Il parco nellantica Volcei: unesperienza civile unica perché condivisa con la comunità locale Ho sempre lavorato in unatmosfera ostile. Le istituzioni locali mi vedevano come una nemica La prima estate da pensionata dellex soprintendente che adesso racconta vittorie e fallimenti nella difesa del territorio Di primo mattino Giuliana Tocco Sciarelli scende in spiaggia ad Ascea, nuota e prende un po di sole, «è il momento più bello per godersi il mare» dice questa donna minuta, col sorriso di ragazza, che trascorre la sua prima estate da pensionata. Una vita per larcheologia, passione per la ricerca e strenuo lavoro di tutela, «il senso di responsabilità verso la comunità» dice. Se guarda indietro, Giuliana ricorda una bambina piena di fantasia che gioca nella casa di via Santa Brigida, in uno dei palazzi della Galleria Umberto, nei suoi grandi saloni affrescati, pieni di specchi e balconi con vista su San Martino e il porto di Napoli, «un cielo così azzurro intenso, come oggi non ne vedi più...». «La mia è una famiglia con forti ideali di democrazia e impegno civile, mio padre Donato, medico, è stato uno dei primi iscritti al Partito dazione». Tre fratelli: Adriana, insegnante e presidente del Cidi, riferimento di insegnanti e genitori democratici, Gabriella, docente di biologia cellulare alluniversità, Marcello, impegnato sindacalista della Cgil. Fresca laureata in Lettere con indirizzo classico, Giuliana frequenta la scuola di specializzazione a Roma. «Avevo maestri del calibro di Bianchi Bandinelli, Becatti, Pallottino, la numismatica Luisa Breglia». Poi la grande occasione. Parte da Napoli con una borsa di studio per Firenze, che soffre le conseguenze della disastrosa alluvione del 1966. Passa mesi a catalogare e studiare, frequenta un gruppo di studiosi tra cui letruscologo Mauro Cristofani, il sovrintendente Guglielmo Maetzke, che progettano lavori di restauro, «tra noi si respirava unaria di grande collaborazione» dice. Studia un anno intero per prepararsi al concorso per entrare nella carriera direttiva degli archeologi del ministero. Vince la prova e si aggiudica uno degli otto posti in Italia. La spediscono in Basilicata, alla soprintendenza archeologica di Potenza. «Avevo 29 anni e sul treno per la Basilicata viaggiavano donne vestite di nero con il fazzoletto in testa». Alla stazione, con un fascio di rose in mano, cera ad attenderla il sovrintendente Dinu Adamesteanu, un rumeno con cittadinanza italiana che sarà il suo maestro. Ne parla con ammirazione: «Era un personaggio unico, dalla vita avventurosa, pazzesca. Per me è stato una guida fantastica. È stato lui a creare lAerofototeca del ministero dei Beni culturali, un pioniere». Per Giuliana Tocco Sciarelli sono gli anni dellimprinting. In Basilicata approdano archeologi di fama internazionale, come Pierre Leveque e Juliette de la Genière, Georges Vallet, «le scoperte si accavallavano: nellarea del Vulture trovammo necropoli e tombe principesche. La Basilicata si svelava come una delle parti più interessanti del territorio italiano». Lei stessa, qualche anno più tardi, sorvolando con un aereo da turismo un pezzo della Campania scopre ad Alife un anfiteatro conosciuto solo per le fonti scritte. «Avevano appena tagliato il grano e sembrava dipinto con la calce. Fu una visione spettacolare». Giuliana Tocco è unentusiasta della vita. Nel 1976 viene chiamata alla soprintendenza di Napoli e Caserta, responsabile del territorio flegreo e della provincia di Caserta. Sa in partenza che lì sarà ben altra musica. «Ho sofferto molto ad allontanarmi dalla Basilicata, però nel frattempo avevo deciso di sposarmi. Mi affibbiarono il casertano prima da ispettore e poi da direttore. Al posto di Werner Johannowsky, che era diventato soprintendente a Salerno. Suo padre, svizzero di San Gallo, aveva quella libreria di piazza Plebiscito di cui parla Giorgio Amendola nel libro "Una scelta di vita", punto di ritrovo dellintellighenzia napoletana». A Napoli, però, è stata dura. I soprintendenti erano Alfonso De Franciscis e poi Fausto Zevi. «Larcheologia urbana è lattività più difficile. Io ho sempre lavorato in unatmosfera ostile. Nelle città moderne cercavo di fare controlli, ma le istituzioni locali mi vedevano come una nemica. È successo a Santa Maria Capua Vetere, Capua antica, la grande città etrusca sede di scavi nelle ricchissime necropoli. Il sindaco di Teano, un posto favoloso per larcheologia, mi fece unopposizione feroce. Su un giornale locale scrisse: "Questa donna è dacciaio e se ne deve andare"». Le toccano anni di fuoco, scontri diretti e violenti con amministratori e istituzioni varie. «La tempestività nel mio