A Pian de Giullari la villa novecentesca affacciata su Firenze è lo specchio del politico scomparso Il tesoro sono le rare collezioni di volumi divisi tra labitazione e larchivio Alle pareti i quadri dei Macchiaioli, la scuola artistica a cui appartenne anche il padre Domenica porte aperte a tutti con la guida del professore, suo allievo, Ceccuti La finestra dello studio è un quadro in mezzo ai quadri. Olivi, cipressi, vigneti e, al centro della prospettiva, solo il cuore di Firenze, come se un pittore avesse tagliato via tutto il resto. Duomo, Palazzo Vecchio, Cappelle Medicee e, più vicino, la schiena di San Miniato e Forte Belvedere, i colli di Marignolle e Arcetri. Questo vedeva Giovanni Spadolini affacciandosi dalla sua villa di Pian de Giullari che il padre, incisore e macchiaiolo, fece costruire allinizio del Novecento. La distanza tra queste stanze e il Campanile di Giotto è di quattro chilometri appena eppure della città quassù non arrivano né i rumori né gli umori. La vecchia casa con i muri color ocra sembra come sospesa nel verde, dentro e fuori dal tempo, intrisa della presenza delluomo che più che abitarla ne fece il suo ritratto, lo specchio delle passioni, degli affetti, dei ricordi, degli incontri, delle amicizie più care come Scalfari e Montanelli. Morto Spadolini nel 1994, Pian de Giullari è diventata il testamento non solo di un protagonista della vita dello Stato ma anche di cinquantanni di storia italiana. Politica e cultura marciano a braccetto tra queste pareti. Decine di tele di Rosai, Morandi, Soffici, Maccari, Guttuso, Grosz - ma ci sono anche vere rarità come i disegni di Leo Longanesi, Dino Buzzati e persino un olietto di Eugenio Montale - arredano i salotti in cui Giovanni Spadolini collezionava edizioni preziose e volumi di storia, quarantamila sono conservati qui dentro e altrettanti tra larchivio aperto sempre in Pian de Giullari ma più in basso, vicino alla trattoria Omero, e la casa di via Cavour in cui lex presidente del Consiglio visse con la madre fino al 1978. Il custode dei tesori è Cosimo Ceccuti, presidente della Fondazione Spadolini e docente universitario di storia del Risorgimento e storia del Giornalismo, che dirige la rivista "Nuova Antologia" nata nel 1866 sulle ceneri dell"Antologia" di Gian Pietro Vieusseux chiusa dalla censura per le sue posizioni considerate troppo progressiste. E Ceccuti la memoria narrante di questo luogo che accoglie ad ogni ora del giorno studenti e ricercatori che chiedono di consultare volumi e raccolte di giornali. «Una volta o due allanno apriamo le porte anche al pubblico dei visitatori», spiega Ceccuti, «come faremo domenica prossima per le Giornate Europee del Patrimonio». Il 28 settembre lappuntamento col professore - sarà proprio lui a guidare il viaggio attraverso il mondo di Spadolini - è dalle 10 alle13 e poi di nuovo dalle 14,30 alle 18,30 (per arrivare al cancello col numero 139 di Pian de Giullari si può anche prendere lautobus 38 da Porta Romana, per informazioni telefonare allo 055687521). Ceccuti non è stato soltanto il collaboratore più assiduo e fidato di Spadolini ma anche lerede spirituale della sua lezione. Basta guardarlo camminare in mezzo agli scaffali e alle bacheche per capirlo, al suo passaggio gli oggetti si animano. La vetrina allingresso contiene lintera opera di Carducci, accanto ci sono i volumi di Capponi e le collezioni complete originali dellEncyclopedie di Diderot e DAlembert, della Pléiade, il Mondo di Pannunzio e Il Corriere della Sera negli anni della direzione Spadolini. «I libri non li faceva toccare a nessuno», racconta Ceccuti, «diceva che si spolverano leggendoli». Durante il lungo periodo romano Spadolini tornava a casa solo il sabato e la domenica: «Si chiudeva in questo salottino che lui chiamava "la stanza maestra e compagna" a leggere e rileggere opere che sapeva quasi a memoria, grazie alla sua prodigiosa capacità di ricordare tutto. Diceva che quello era il suo modo per dialogare con i morti». Non morti qualunque ma illuministi, filosofi della politica, storici, studiosi conosciuti in gioventù come Benedetto Croce, attivisti come Piero Gobetti e poi naturalmente la sterminata bibliografia su Napoleone e Garibaldi, i suoi due "amori" che lo affascinavano perché avevano saputo combattere non solo con le armi sul campo ma anche con lintelligenza ai tavoli della diplomazia. I cimeli garibaldini non si contano, a cominciare da un particolarissimo orologio da parete dove leroe dei due mondi segna il ticchettio delle lancette girando gli occhi spiritati a destra e sinistra («una cosa che fa impazzire i ragazzini delle scuole medie quando vengono a trovarci», racconta Ceccuti). Ci sono due fucili e unascia della spedizione dei Mille, una giubba lacerata, una lettera autografa in cui Garibaldi da Caprera scrive a Rattazzi che lo convoca in Parlamento alla vigilia della morte di Cavour. Tantissime le caricature esposte e le vignette satiriche, in particolare quelle di Forattini che lo ritraeva nudo e roseo. Una stanza intera raccoglie i regali dei capi di Stato, dal vaso della Thatcher alle caramelle della Casa Bianca donate da Reagan. Pochissime invece le foto della vita politica, come quella con La Malfa e Moro per la nascita dei Beni culturali. Una vita per lo Stato, riassunta dallultima frase rivolta al neoeletto Berlusconi in Senato: «Si ricordi presidente», disse, «che si va al governo, non si va al potere. E si va con le valige pronte».
FIRENZE - Foto, cimeli, caricature nelle stanze della Storia
La villa novecentesca di Giovanni Spadolini a Pian de Giullari, vicino a Firenze, è stata la sua residenza e il suo studio. La casa è stata costruita all'inizio del Novecento e contiene rare collezioni di libri e opere d'arte. Il custode della villa, Cosimo Ceccuti, è anche il presidente della Fondazione Spadolini e direttore della rivista "Nuova Antologia". La villa è aperta solo occasionalmente al pubblico, ma il 28 settembre si apre per le Giornate Europee del Patrimonio. La casa contiene molti oggetti personali di Spadolini, tra cui libri, opere d'arte e cimeli storici.
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