Leo Nucci: «Più competenza, e meno politica» Il recentissimo commissariamento della Fondazione Arena, deciso dal ministro Bondi a fronte dei passivi dei bilanci 2006 e 2007, non ha mancato di lasciare nello stupore e nella delusione i molti appassionati e melomani della città, ma anche alcuni degli addetti ai lavori areniani. Fra loro, per primo, il baritono Leo Nucci, da diciotto anni uno dei grandi interpreti delle stagioni liriche estive, di cui abbiamo raccolto alcune significative esternazioni. «Credo si tratti di un provvedimento di breve durata, certamente dovuto per legge, che però mi porta a fare inevitabilmente alcune considerazioni sulla nostra musica lirica, tanto amata in tutto il mondo. Sono allo Staatsoper di Vienna per cantare il Simon Boccanegra di Verdi assieme a due altri colleghi italiani, il tenore Mario Malagnini ed il basso Giacomo Prestiti. Anche ieri sera teatro esaurito, applausi a non finire, col sovrintendente Johann Hollaender a pregarci di fare un concerto in suo onore nel 2010, per festeggiare i suoi vent'anni alla reggenza del teatro. Capite, 20 anni!». «E qui da noi, invece», prosegue il baritono, «i sovrintendenti durano sei mesi. Mi chiedo come mai in Italia non sia possibile fare altrettanto, avere della gente competente alla guida dei teatri, sui quali poter contare per impostare programmi seri, a lungo termine, senza che la politica debba andare ad inquinare tutto». Dal direttore d'orchestra Giuliano Carella nessuna esternazione se non un «dolore profondo per questo inaspettato commissariamento, dal momento per l'Arena ho un amore viscerale». Però anche un guizzo di ottimismo dato dal fatto che «ho nello stesso istante molta fiducia nel sindaco Flavio Tosi. È un uomo che ha dimostrato capacità, idee precise e che ama profondamente l'Arena. Saprà sicuramente risollevarla dalle secche in cui è caduta. L'Arena ha poi potenzialità enormi per ritornare ad essere il teatro splendido di un tempo. Alla fine saranno decisive per la sua rinascita». Un altro parere è quello del maestro Claudio Scimone più preoccupato per l'interruzione «in generale dei programmi artistici che comportano i commissariamenti», più che per i risvolti finanziari di cui confessa di non saperne molto. «Ma per Verona, dove si parla di una breve durata del provvedimento, non posso che augurare una felice conclusione della crisi». «L'importante è che dopo il commissariamento - sono invece le parole del regista Carlo Ceschel, ex dipendente dell'ente lirico - arrivino personaggi e professionisti competenti, che amino davvero il teatro». «Purtroppo - dice ancora - a Verona tutta la cultura è una cenerentola, messa miseramente in un angolo, quando invece ha bisogno di essere portata in primo piano. Questo commissariamento dovrebbe essere dunque una molla che ci fa fare il giusto salto in avanti, un autentico cambio di mentalità. L'Arena ha bisogno di un vero rilancio artistico e i mezzi finanziari messi a sua disposizione non dovrebbero servire a scambi solo con altre realtà regionali - in realtà abbastanza riduttivi - ma con le grandi città europee, con le quali condividere una progettualità di livello internazionale, anche con importanti regie teatrali». Giuseppe Tuppini, neo presidente del circolo lirico Giovanni Zenatello: «È un commissariamento, si dice tecnico, per ri-patrimonializzare la Fondazione Arena e non ho motivi per supporre il contrario, però è stato davvero scioccante il suo annuncio per l'immagine della città e di un teatro che hanno sempre goduto del più alto prestigio internazionale». Tuppini non lascia dubbi in proposito, anche quando sostiene che «invece di ricorrere sempre alle smunte casse statali per risollevare le sorti del nostro teatro, le forze economi- che locali - mi riferisco in particolare alle banche - dovrebbero pensare al beneficio quasi obbligatorio da rendere alla città». L'indotto che procura l'Arena è la preoccupazione più importante di Tuppini e la rinforza in modo categorico: «Bisogna che ci mettiamo bene d'accordo su che cosa vogliamo fare dell'Arena: un monumento alla musica. o una scatola per confezionare altri tipi di spettacolo che producono poi effetti economici assai limitati? Vorrei davvero vedere in modo chiaro i numeri e le ripercussioni sulle casse comunali». Insomma il commisariamento che ha investito la Fondazione Arena, per decisione del Ministero, ha fatto scaturire anche tutta una serie di considerazioni conseguenti. Fra tutte sembra prevalere quella che il provvedimento ministeriale possa concludere una fase acuta e ne sappia aprire un'altra «più virtuosa». Lo auspicano altri due "patiti" della lirica, come Gianni Zatacchetto del Dopolavoro Ferrovieri e Raffaello Ortolani ex corista in Arena. Per il primo: «Il provvedimento servirà a mettere in riga certi soci privati davanti agli impegni assunti». «Ma nel contempo - dice il secondo - si spera in un forte ricambio: che nei posti chiave non siano più nominati politici occasionali, ma persone addentro la vita, anche quotidiana, del teatro».
VERONA ARENA. Le reazioni. Dai cantanti ai melomani, la crisi preoccupa tutti. Mondo della lirica sotto shock
Il baritono Leo Nucci ha espresso delusione e stupore per il commissariamento della Fondazione Arena, deciso dal ministro Bondi, a fronte dei passivi dei bilanci 2006 e 2007. Nucci ha sottolineato l'importanza di avere personaggi e professionisti competenti al comando dei teatri, che amano il teatro. Il sindaco Flavio Tosi è stato elogiato per la sua fiducia nel teatro e per il suo amore per l'Arena. Il regista Carlo Ceschel ha sottolineato l'importanza di un forte ricambio e di un cambio di mentalità per il teatro.
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