Si celebrano tra pochi giorni, in grande stile anche in Italia, le due giornate europee del patrimonio, intendendo con l'espressione i siti culturali, naturali e misti iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco. Se ne contano, in Italia, 43. Volendo analizzare la questione dal punto di vista della montagna si nota che le "terre alte" presenti nella lista sono numerose, specie se si considera la posizione di marginalità in cui esse sono tradizionalmente relegate. A livello mondiale sono poco meno di trenta i siti esplicitamente riconosciuti come "di montagna"; vale a dire circa il 4,5 sul totale delle aree iscritte nel complesso. A un'analisi più approfondita i siti montani iscritti e in corso di iscrizione non sono poi tanto rari. Il caso dell'Italia, "terra di coste e montagne", merita attenzione: rientrano nella categoria circa il 15 dei siti iscritti finora nel nostro Paese. Tra essi anche l'ultimo arrivato in lista da luglio 2008 - quello transfrontaliero delle ferrovie retiche tra Italia e Svizzera, che attraversa le Alpi nell'area del Bernina. Scorrendo la lista se ne trovano però molti altri, distribuiti in tutto il mondo. Per alcuni Paesi, il fatto che i siti iscritti siano per lo più montuosi, ha motivazioni geografiche (dalla Svizzera al Nepal). Per altri il significato delle montagne parte del patrimonio mondiale è, prima che naturalistico, culturale e spesso religioso (l'Olimpo in Grecia, il Kilimangiaro in Tanzania). Finora però nessuna catena montuosa è stata candidata al patrimonio dell'umanità, con ogni probabilità per le difficoltà che una simile candidatura richiederebbe. Tra le grandi assenti vi sono anche le Alpi. Questo perché una candidatura dell'arco alpino alla lista del patrimonio mondiale ha finora comportato delle concrete difficoltà operative. Per comprenderle meglio, riepiloghiamo i passaggi-chiave di ogni candidatura. Va premesso che solo gli Stati membri della "Convenzione per la protezione del patrimonio mondiale naturale e culturale" (Parigi, 1972) possono proporre una candidatura. Il primo passo della procedura d'iscrizione di un sito nella lista è la compilazione e l'invio, con anticipo di almeno un anno, di una scheda tecnica ("tentative list submission format"), allo scopo di far inserire la proposta nell'elenco provvisorio ("tentative list") dei siti che verranno candidati negli anni successivi. Al momento della candidatura vera e propria l'iscrizione all'elenco provvisorio è solo una manifestazione di intenzioni occorre accompagnare la richiesta con un dossier tecnico-scientifico che illustri il valore universale eccezionale e l'autenticità del sito (in termini di forma, materiali, struttura, uso, dislocazione, ecc...) e soprattutto fornire un adeguato piano di gestione del bene. La compilazione del dossier non è compito dello Stato, ma dell'organizzazione, amministrazione o istituzione più direttamente interessata, secondo l'idea per cui ogni candidatura dovrebbe partire dal basso e trovare un'ampia condivisione della popolazione residente, più direttamente coinvolta nella valorizzazione del bene una volta iscritto nella lista. Qui si chiude la fase strettamente documentale della candidatura: l'Unesco avvia l'analisi della documentazione ricevuta ed effettua dei sopralluoghi nel sito. Tenuto conto dell'esito delle visite in loco, il Comitato per il Patrimonio Mondiale, nella sua sessione annuale, decide se accogliere il sito nella lista. E' facile intuire che i maggiori problemi per ogni candidatura siano nella compilazione del dossier, che richiede molta cura e un elevato grado di dettaglio, e nella stesura del piano di gestione del bene, a cui concorrono solitamente più amministrazioni ed enti e che richiede uno sforzo in termini di coordinamento. Quando un bene ha carattere transfrontaliero (si trova quindi sul territorio di stati membri interessati aventi confini adiacenti), le difficoltà di gestione aumentano: l'Unesco raccomanda che gli Stati membri interessati istituiscano un comitato o una struttura analoga per sovrintendere alla gestione del bene transfrontaliero. Per le Alpi è stata suggerita una candidatura graduale, per parti. In termini tecnici, si è parlato di candidatura "transfrontaliera, seriale e differita". Le Alpi rientrano a pieno titolo nella categoria di "bene transfrontaliero", comune a sette Stati membri della Convenzione Unesco; sono riconducibili all'idea di "bene seriale" in quanto comprendono elementi costitutivi storici, geografici, ambientali e culturali collegati tra loro e possono essere considerate, nel complesso, di valore universale eccezionale; si prestano a una candidatura differita nel tempo, vista l'estensione geografica del territorio alpino (oltre 190.000 km quadrati) e la relativa difficoltà di predisporre un unico dossier di candidatura. Infine, le comuni difficoltà di coordinamento tra i soggetti coinvolti nella gestione del bene assumono, nel caso delle Alpi, una dimensione internazionale. Ci si troverebbe di fronte a un non facile contemperamento di interessi viste le differenti priorità politiche dei paesi alpini e la necessità di accordarsi su un unico piano di gestione. Naturalmente alcune soluzioni sono state proposte e l'impegno delle regioni e dei Paesi alpini negli ultimi anni non è stato velleitario, come dimostrano le iniziative avviate ad esempio dalla Provincia di Belluno (che ha promosso la candidatura delle Dolomiti nel 2006) e dal Gruppo di Lavoro della Convenzione delle Alpi, presieduto dall'Italia, che cerca di favorire la candidatura di siti alpini transfrontalieri e costituisce una piattaforma per la discussione e il coordinamento internazionale tra i Paesi, i diversi livelli di governo e tutti gli attori a vario titolo coinvolti. Uno degli elementi chiave, evidenziato anche nel mandato del Gruppo di Lavoro, è l'armonizzazione delle liste provvisorie dei diversi Paesi che abbiano intenzione di candidare siti alpini alla lista. L'Unesco ha già avuto modo di esprimersi a favore di una candidatura dell'arco alpino e del ruolo attivo della Convenzione delle Alpi, come collante dell'iniziativa. Procedendo con ordine: ciascun Paese dovrebbe indicare nella propria lista provvisoria le Alpi come sito candidato all'iscrizione nella lista; nella preparazione del dossier di candidatura occorrerebbe descrivere il bene "Alpi" nel suo complesso e al tempo stesso indicare le principali "frazioni" che lo compongono anche per facilitare l'attuazione degli accordi bilaterali e la stesura del piano di gestione finale. Ogni Paese dovrebbe quindi descrivere le proprie sezioni nazionali delle Alpi da candidare, coordinandosi con gli altri Stati e condividendo con questi la struttura del dossier e le modalità di presentazione dei dati tecnico-scientifici richiesti da questo documento. Così facendo, e informando preventivamente il Comitato per il Patrimonio Mondiale, le chance di successo aumenterebbero esponenzialmente. Coordination Unit "Alpine Convention - Ima"