Dopo tre anni di "folle" corsa a creare nuovi posti letto, ora Venezia si avvia a percorrere la strada del contingentamento. Nel centro storico della città oggi ci sono oltre 12mila posti negli alberghi, quasi 3mila fra affittacamere e bedbreakfast, un migliaio in case religiose e qualche altro migliaio fra foresterie e, soprattutto, appartamenti turistici. In pratica un posto letto ogni quattro residenti. La svolta è arrivata con una normativa decisamente permissiva per affittacamere e bb (una semplice comunicazione al Comune per cominciare l'attività): in tre anni sono stati aperti 328 nuovi esercizi e un'altra sessantina sta per unirsi al gruppo. Ora, però, il Comune ha stretto i freni e ricondotto il settore sotto la normativa urbanistica: i nuovi esercizi devono avere grandi spazi, porta unica e altre caratteristiche non facili da trovare in città, e così la corsa s'è fermata. Comunque c'è stata l'occasione per recuperare e rendere disponibili straordinarie residenze d'epoca e decine di camere in stratture di alto livello: Elton John, che a Venezia ha un'abitazione, ha scelto per i suoi amici nella settimana inaugurale della Fenice proprio una soluzione di que-so tipo che garantisce più privacy ed atmosfera. Gli albergatori, dal canto loro, non sono stati certo a guardare. Negli ultimi due anni c'è stata una trentina di nuove aperture ma sempre di strutture medio piccole, hotel di charme ricavati da bei palazzi ma anche da sedi dismesse da istituti di credito o assicurazioni. Sono arrivati anche i grandi complessi a coprire un segmeno storicamente carente in città: nell'omonima isola ha aperto il San Clemente Palace, con sala congressi da 400 posti; sta per essere inaugurato su un'altra isola della laguna, a Sacca Sessola, un Sofitel da oltre 200 camere; e fra un paio d'anni, visto che stanno marciando a pieno ritmo i lavori ripartiti dopo l'incendio, aprirà le sue porte anche l'Hilton, con circa 600 camere, nell'ex mulino Stucky. «Ora però riteniamo che si sia abbondantemente giunti a un livello di saturazione dice Claudio Scarpa, direttore dell'Ava, l'associazione degli albergatori e per questo abbiamo chiesto al Comune il contingentamento delle nuove licenze. Non una scelta campata in aria né penalizzante. Chi ha già i permessi ovviamente può costruire e aprire, per altre iniziative è meglio attendere uno studio che gli istituti Ciset e Coses stanno realizzando sui flussi turistici previsti nel breve e nel medio periodo». All'Ava, in presenza di un eccesso di offerta, temono ricadute sulla qualità ma soprattutto sul ritorno alla temuta stagionalità. «Un fenomeno spiega Scarpa che ha effetti dannosi sull'immagine ma anche pesanti ripercussioni per il personale e per l'indotto dell'intera città». «Questo non vuol dire aggiunge una chiusura totale, ma piuttosto una attenzione maggiore che potrà avere anche importanti eccezioni se muterà lo scenario o se vi saranno novità rilevanti, ad esempio, sulle proposte di tipo fieristico e congressuale». Venezia ha chiuso il 2003 recuperando negli ultimi mesi un avvio d'anno negativo: il fatturato globale per gli alberghi dovrebbe registrare una flessione del 5 rispetto al -67 previsto, ma alle porte c'è già un Carnevale allungato a tre settimane, con un più che postivo andamento delle pruenotazioni.
Venezia prepara uno stop agli hotel
Venezia sta per percorrere la strada del contingentamento per il settore degli alberghi e affittacamere. In tre anni sono stati aperti 328 nuovi esercizi, ma ora il Comune ha deciso di limitare ulteriormente la crescita. I nuovi esercizi devono avere grandi spazi e caratteristiche specifiche. Gli albergatori hanno già aperto 328 nuovi esercizi, ma la maggior parte sono strutture medio piccole. Sono arrivati anche i grandi complessi, come il San Clemente Palace e il Sofitel. L'Ava, l'associazione degli albergatori, ha chiesto al Comune di limitare ulteriormente la crescita per evitare la saturazione e la stagionalità.
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