Dalle fondazioni bancarie dell'EmiliaRomagna nel 2007 sono giunti investimenti culturali per un cifra superiore a 83 milioni, spesi a sostegno di interventi di restauro, recupero di interi complessi museali, acquisizioni di opere d'arte, attività di teatri e di orchestre, distribuiti lungo l'intero asse della Via Emilia, in città piccole e medie e nei capoluoghi, ad ennesima dimostrazione che in questa regione il policentrismo, anche nella distribuzione della ricchezza, è tutto tranne che una teoria. Secondo i dati diffusi dal Centro di Documentazione sulla Fondazioni e Fondazione Giovanni Agnelli, in Lombardia la Fondazione Cassa di Risparmio delle Province Lombarde (Cariplo) nello stesso anno ha investito 52 milioni e mezzo, ma è l'unica. In Piemonte l'ammontare dei denari spesi per la cultura, materiale e immateriale, è sostanzialmente pari all'Emilia Romagna. Ma le fondazioni bancarie piemontesi sono dodici, e diciannove quelle emiliane e romagnole; e nel capoluogo piemontese si concentrano i due colossi della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, che nel 2007 hanno speso rispettivamente 31,3 e 32,2 milioni. In Emilia Romagna cifre di quella grandezza sono spese solo dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, che nel 2007 ha investito nelle arti e nei beni culturali 30 milioni, ovvero il 54 per cento della spesa totale. È decisamente straordinaria anche la cifra spesa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena: 13.681.000 euro. Sono i numeri che hanno consentito, ad esempio, il restauro della Ghirlandina e il contestuale intervento dell'artista Mimmo Paladino, che ha "fasciato" la torre con una sua opera, l'avvio del progetto triennale per la costituzione di una collezione internazionale di fotografia contemporanea, il sostegno all'annuale Festival Filosofia promosso dalla Fondazione Collegio San Carlo. Ma finanziamenti importanti sono stati decisi e spesi in tutti i centri e tutte le province a Ferrara, Parma, Ravenna, Cesena, Forlì ma anche a Imola, Carpi, Cento, Lugo e non solo a Bologna. Sono le 19 fondazioni bancarie emiliane e romagnole a garantire, dinanzi al sostanziale arretramento dello Stato e ai tagli inferti ai bilanci degli stessi Comuni e Province, il perdurare della ricchezza del tessuto di musei, biblioteche, archivi, parchi archeologici, cinematografi, teatri d'opera e di prosa, compagnie e festival che contraddistingue la regione che vanta i più alti consumi culturali in Italia. La Fondazione Carisbo di Bologna è il principale ente finanziatore dell'Orchestra Mozart, l'ultimo nato dei complessi creati da Claudio Abbado. È anche il principale socio privato della Fondazione lirica Teatro Comunale. Nel bipolarismo musicale che caratterizza l'Emilia Romagna, divisa tra la verdiana Parma e la wagneriana Bologna, è invece la Fondazione Cariparma a sostenere le sorti del Teatro Regio, come socio fondatore, e dell'Orchestra Arturo Toscanini. Complessivamente, nel 2007, la Fondazione Cariparma ha speso 9 milioni, destinandone oltre la metà agli enti pubblici. La Fondazione Monte di Parma, ne ha spesi, nel settore artistico e dei beni culturali, 2,4, pari al 70 per cento della spesa complessiva. Tornando alla Fondazione Carisbo di Bologna, negli ultimi anni hanno assunto sempre maggior rilievo le iniziative direttamente promosse e realizzate dalla fondazione di Casa Saraceni, legate in particolare all'itinerario "Museo della Città", in cui confluiscono raccolte d'arte antica e contemporanea, oratori, luoghi e scuole consacrati alla musica antica e persino al canto gregoriano. Viceversa la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna (che nel 2007 ha speso nel settore 6.390.000 euro), d'intesa con il Comune sostiene con particolare attenzione il teatro di prosa, fino a farsi promotrice della creazione di un centro servizi per le attività delle giovani compagnie, la Cineteca e il Mambo, il Museo d'arte moderna di Bologna. (b.tor.)