Mentre il lacerato Pd si appresta a portare in Aula la legge urbanistica varata in fretta e furia dalla Giunta per correggere il Piano paesaggistico regionale, il Pdl comincia ufficialmente la campagna referendaria contro la legge "salvacoste". Un referendum (che si unisce ai due quesiti sulla gestione del servizio idrico) dagli effetti indecifrabili: secondo il centrodestra la vittoria del Sì alla consultazione del 5 ottobre farebbe crollare come un gigante dai piedi d'argilla tutto il Ppr. Secondo il centrosinistra, viceversa, il referendum non avrebbe alcun effetto pratico (anche se sarà un indiscutibile test politico in vista delle prossime regionali) in quanto le norme della salvacoste sono superate dal Ppr (ma Regione allora perchè questa fretta nel varo della legge urbanistica che modifica il Ppr)? Ma tant'è. Per due settimane il "pullman del Sì", partito ieri da Cagliari, solcherà la Sardegna toccando cento piazze per spiegare alla gente le ragioni dei referendari, secondo cui la politica urbanistica della Giunta Soru ha di fatto bloccato lo sviluppo dell'Isola. La partenza del torpedone referendario è stata salutata dagli esponenti del centrodestra: tra questi Mauro Pili ed Emilio Floris, entrambi possibili candidati del Pdl alle regionali. Ieri anche una ventina di sindaci si sono mobilitati con i referendari con una manifestazione dall'eloquente titolo: "Riappropriamoci del nostro territorio". Pro astensione, invece, gli indipendentisti di Sardigna Natzione, che ieri hanno invitato i sardi a disertare le urne. «Si tratta di referendum coloniali che non meritano nè un sì nè un no - ha dichiarato il leader Bustianu Cumpostu -: il referendum che vogliamo votare è quello sull'indipendenza della nazione sarda».