Larchitetto Ferrara , che 9 anni fa lavorò sullilluminazione, risponde alla Moratti Il vero problema è che oggi i riflettori ci sono, ma vengono accesi raramente La mancanza di manutenzione e i tanti cantieri hanno fatto il resto Non si deve certo eccedere nelleffetto spettacolare, ma qualche punta più briosa contribuirebbe a far risaltare le sue caratteristiche architettoniche Da sotto, da sopra, di lato, naturali o molto scenografiche, che esaltano particolari e proporzioni o si limitano a illuminare con semplicità. Luci sulla città, il dibattito è sempre aperto. Soprattutto se ad essere rischiarati di notte sono i monumenti più significativi di Milano. Il Duomo, per esempio, bollato dal sindaco Moratti come poco illuminato, giudizio che ha dato la stura a opinioni varie su quel che dovrebbe essere e non è, su quel che si poteva fare ma non è stato fatto. Non ci sta a sentirselo dire Cinzia Ferrara, light designer, presidente di Apil, lAssociazione dei professionisti dellilluminazione. Il suo studio era stato incaricato nel 1999 (dallAem, Comune e Fabbrica del Duomo) proprio della progettazione di quella illuminazione oggi così contestata. E ci tiene a mettere i puntini sulle i, larchitetto: la Sovrintendenza dà regole precise e pone paletti anche sullilluminazione dei monumenti. E poi il Duomo, a dirla tutta, le luci che ha (e ne ha) le accende poco. O quasi per nulla. Non cè da lamentarsi, quindi, se leffetto è per niente entusiasmante. Linterruttore lo aziona la Fabbrica del Duomo, che paga anche tre quarti di bolletta, il resto è a carico dellamministrazione comunale. Ma lilluminazione piena sè vista solo poche volte. E adesso che la cattedrale è sotto la pressione di lavori infiniti, non ne parliamo. Neppure la manutenzione è stata mai fatta su quellimpianto, spiega larchitetto, il cui studio lavora anche con Pinault e larchistar Tadao Ando, prima per Palazzo Grassi e ora per il museo di Arte contemporanea di Punta della Dogana a Venezia. «Il problema fondamentale, che molti dimenticano, è che in teoria si possono fare tante cose - racconta - ma in pratica in Italia quando si ha a che fare con edifici vincolati, come in questo caso, le possibilità e le libertà espressive anche con la luce sono moderate. Le Sovrintendenze danno alcuni orientamenti e non accetterebbero mai per esempio, soluzioni di luci dal basso verso lalto, che illuminano la cattedrale con faretti incassati a terra. Il concetto è che non bisogna intervenire sulla struttura del monumento e che si deve illuminare simulando la luce del giorno. In maniera morbida, il più possibile uniforme, evitando contrasti di chiari-scuri molto forti ed effetti scenografici, spettacolari». Per questo si scelse, nel 1999, un progetto accurato che ebbe a suo tempo anche i complimenti del cardinale Carlo Maria Martini. Livelli di luce moderati, illuminazione sulla facciata che partiva dai palazzi intorno alla cattedrale. E poi le guglie, enfatizzando statue, fregi e rilievi riutilizzando i punti dove in tempi passati erano stati sistemati i proiettori, sempre nellottica di intervenire il meno possibile sulla struttura. Tutto molto soft, però leffetto cera. «Il vero problema è che la Fabbrica del Duomo il complesso di luci non lo accende praticamente mai, per questo non si vede nulla - aggiunge Cinzia Ferrara - Illuminata completamente, io la basilica lho vista solo pochissime volte». In più è mancata la manutenzione e i lavori sul Duomo, protratti nel tempo, non hanno certo aiutato. «Oggi la sensibilità percettiva e le condizioni intorno al problema luce si sono modificate, le opinioni sono diverse e le possibilità espressive sono più ampie del passato, per cui il progetto può essere anche affrontato in un altro modo». Come? «Aumentando la quantità di luce e arricchendo il tutto con alcune letture interpretative più chiare del monumento. Non si deve certo eccedere nelleffetto spettacolare, che sarebbe fuori luogo in quel contesto, ma qualche punta più briosa, per esempio nella facciata, io gliela darei, senza arrivare a proporre contrasti troppo violenti. Con la luce farei risaltare alcune caratteristiche tipiche di quellarchitettura, la scansione fra le parti verticali che si alternano a parti cieche e ad altre più scavate».
MILANO - La polemica sul Duomo buio "Le luci ci sono, basta accenderle"
Larchitetto Ferrara, che ha lavorato sullilluminazione del Duomo di Milano, sostiene che il problema non è la mancanza di riflettori, ma la mancanza di manutenzione e i lavori sul Duomo che hanno ridotto lilluminazione. Ferrara, presidente di Apil, lAssociazione dei professionisti dellilluminazione, sostiene che la Sovrintendenza dà regole precise sullilluminazione dei monumenti e che il Duomo non è stato illuminato come previsto. Il progetto di illuminazione del Duomo, realizzato nel 1999, prevedeva livelli di luce moderati e illuminazione sulla facciata, ma non è stato mai attivato.
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