Sant'Ambrogio, Darsena e XXV Aprile, lavori e polemiche Ripartono i cantieri per i parcheggi. E con essi le polemiche corroborate da ricorsi, lettere e carte bollate. L'ultima missiva l'ha spedita l'associazione Italia Nostra direttamente al ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi. Il presidente Giovanni Losavio ha chiesto al governo di intervenire per bloccare le ruspe alla Darsena e in Sant'Ambrogio dove, secondo gli ambientalisti, occorre tutelare il porto leonardesco e il piazzale della basilica. «Si è bloccato il parcheggio al Pincio di Roma, si blocchino anche questi», è il ragionamento di Italia Nostra, facendosi forte della legge che vieta «trasformazioni incompatibili con la natura dei beni culturali pubblici e lesive della loro stessa integrità fisica». In attesa che Bondi prenda posizione, i lavori procedono. E questa volta sia i residenti che i commercianti delle zone interessate sperano di non subire ulteriori stop. Il primo via libera è arrivato per piazza Meda, fermo dal 2005 per indagini archeologiche. Un'opera la cui conclusione era prevista a febbraio 2007 e i cui costi sono lievitati tanto che già si parla di un ticket orario da 2,20 euro, anziché 1,55 previsto inizialmente. In compenso nell'area sono affiorati importanti resti della Mediolanum: reperti risalenti alla prima età imperiale fino a epoche più tarde (IV-V secolo d.C). La previsione del Comune è di consegnare il parcheggio a inizio 2010. Per Ì700 posti sotto la Darsena, invece, si dovrebbe cominciare a scavare entro la fine dell' anno in attesa di dare il via libero definitivo a ulteriori 300 box per i residenti, proposti da costruttori e gestori per recuperare 7 milioni di costi extra (il bando è stato aggiudicato nel 2002). Più indietro la tabella di marcia di piazza XXV Aprile (346 posti pubblici, 322 privati), dove il problema è rappresentato dalla tecnica di costruzione. Per l'utilizzo dei tiranti (metodo più veloce) il Comune ha chiesto il parere ai condomini adiacenti. Solo due stabili, al momento, si sono dichiarati favorevoli. Se sarà necessario impostare diversamente il cantiere, si prevede un altro anno di ritardo e costi aumentati di cinque milioni di euro.