Scintille fra il critico e la sovrintendente. La Fornari Schianchi: «Non so di cosa parla» «In questa mostra c'è un falso. E chi mette un falso in mostra non deve far tanto lo spiritoso». La «bomba» arriva a fine pomeriggio e la firma Vittorio Sgarbi in replica alle parole di Lucia Fornari Schianchi che aveva ironizzato sulla verve del critico («se avessi tutto il tempo che ha lui per allenare la mia dialettica fra noi ci sarebbe un bel duello») e sul suo vulcanico intervento. Venti minuti in cui Sgarbi ha parlato d'arte ma anche di politica, scherzando con ex ministri, parlamentari e persino col premier («Attilio Bertolucci quando parlava di Correggio aveva l'armonia stampata addosso. E' anche vero che allora non c'era Berlusconi premier...»). E al termine del quale, dopo le parole della Schianchi (che ha ricordato «il duro lavoro del piccolo ufficio della Sovrintendenza che è uscito dalla burocrazia mettendo in campo seri progetti scientifici») ha ribattuto inviperito: «Io sono molto più serio di te, senza dubbio». Un botta e riposta che ha avuto un'appendice quando Sgarbi si è trovato attorniato dai giornalisti, finita la cerimonia ufficiale. Ed è lì che è arrivato il colpo di teatro. In qualche modo correggesco, come uno smagliante trompe l'oeil: «C'è un falso in questa mostra». Quale, di chi, incalzano i giornalisti. «Di un padano, vivente. E altro non dico, lo scoprirete». «Non so a cosa Sgarbi si riferisca. In questa mostra non ci sono falsi, ma qualche attribuzione problematica e controversa. E' uno dei temi che affronteremo nel convegno internazionale che si terrà a novembre» ribatte la soprintendente per il Patrimonio storico artistico ed etnoantropologico di Parma e Piacenza. Ma il sasso è lanciato e si apre la «caccia» al falso. «Che dire? Ogni mostra ha un mistero, questo è uno di quelli» cerca di chiudere col sorriso Lucia Fornari Schianchi. Ma la provocazione di Sgarbi, e prima ancora il suo intervento, hanno comunque dato all'inaugurazione, di una ufficialità un po' ingessata, l'allure dell'evento mediatico. Anche se «evento» a Sgarbi proprio non piace. «Un evento è un bambino che nasce con due teste, per Parma Correggio è la quotidianità, è come il culatello, è la felicità ordinaria di essere nati qui. Pensate chi vive a Milano, con la Moratti...... Sgarbi scherza con Lunardi, con Vignali («lui e Ubaldi sono la stessa persona divisa in due»), ma non scherza quando rivendica il suo lavoro come presidente del Comitato Parmigianino: («Abbiamo chiuso con un attivo di 400milaeuro»), e quando parla di Correggio. «Correggio è sensualità, è la vita contro la forma. C'è qualcosa di pagano anche nelle sue opere sacre, qualcosa di così lontano dal sottile intellettualismo narcisista di Parmigianino. Non poteva star lontano dalla sua città e non aveva alcun bisogno di andare a Roma: è il più grande artista padano. Ci doveva essere Bossi a questa inaugurazione. Correggio sta in un quintetto che comprende Tiziano, Leonardo, Raffaello e Michelangelo. E ci sta al pari degli altri» E ancora, frecciate contro la mostra romana sul Correggio. «Chi ci è andato ha sbagliato. E anche se non ha sbagliato, gli manca comunque Parma. Roma aveva i quadri, ma volete mettere le cupole? Cosa c'è di più sexy?». E alla fine, cede anche sull'«evento». «Le mostre sono una rottura... ma qui puoi sfiorare le cupole, è un attimo unico, irripetibile. Ecco, sì, un evento».