Si farà certamente, ma (almeno per ora) non si dice. È la proroga dei termini per la presentazione delle domande di condono edilizio e per il pagamento della prima rata di oblazione e oneri concessori, fissati al 31 marzo dall'articolo 32 del "decretone" legge 2602003. Ai ministeri dell'Economia e delle Infrastrutture se ne parla già da un paio di settimane e la cosa è considerata inevitabile, visto il sostanziale stallo in cui è piombata la sanatoria edilizia per la dubbia legittimità costituzionale, per la guerra proclamata dalle Regioni di centro-sinistra e per lo scetticismo di quelle di centro-destra, per i pagamenti più elevati che in passato, per le numerose incertezze interpretative della norma, per i ritardi con cui il ministerodell'Economia ha dato il via agli adempimenti attuativi. Ma ora, a rafforzare ulteriormente l'ipotesi dello slittamento fino a farne una certezza, arriva la data fissata dalla Corte costituzionale per la Camera di consiglio che esaminerà le richieste di sospensiva dell'articolo 32 presentate dalle regioni Campania, Marche e Toscana: il 24 marzo. A sette giorni dalla scadenza, quindi. Mentre l'11 maggio si svolgerà l'udienza pubblica per l'esame di merito dei sette ricorsi regionali: alle tre Regioni citate si aggiungono Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Basilicata, mentre il Lazio che pure re aveva annunciato il ricorso, non l'ha poi presentato. II Governo sarà quindi costretto, oltre che dal rischio-flop per il gettito atteso di 3,8 miliardi anche dal bon ton istituzionale, a prorogare il termine almeno al 31 maggio, o forse al 30 giugno, per dar modo a chi volesse mettersi in regola di farlo dopo l'eventuale ma niente affatto scontato «via libera» della Corte costituzionale. Si aggiunga che nelle Regioni che hanno presentato ricorso sono oggi in vigore due normative, spesso in contrasto radicale e il cittadino è disorientato in questa situazione. Spetterà inoltre alla Consulta sempre che il verdetto non sia di incostituzionalità piena dell'articolo 32 dire fino a che punto si possa estendere la normativa regionale nel limitare quella nazionale. Un problema, questo, ancora più diffuso visto che pesanti "paletti" alla sanatoria sono stati messi in molti casi anche dalle Regioni governate dal centro-destra: la Puglia, per esempio, ha fissato al 31 gennaio la "prenotazione" per la domanda di condono. L'orientamento del Governo sarebbe quello di varare la proroga intorno alla metà di marzo per non disincentivare quei pochi intenzionati comunque a presentare la domanda e a pagare la prima rata dell'oblazione e degli oneri concessori. Per ora, a pagare è solo chi ha già un procedimento penale in corso. Probabile, quindi, che fino a marzo i ministeri dell'Economia e delle infrastrutture opteranno per una rigida consegna del silenzio intorno alla decisione. I due ministeri stanno però lavorando a una seconda circolare, dopo quella diramata il 9 gennaio, per entrare stavolta nel merito di alcune norme contenute all'articolo 32. I chiarimenti arriveranno entro una decina di giorni. Dal ministero delle Infrastrutture si attendono istruzioni soprattutto sulla parte generale del rapporto fra legislazione nazionale e regionale e sui limiti della sanatoria nelle aree vincolate. Un altro aspetto da chiarire è se e come il limite volumetrico di 750 metri cubi per ampliamenti e nuove costruzioni si applichi agli immobili a uso non residenziale, Dal ministero dell'Econo mia si attendono invece istruzioni sulla sanatoria nelle aree demaniali e forse alcune integrazioni sulle modalità di pagamento mediante modello F24.