I dubbi sul viaggio verso Atene del fregio del Partenone appartenente al "Salinas" Un caso che ignora un veto del codice Urbani e il precedente del no di Vienna sul mantello degli imperatori Sul tema della salvaguardia del patrimonio artistico e ambientale del nostro territorio e sul problema del trasferimento delle opere darte dei nostri musei regionali in particolare, la sezione palermitana di Italia Nostra ha sempre fatto sentire la sua voce denunciando le inadempienze e la non sempre corretta gestione da parte delle competenti istituzioni. Questa volta non si tratta di una denuncia ma di alcune osservazioni riguardanti la divulgazione della notizia che, con lapprovazione del Consiglio regionale dei Beni culturali, un reperto conservato nel Museo Salinas di Palermo, è stato prestato alla città di Atene in occasione della mostra che inaugurerà la nuova sistemazione del museo dellAcropoli. Crediamo che, nel rispetto delle leggi vigenti, questo prestito abbia una sua validità culturale e possa tornare utile allimmagine della nostra regione, ma crediamo anche che sia giusto che i palermitani sappiano e magari si inorgogliscano, del contributo che essi daranno alla importante mostra intitolata "Capolavori ritrovati" che sarà visitabile fino a tutto il prossimo dicembre. Non tutti i palermitani sanno, infatti, che nel nostro Museo archeologico si conserva un frammento della lastra VI del fregio orientale del Partenone e che esso rappresenta il piede e parte della gamba di una figura femminile identificata con Peitho, dea della persuasione. Un frammento di non eccezionale valore ,rispetto a tutti quelli conservati nelle grandi capitali europee, ma che storicamente la Sicilia possiede dal 1820 perché acquistato dalla Regia Università di Palermo dalla vedova del console britannico per la Sicilia e Malta, Robert Fagan, alla cui collezione esso apparteneva. Dal 1866 il reperto venne a far parte delle collezioni fondanti del costituito Museo Nazionale, oggi Museo archeologico regionale di Palermo "Salinas" e costituisce parte del piccolo fondo di originali di scultura greca. Ci chiediamo però che cosa ci stia a fare un reperto noto da duecento anni e legalmente acquisito, in una mostra di "Capolavori ritrovati", considerando che non si tratta né di un ritrovamento e neppure di un celebre capolavoro. Si tratta certamente di una gentile concessione a una graziosa richiesta dei curatori della mostra che forse avranno esteso linvito anche ai romani musei Capitolini e Vaticani, dato che anche il presidente della Repubblica italiana sarà presente ad Atene e sarà felice di notare i reperti provenienti dallItalia. Anche al tempo della visita del presidente Ciampi, Atene aveva richiesto il reperto ma allora non fu inviato. Londra e Parigi che cosa invieranno? A rigore di una futura logica internazionale, tutti i reperti dei musei dovrebbero ritornare nei luoghi di origine. E ciò sarebbe auspicabile perché in Italia tornerebbero tutte le opere che oggi costituiscono in gran parte i musei del mondo. Innanzi tutto si dovrebbero restituire le opere predate nelle guerre o rubate e vendute clandestinamente , come è stato il caso della Venere di Cirene restituita alla Libia o la Venere di Morgantina che tornerà in Sicilia. Certo è che il frammento palermitano del fregio del tempio fidiaco è stato da noi comprato legalmente e , dunque, legalmente è stato inviato e legalmente sarà restituito alla fine della mostra ateniese. Non ne dubitiamo. Ricordiamo comunque che larticolo 66 del codice Urbani vieta il prestito di opere che costituiscono nuclei delle fondazioni museali. E il nostro reperto possiede questo requisito che forse il Consiglio regionale non ha preso in considerazione. Forse i nostri reperti sono i più richiesti perché vengono prestati con molta generosità e con un senso tutto provinciale del mettersi in mostra? I pericoli sopportati dai nostri capolavori (vedi i viaggi del Satiro danzante e lAnnunziata di Antonello) passano dunque in secondo piano rispetto alla pubblicità che può derivare ai musei della nostra regione ? Ci auguriamo pertanto che i musei di Londra e di Parigi abbiano pure risposto gentilmente alla graziosa richiesta del Museo di Atene. Non dimentichiamo però che Vienna diede il veto a che il mantello di re Ruggero fosse dato in prestito alla Sicilia per la mostra " Nobiles Officinae" organizzata appena tre anni fa nelle Sale Montalto del Palazzo reale di Palermo, luogo di provenienza del famoso reperto: il mantello, infatti, fu per lungo tempo usato per lincoronazione degli imperatori del sacro romano impero. Lautore è presidente della sezione palermitana di Italia nostra