Le ruspe non potranno demolire il Karama: salvato grazie all'intervento diretto del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi. Scongiurata così la distruzione del bialberi di trenta metri di Achille Lauro in secca da trent'anni in un cantiere di Salerno. E proprio lo sgombero del cantiere per far posto a una piazza, avviato venerdì dal sindaco Vincenzo De Luca, sembrava l'ultimo flash sulla parabola dell'armatore ed ex sindaco di Napoli. «Lo demoliremo - aveva spiegato il primo cittadino durante la cerimonia - e alcuni parti, come il timone e l'ancora, saranno salvati e donati ai discendenti di Lauro». Ora, invece, sarà costretto a fermarsi in attesa che si trovi un luogo dove trasportare lo scafo. Perché ieri è intervenuto il ministro Bondi, allertato, giovedì scorso, da Antonio Parlato commissario dell'Ipsema. Un interessamento che si è materializzato in una telefonata del suo capo di gabinetto al soprintendente per il patrimonio storico di Caserta e Benevento Enrico Guglielmo che, per conto del ministero, sta curando il vincolo storico per il Karama. «Alcuni tecnici hanno visionato lo scafo - conferma Guglielmo - per verificare le sue condizioni dopo l'investitura del ministero. Al momento, quindi, il Karama non corre alcun pericolo perché ho comunicato ufficialmente all'Autorità portuale di Salerno, alla locale Capitaneria e al proprietario del cantiere, che è stato avviato da questi uffici l'iter di tutela». Certo lo scafo, hanno confermato anche i tecnici della Soprintendenza, è molto deteriorato e si deve risolvere anche il nodo della proprietà (il Karama, infatti, fu venduto all'asta nel 1987 anche se dell'attuale armatore si sono perse le tracce) ma per ora è stata scongiurata la sua distruzione. Poi toccherà rintracciare i piani velici e quelli di costruzione per procedere ad un accurato restauro dello scafo e del potente motore da400 cavalli. Un'operazione che solo poche mani esperte sono capaci di compiere per riportarlo all'antico splendore. «È molto importante aver salvato una grande testimonianza storica che rischiava di andare perduta» spiega il commissario Parlato. Il Karama, infatti, è anche il primo maxi yacht iscritto e assicurato alla Cassa marittima di Napoli. Ora però si apre un nuovo capitolo: trovare i fondi per restaurare la barca, costruita nei cantieri di Fiume nel 1930. «Si promuova la immediata costituzione di un comitato che si faccia carico del restauro e della valorizzazione dello yacht nel suo antico porto di armamento dì Napoli. L'Ipsema - conclude Parlato - è pronto al sostegno morale della iniziativa, considerato il suo ruolo di promotore della cultura del mare nell'ottica della prevenzione, anche in materia di diporto».