LA CULTURA L'INIZIATIVA Ci sono anche le opere degli appartamenti privati del cardinale Sepe nel museo diocesano di largo Donnaregina. Tra le 300 opere che ieri mattina i visitatori hanno potuto ammirare al secondo piano del ritrovato museo, inaugurato lo scorso 23 ottobre dal presidente Napolitano, anche il «Martirio di San Bartolomeo» di Andrea Vaccaro e «Cristo in Croce con la Maddalena» entrambi di autore ignoto e provenienti dal palazzo arcivescovile. E il cardinale Sepe scherza: «Ecco dov'è finito il quadro che si trovava alle spalle della mia scrivania». Ma in realtà aveva anticipato: «Credo che bisognava dare il buon esempio. Spogliarsi dei propri beni perché insieme all'immenso patrimonio che qui ammiriamo formino un libro leggibile per tutti». E il museo si presenta proprio come un viaggio espositivo ben definito: attraverso tavole, tele, tessuti e manufatti lapidei e oreficeria, organizzati in percorsi tematici, si ripercorre la vita cristiana come imitazione di Cristo. «Beni - aggiunge Sepe - che possono offrire un messaggio di fede: perciò con le catacombe di San Gennaro, al più presto - annuncia l'arcivescovo - creeremo un vero e proprio itinerario che inglobi la cattedrale, il museo, le reliquie del patrono e rappresenti la bellezza e la grandezza di questa Napoli, facendo emergere quello che è stato e quello che ancora è». «Ma c'è di più - aggiunge don Adolfo Russo, vicario per episcopale per la cultura e direttore del museo - in questa città che brucia di problemi e anela un riscatto, la Chiesa non vuole tornare al passato, ma recuperare dalla bellezza del passato il grande spessore artistico e civile che Napoli ha avuto». «Recuperando il suo patrimonio artistico - dice l'assessore Cascetta, in rappresentanza della Regione - nei suoi itinerari artistici, il museo diocesano va ad arricchire un vasto patrimonio culturale, impreziosito da un collegamento metropolitano che entro tre anni sarà ulteriormente potenziato». Presenti, tra gli altri, all'inaugurazione anche il vescovo ausiliare padre Filippo Iannone con il direttore dell'Ufficio beni culturali padre Eduardo Parlato, l'assessore Nicola Oddati, il soprintendente Enrico Guglielmo, il procuratore generale Vincenzo Galgano, il procuratore Giovandomenico Lepore, il presidente della Corte di Appello Raffaele Numeroso.