La polemica sul parcheggio del Pincio, sulla quale sono intervenuti ormai un po' tutti (tecnici, cantanti, attori) ha posto due questioni sulle quali riflettere. La prima riguarda i ruoli e le procedure. In un paese normale le istituzioni dovrebbero essere in grado di valutare, approvare e portare a compimento i progetti, senza disastrosi ripensamenti. In questo quadro, non c'è dubbio che il compito di valutare l'impatto sul patrimonio storico dei nuovi interventi spetti alle soprintendenze. Le quali dovrebbero avere l'autorevolezza di proteggere la nostra eredità architettonica. Sono loro gli esperti e non ci dovrebbe essere bisogno di commissioni di «saggi». I pareri che esprimono inoltre, pur nella complessità e nell'intreccio dei problemi, dovrebbero riguardare competenze specifiche, non aspetti sui quali altri sono chiamati a prendere decisioni. Nel caso dell'intervento del Pincio i valori da proteggere erano ben noti e le preesistenze archeologiche tutt'altro che inaspettate. Non è ammissibile che, nella confusione dei ruoli, debba essere il committente, sotto la spinta della pubblica indignazione, a porre la questione della tutela in modo più attento delle stesse autorità competenti. Una deriva che sembra purtroppo confermata da casi come il Foro italico, dove è stato espresso parere favorevole per la costruzione, in un'area vincolata, di un mostro architettonico che lo stesso committente ha ritenuto poi inadeguato. L'altra questione è di carattere urbanistico. Le recenti vicende indicano come sia ormai urgente un'organica idea di futuro per il centro storico di Roma. Cominciando con lo stabilire che la conservazione, il restauro, le trasformazioni congruenti e necessarie sono la sua forma di modernità. Che gli interventi puntuali, le soluzioni caso per caso, non fanno che favorire la perdita del tessuto antico. Si sarebbe capito allora, senza che ce lo spiegasse Celentano, che gli inediti problemi imposti dalla condizione contemporanea non si risolvono con poche centinaia di posti auto privati ricavati scavando sotto i nostri monumenti.