Quel gran "genio" toscano che tra il 1200 e il 1500 produsse i capolavori artistici ammirati nel mondo e inventò la lingua italiana che oggi parliamo continua ancora ad alimentare lindustria del turismo in una delle regioni italiane a maggiore valore aggiunto culturale. Il marchio della toscanità si lega a quello del buon vivere, del cibo di qualità, della coltivazione di vigneti e uliveti deccellenza, ad alcune griffe della moda nate in riva dArno e cresciute allestero, al settore tessile pratese e a quello conciario artigiano, certo. Ma è caratterizzato soprattutto dalla capacità attrattiva che Firenze e le altre città di impronta rinascimentale sono capaci di esercitare su tipologie di visitatori molto diverse tra loro per età, gusti e possibilità economiche. Nonostante la crisi che ha colpito il turismo italiano, indebolito dalla concorrenza di paesi europei che dispongono di offerte più "a portata di tasca", in Toscana la cultura riesce tuttora a produrre reddito e posti di lavoro. Il contributo alloccupazione è superiore alla media italiana, l1,3 per cento del totale secondo le ultime stime elaborate dallIrpet (Istituto regionale per la programmazione economica toscana) basate su dati Istat: circa 30mila gli addetti di questo settore, la quarta percentuale più alta dopo quelle di Lazio, Lombardia ed Emilia. La maggior parte dellattività si concentra sullopera di conservazione, manutenzione e restauro del patrimonio artistico mentre il 9 per cento degli addetti svolge funzioni creative oppure si occupa della gestione di sale spettacolo, biblioteche, archivi, musei, collezioni e fondazioni. E sono 2600 le imprese che si muovono in ambito culturale, in grande maggioranza di piccole e piccolissime dimensioni, con una forte presenza di editori con 282 aziende impegnate in modo diretto e altre 500 che gravitano nel settore. (segue allinterno dellinserto)