I rilievi mossi dalla Corte dei conti in commissione e dallufficio speciale di bilancio dellAssemblea Il Dpef incassa una doppia bocciatura Cimino: "Ma io sono soddisfatto" Il Pd chiede il ritiro del documento DUBBI e lacune nel Dpef della Regione siciliana. I buchi neri nel documento di programmazione economica e finanziaria della Regione sono stati rilevati ieri dai magistrati della Corte dei conti, durante laudizione nella commissione Bilancio dellArs, presieduta da Riccardo Savona. E adesso il Pd chiede il ritiro del documento. Il presidente delle Sezioni riunite, Maurizio Meloni, ha evidenziato che nel Dpef manca lanalisi delle cause che hanno fatto slittare il raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro della sanità (lesame del piano dall11 luglio è stato rinviato al 10 ottobre). «Risulta anche assente - ha detto Meloni - lelaborazione di unadeguata strategia di rientro, invece opportuna per predisporre le misure correttive». Tra le osservazioni al Dpef anche quelle sul settore dei Beni culturali, con i suoi 21 interventi previsti: è stata chiesta una maggiore selettività. Altri punti critici, nel capitolo della gestione dei fondi europei: in questo caso il Dpef secondo la Corte dei conti non affronta il tema delle frodi e delle irregolarità nellutilizzo delle risorse comunitarie, che presentano diverse criticità. Nel documento di programmazione il governo regionale non parla dei provvedimenti per contrastare e prevenire il fenomeno «che - osservano i magistrati - si presenta con preoccupante frequenza e intensità». Il giudizio della Corte dei Conti viene ritenuto "più che soddisfacente" dallassessore regionale al Bilancio Michele Cimino, che ha definito lanalisi «equilibrata». Cimino si sofferma non sui dubbi sollevati ma sui punti di convergenza tra i magistrati contabili e il governo. «Che sono - dice Cimino - la diminuzione del numero degli apparati burocratici, il ridimensionamento delle strutture di livello dirigenziale, la riorganizzazione e la razionalizzazione delle società partecipate dalla Regione e il superamento della frammentazione delle iniziative da realizzare con i fondi comunitari». Ma le opposizioni attaccano. «Il governo ritiri il documento di programmazione economico finanziaria», ha chiesto ieri Elio Galvagno, deputato regionale del Pd e vice presidente della commissione Bilancio. Una richiesta motivata, oltre dai rilievi negativi mossi dalla Corte dei Conti, anche dal fatto che il Dpef, che dovrebbe servire allArs ad assolvere il proprio ruolo di indirizzo nei confronti del governo per la predisposizione dei documenti finanziari, è stato presentato in ritardo, a ridosso dellesame del bilancio. Ed è stato lo stesso ufficio speciale del Bilancio presso lArs, ad aver fatto emergere alcune criticità del Dpef rispetto ai documenti degli anni passati e anche rispetto alle norme che disciplinano calendario e contenuti. I rilievi dellufficio sono stati presentati ieri e tra questi si paventa il rischio - da verificare - di una "sottostima" nel Dpef che riguarda le spese per il personale, con un picco del 13,5 tendenziale del 2008, che potrebbe essere però molto più alta. Lufficio ha chiesto chiarimenti sui parametri usati. Anche per le assunzioni dei forestali cè una spesa non coperta di 80 milioni di euro. Tutto questo farebbe aumentare il disavanzo tendenziale 2009 già stimato in due miliardi di euro. Lufficio ritiene inoltre superate le stime di crescita del Pil. Per Franco Piro, responsabile del Dipartimento politiche economiche del Pd sul rispetto del "patto di stabilità" la Regione è in serie difficoltà. «Per il 2007 la Regione siciliana è rientrata nei limiti solo grazie al crollo delle spese per investimenti, che sono passate da 4,1 miliardi di euro nel 2006 a 2,8 miliardi di euro nel 2007, mentre le spese correnti sono aumentate - Nel 2008, dovendo fare fronte ai grossi pagamenti necessari per non perdere le risorse di Agenda 2000, la Regione si ritrova in estrema difficoltà, dovrà accettare limiti alla spesa ancora più restrittivi». a. r.