Altro che 'cultura del no" e "antimodernismo conservatore", etichette che una certa stampa ha cercato di affibbiare all'amministrazione di Roma all'indomani dello stop allo scempio del Pincio. Semmai è proprio vero il contrario: le prime scelte e decisioni strategiche operate dal Campidoglio nell'era Alemanno parlano invece di una nuova sintesi in grado di coniugare i giacimenti del patrimonio culturale romano con una fruizione sempre più vasta e diffusa, la tutela dell'arte con la comunicazione. Lo ha confermato Umberto Broccoli, il nuovo soprintendente ai Beni culturali della città, che ieri ha iniziato il suo mandato: «Non sitratta di volgarizzare ma di scegliere una forma semplice di comunicare con il pubblico che punti alla comprensione da parte di tutti. Lo scopo? Imusei devono essere semplici, e durante una visita non ci si deve mai annoiare». Il versante sul quale Broccoli intende puntare tutto è proprio quello della comunicazione, «perché ha aggiunto - c'è bisogno di sapere e di conoscere. E d'altra parte solo se si conosce si può tutelare, altrimenti i musei rischiano di diventare reliquie». Lui, del resto, si definisce un "comunicatone" e il suo stesso itinerario personale è la prova più evidente del nuovo stile. Laureatosi in Archeologia cristiana nel '76 ha insegnato per tre anni all'Università per poi diventare direttore del Castello di Giulio II di Ostia e lavorare come archeologo medievista proprio alla Soprintendenza archeologica di Roma. Ha pubblicato molti libri, ha scritto per anni su quotidiani e riviste ma, soprattutto, è stato autore e conduttore radiofonico e televisivo di trasmissioni cult, da La straordinaria storia d'Italia e Luna Park sino al Novecento condotto da Pippo Baudo. Adesso ha già annunciato per la fine di ottobre un grande convegno dedicato alle fontane romane in cui coinvolge il grande documentarista Folco Quilici. Altro che reliquie, insomma. La cultura di Roma diventa globale.