lavoro è fondamentale, un colpo di pala ti manda allaria in cinque minuti secoli di storia. Ordinare la sospensione dei lavori per un ritrovamento archeologico, vuol dire farsi subito un esercito di nemici». Nei Campi Flegrei sfida i portuali di Baia. «Scoprii che ogni anno veniva la draga a scavare nel porto, perché le navi commerciali avevano bisogno di fondali sempre più profondi. Blocco i lavori: laggiù cera la città antica, era stata portata alla luce la bellissima statua di Ulisse e del compagno con lotre. Non si poteva continuare a sfregiare il fondale. Al porto mi accolgono i portuali infuriati. "Che ce ne dobbiamo fare di queste pietre vecchie? Noi dobbiamo faticare" urlano. Non mi lascio intimidire e vado avanti. Lo scalo marittimo viene chiuso. Si fa uno scavo bellissimo sottacqua, viene alla luce un complesso di splendide sculture che ornavano il triclinio del Palazzo imperiale a mare. Oggi esposte nel Castello di Baia. Sei anni fa, allinaugurazione di una mostra sui rinvenimenti nellarea flegrea allestita nella palazzina vanvitelliana, si avvicina un ex portuale tutto orgoglioso e dice: "Dottoressa, sa, abbiamo formato unassociazione per le visite guidate alla zona archeologica". Che soddisfazione: negli scontri di un tempo era stato gettato un seme che dava i suoi frutti». Il Castello di Baia, bene demaniale inutilizzato, viene trasformato nella sede del Museo dei Campi Flegrei. Stessa operazione a Santa Maria Capua Vetere, nell"Istituto di incremento ippico", proprio davanti allanfiteatro: «Riuscii a farmelo assegnare dallIntendenza di finanza di Caserta in quattro e quattrotto». Nellottobre del 1986 inizia lavventura di Salerno. «Da soprintendente per i Beni archeologici ci sono rimasta per venti anni. Ed è stata una delle mie fortune perché in venti anni si possono fare tante cose: conoscere un territorio, capirne le potenzialità, programmare, ottenere finanziamenti e vedere le opere realizzate. È un privilegio che tocca a pochi, me ne rendo conto». Il nome di Giuliana Tocco Sciarelli è legato soprattutto a Paestum con i suoi maestosi templi dorici, allinterno del parco archeologico tra i più visitati dItalia e generosamente finanziato con fondi Fio. È Velia, però, il «grande amore», «dopo Marco, mio figlio, la cosa più bella della mia vita», nato dal matrimonio con Cesare Sciarelli, medico, scomparso prematuramente. «Velia è un pezzo di Grecia trasferito in Italia, una collina verdeggiante fitta di ulivi molto somigliante a Efeso, con unacropoli su cui si erge la torre del castello medievale. Vi passano 30 mila visitatori allanno. Cercavo finanziamenti, il direttore generale del ministero era Francesco Sisinni. Li ottenni con la legge 64, tre miliardi di lire per la progettazione del parco archeologico. È stata la base per conseguire i finanziamenti per la realizzazione delle opere, quelli ministeriali e quelli europei assicurati dalla Regione Campania. Complessivamente, una cinquantina di miliardi di vecchie lire». Una vittoria e un fallimento. «Non siamo riusciti a suscitare nella popolazione la voglia di riqualificare il territorio. Oltre la splendida area archeologica cè una marina cementificata oltre ogni limite». La vulcanica soprintendente mette in cantiere una iniziativa dietro laltra. A Pontecagnano nasce il museo "Gli etruschi di frontiera", uno ad Ariano Irpino, poi Eboli, quello assolutamente innovativo, del quale è molto fiera, il "Museo narrante", tutto basato sulla multimedialità, nei pressi del santuario di Hera Argiva, alla foce del Sele, scoperto da Paola Zancani Montuoro e da Umberto Zanotti Bianco. «Un piemontese - racconta larcheologa - che ha incontrato il Sud dopo il terremoto in Calabria del 1908». Ancora, il museo del Sannio Caudino a Montesarchio, gli Antiquaria di Palinuro, di Santa Maria di Castellabate e di Roccagloriosa. Buccino nel Vallo di Diano, danneggiato dal terremoto dell80, è unaltra tappa positiva. Nella antica Volcei nasce il progetto di parco archeologico urbano. «Unesperienza civile veramente unica» sillumina la soprintendente, «perché davvero condivisa con la comunità locale. Al ministero si sono entusiasmati e ci hanno dato 12 miliardi di vecchie lire, altrettanti sono arrivati dalla Regione». Molti traguardi che si riassumono nel "Premio alla carriera", ricevuto di recente nellambito del festival "Capitello doro", e nel "Gladiatore doro", consegnato a Benevento. Dopo Pontecagnano e Roccagloriosa, anche il Comune di Buccino lha gratificata con la cittadinanza onoraria. E una motivazione per cui Giuliana sfodera il suo sorriso fanciullesco: «Per averci dato lorgoglio del passato e la speranza del futuro».