ANTICHE lapidi marmoree con i simboli della cristianità delle origini. Preziose tavole trecentesche -come il ritratto del cardinale d'Ormont - e rare pissidi settecentesche. Affreschi policromi del Tre-Quattrocento staccati, salvati e incorniciati, accanto a capolavori della pittura (napoletana e di stranieri trapiantati in città) dal XVI al XVIII secolo, dei quali alcuni inediti, ed ex voto del tesoro di San Vincenzo, donati per devozione dal popolo della Sanità al proprio protettore. E soprattutto, la Stauroteca detta di San Leonzio: una spettacolare croce aurea del XII secolo, lavorata in filigrana d'oro con smalti cloisonné e pietre preziose, su base quattrocentesca in argento dorato sbalzato, raffigurante i quattro evangelisti e contenente - secondo tradizione - la reliquia dei frammenti della croce di Cristo. Ha il sapore di una buona novella per Napoli la riapertura definitiva del Museo Diocesano, fortemente voluto dall'arcivescovo della città, Cardinale Crescenzio Sepe e ospitato nella Chiesa di Santa Maria di Donnaregina Nuova, in Largo Donnaregina-via Duomo. Completato l'ampliamento delle sale al piano superiore - oltre duemila mq del monumentale edificio seicentesco restaurato secondo gli standard internazionali, arricchito di nuovi tesori sottratti all'oblio - il primo nucleo di collezioni permanenti - già esposte al pubblico dal 23 ottobre scorso con una prima apertura alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - il nuovo Museo Diocesano sarà inaugurato domani alle 17 dal cardinale Sepe, all'indomani della solennità di San Gennaro. Con un intento preciso, coerente con una pastorale dell'arte e della cultura perseguita dall'alto Prelato con il sostegno del Ministero per i Beni e le attività culturali: «Ho voluto questo Musco - spiega il cardinale Sepe - per mostrare come vanno valorizzati i beni culturali ecclesiastici, che servono alla fondamentale missione pastorale della Chiesa per comunicare il sacro, il bello, l'antico e il nuovo». Il nauseo come luogo di memoria storico-artistica, insomma, ma anche di testimonianze di fede legate alla città e alla sua provincia: «un'istituzione intesa non come contenitore di cose in disuso, appartenenti al patrimonio storico-artistico dell'Arcidiocesi di Napoli abitualmente non più usata o difficile da custodire in altre sedi - precisa ancora l'Arcivescovo - bensì prezioso monumento per far interagire tra loro testimonianze del passato e vissuto ecclesiale a vantaggio del territorio, così da coordinare musei, monumenti, arredi, sacre rappresentazioni, devozioni popolari, archivi, biblioteche, raccolte e altre consuetudini locali». Ne è prova il non convenzionale percorso espositivo tematico, che dalla figura centrale di Cristo ripropone al visitatore il cammino di testimonianza di ordini religiosi, di figure autorevoli della Chiesa di Napoli ma anche di una committenza illuminata che affidava a grandi artisti il compito di raccontare con opere di pregio i segni della fede: dai tesori barocchi della chiesa ai capolavori di Francesco Solimena, Aniello Falcone, Charles Mellin, Luca Giordano, ai quali si aggiunge ora una cospicua raccolta di dipinti tra i quali spiccano «La Madonna che appare a San Nicola daTolentino» di Domenico Antonio Vaccaro, «San Girolamo e l'angelo» di Agostino Beltrano, «Sant'Agnese martire» di Giacomo del Po, «L'angelo custode» di Niccolò Fumo, l'«Adorazione dei Magi» di Marco Pino da Siena, «La strage degli innocenti» di Pacecco de Rosa e un «San Paolo» di Jusepe de Ribera, che è parto di una sezione espositiva dedicata al grande apostolo in omaggio all'anno Paolino, aperta sino a novero bre con opere, tra gli altri, del cavalier d'Arpino e Lanfranco. Oltre alle collezioni permanenti, infatti, che saranno oggetto di un catalogo edito da Elio de Rosa a cura di Pierluigi Leone de Castris (con testi e schede a cura dei più autorevoli storici dell'arte napoletani), il Museo Diocesano Donnaregina ospiterà anche mostre temporanee, eventi, concerti e attività didattiche in apposite aree. Affidato alla direzione di Adolfo Russo, vicario episcopale per la Cultura, con la storica dell'arte Rosa Romano responsabile culturale e Carmen de Rosa general manager, il Museo si propone nelle intenzioni del cardinale Sepe come «un punto di riferimento sia per una sapiente rivisitazione della storia credente della comunità locale espressa nella forma delle arti, sia per una lettura culturale altrettanto sapiente dell'oggi», per «far riscoprire ciò che culturalmente e spiritualmente appartiene a tutti, non però in una prospettiva solo turistica, che non competerebbe alla comunità credente, bensì in quella propriamente umanistica, essendo la Chiesa esperta in umanità».