Sempre più fragile, più esposto alle vibrazioni ambientali prodotte dal flusso dei visitatori e dal traffico. È il David di Michelangelo, al centro di un seminario tenutosi ieri a Firenze, durante il quale Antonio Borri, ingegnere e docente di Storia delle costruzioni a Perugia, nonchè esperto della celebre statua perchè da tempo conduce con un gruppo di specialisti una indagine sulla stabilità del capolavoro michelangiolesco, è tornato a lanciare l'allarme, rivelando il caso delle fessure riaperte nel marmo del broncone (il tronco dell'albero) e ricordando che il capolavoro dalle «caviglie fragili» non è certo un corpo rigido e immobile, ma risente di tutte le sollecitazioni che il mondo circostante gli arreca. La soluzione proposta da Borri è un isolatore sismico inserito al di sotto del basamento ottocentesco, in grado di tagliare alla base ogni vibrazione. A Borri ha replicato la soprintendente al Polo museale fiorentino Cristina Acidini: «Ci sono momenti di preoccupazione che stiamo valutando attentamente e che sono sotto monitoraggio costante. È necessario tuttavia dissipare il senso di allarme immediato, che non c'è». Preoccupazioni sul David scatterebbero, secondo Acidini, solo «in caso di sisma di magnitudo eccezionale». Caso in cui, naturalmente, «non sarebbe a rischio solo il David ma l'intero museo che lo custodisce». Esiste comunque da tempo un gruppo che controlla costantemente la statica della scultura ospitata nella Galleria dell'Accademia, coordinata dall'ingegner Luciano Marchetti. E, paradossalmente, «per mettere in sicurezza la statua occorrono misure molto impegnative, che potrebbero comportare uno stress per l'opera stessa». Secondo la soprintendente, neppure il distacco degli stucchi apposti quattro anni fa può essere elemento di forte preoccupazione. «Il fatto che gli stucchi si siano ristretti, quindi mossi, è abbastanza comune quando si ha a che fare con i marmi. Ma questa non è una prova per lanciare un allarme straordinario».