziata nel 1862, i Giardini Margherita sono diventati anni dopo anni, il cuore verde della città, al quale tutti hanno almeno un ricordo legato ad esso. Già dalle origini, lidea di un passeggio dedicato anche alle classi meno abbienti fu tenuta in considerazione dagli amministratori ed in effetti il parco è successivamente diventato popolare e interclassista nella sua frequentazione. A progettarlo fu il conte Ernesto Balbo Bertone di Sambuy, che era allepoca soprintendente ai giardini pubblici di Torino e aveva appena completato il Parco del Valentino. Il nome tenne duro anche negli anni della Repubblica Sociale, quando una norma emessa intimava le Amministrazioni di eliminare dalla toponomastica tutti i riferimenti alla Casa reale. Ma Margherita restò. Venne allora i giorni del dopoguerra, con i Giardini prima deposito e accampamento per le truppe alleate, poi luogo di divertimento per la città che tornava a vivere. Ci vennero pure Coppi e Bartali nel luglio del 1945 per una gara a circuito, il trofeo "Tempesta e Terremoto" dedicato a due partigiani bolognesi uccisi appena qualche mese prima. Si tennero lì le prime feste dellUnità, le prime serate da ballo allaperto e tante vicende raccolte nel libro di Cuttin e Agrillo, soprattutto attraverso le voci e le memorie dei protagonisti: come la famiglia Manzoni, per lunghi anni la custode dei Giardini Margherita. E poi le gesta dei ragazzi di un tempo, i ricordi dei leoni che si susseguirono nella gabbia (tutti con il nome di Reno). Le giornate storiche: come quando Papa Giovanni Paolo II ci atterrò con lelicottero nel 1988. E ancora le semifinali di Coppa Davis nel 1976, la nascita dei "playground" nel 1982. Nella narrazione delle vicende si arriva quasi ai giorni nostri, raccontando ad esempio la vicenda che vide un vivace comitato di genitori e cittadini opporsi, dal 99, alla costruzione di una centralina Enel allinterno dei Giardini. Venne persino il Ministro Willer Bordon che garantì che la cabina mai si sarebbe fatta. Poi si fece.