Guido Donatone è presidente sez. Italia Nostra - NAPOLI La storica libreria e casa editrice napoletana dei Colonnese deve chiudere. Lo ha deciso il soprintendente, regionale per i Beni Culturali De Caro, che ha avanzato perplessità «circa la rilevanza della libreria e della sua attinenza alla vita culturale e civile della città di Napoli, in modo tale da creare quella immedesimazione tra strutture e valori storico-culturali», che avrebbe giustificato la tutela, previa apposizione di un vincolo di destinazione, della libreria nei locali in cui è situata da decenni. Il giudizio di De Caro è riportato in una nota del 26 gennaio scorso del soprintendente ai Beni Architettonici Guglielmo, il quale dichiara pertanto di essere costretto "suo malgrado" a rinunciare alla sua precedente proposta favorevole alla apposizione del predetto vincolo di destinazione. Il vincolo avrebbe salvato la libreria Colonnese dallo sfratto ingiunto dal Conservatorio di S. Pietro a Maiella al cui esterno è allocata la storica libreria. La richiesta di tale vincolo era stata richiesta con successo da Italia Nostra anche per altre librerie cittadine, la Treves, la Guida di piazza dei Martiri. Per la tutela della libreria Colonnese vi è stata la massiccia mobilitazione di uomini di cultura e personalità politiche (tra cui lo stesso sindaco Rosa Russo Iervolino e l'assessore ai Beni Culturali della Regione, Di Lello), che sostenevano il contrario di quanto ritiene De Caro perché la suddetta libreria svolge da decenni un ruolo insostituibile di presidio culturale in una zona a rischio del centro storico di Napoli con la sua attività editoriale e di ricerca antiquariale di testi antichi o introvabili. Vengono così vanificati non solo l'amore per il libro e per la sua diffusione, cui ha dedicato la sua esistenza Gaetano Colonnese, fondatore della libreria (il quale piuttosto che trasferirsi è deciso a chiudere l'attività), ma l'impegno della società civile napoletana che tenta di opporsi al continuo processo di depauperamento del patrimonio culturale cittadino. Siamo quindi costretti a denunciare all'opinione pubblica napoletana questo ulteriore inspiegabile episodio di indifferenza, anzi di affossamento dei valori culturali e di impegno civile. A mio avviso, la scomparsa di una libreria equivale alla demolizione di una chiesa.