Malara: "Saremo più presenti" Il direttore regionale per i Beni culturali, Pasquale Malara, ha presentato la mostra "La Grande Guerra. Storie di soldati, arte, immagini e memoria" divisa in due parti, dal 4 novembre fino al giugno 2009. «La collaborazione con la Fondazione è appena iniziata; nel prossimo calendario gli appuntamenti condivisi saranno molti di più. Questa istituzione gode della nostra completa fiducia». Il periodo che stiamo vivendo è turbolento e confuso. AI di là delle scelte di governo e della loro adeguatezza o meno a far uscire il Paese dalla crisi, lItalia rischia di smarrire il senso profondo della storia e i fondamenti dello Stato democratico. Non è casuale se, assieme al revisionismo storico che coinvolge forze politiche di governo e di maggioranza, si assiste a crescenti episodi di violenza anche organizzata. Il rischio vero è quello della lacerazione della trama civile e dello smarrimento su questioni fondanti la convivenza. Non mi pare vi sia la piena consapevolezza di questa situazione né nella politica né nella cultura. Mi limiterò a questultima per svolgere alcune considerazioni. Credo di avere titolo per tarlo perché da alcuni anni mi dedico ad attività di carattere culturale e di cultura politica, avendo dato vita, assieme a molte altre centinaia di persone, alle esperienze del Centro In Europa e della Fondazione Casa America: Villa Rosazza è diventata uno dei maggiori centri di riflessione e di organizzazione culturale di Genova e della Liguria, conosciuta oltre i confini locali. Non mi convince la politica culturale che viene condotta a Genova, così come appare. Intanto perché mi sembra non collegarsi alla fase che attraversiamo e poi perché lente pubblico sembra imboccare una strada di gestione diretta delliniziativa culturale quasi in monopolio, concentrando su di sé sempre più risorse proprie e altrui. I punti di riferimento principali dellinvestimento culturale sono la Regione, le fondazioni bancarie (Carige e San Paolo), i ministeri, gli sponsor privati ecc.. La pressione a concentrare le risorse in capo al Comune e alle sue istituzioni porta facilmente a un impoverimento di ogni altra iniziativa culturale. E in più così si snatura il ruolo proprio di un ente pubblico, che è anche quello di sollecitare e promuovere la creatività. Una così forte concentrazione di risorse genera un malumore che si può attenuare solo accompagnandola ad una politica culturale condivisa e dimostrando di essere al servizio di un pensiero forte. Nel merito le scelte che emergono mi suscitano molte perplessità. Per dirla in breve: mi sembra che ci si indirizzi sempre più a spettacolarizzare la cultura. Le notti bianche possono avere un ruolo per la città, per il commercio e per il turismo (ma non ne sono sicuro) però non sono affatto certo che aiutino la crescita della ricerca e del confronto culturale. Laltro aspetto che mi sembra si affermi attraverso la Fondazione per la cultura è quello di dar vita a un grande circuito di consumo culturale, attraverso cicli di incontri ad alto livello con personalità importanti che percorrono già molte città. Non sarà che così si escludono i protagonisti della vita culturale locale? Si può obiettare che non ce ne sono e allora sarebbe tragico, per la nostra Università soprattutto. Ma se non fosse così, allora anche in questo caso funziona la logica di privilegiare chi è già mediaticamente molto noto e fa anche "spettacolo". Cè però un rilievo più di fondo. Una politica culturale, a Genova soprattutto, dovrebbe tendere a unire il consumo immediato delle idee alla costruzione e valorizzazione di luoghi di produzione di cultura (luniversità ma non solo). Genova dovrebbe ritrovare una vocazione produttiva anche nel campo culturale. Come si sa qui non ci sono case editrici nazionali, riviste di dimensioni sufficienti, non cè una galleria darte di grande livello; non esistono, mi pare, centri sperimentali d cinematografia, di musica... Non penso che queste strutture debbano essere in capo allente pubblico. Penso però che lente pubblico possa e forse debba sollecitare, incentivare iniziative di questo tipo, e soprattutto possa avere grande attenzione a chi produce ricerca, innovazione, sperimentazione, a chi tenta di specializzare il dibattito e liniziativa culturale, a chi costruisce rapporti nazionali e internazionali. Solo così, mi sembra, si può contribuire a valorizzare o far nascere talenti, solo così si può entrare davvero in un circuito nazionale. So bene che questa è una politica a medio termine. Per questo va iniziata subito. Non esclude il consumo culturale ed anche lintrattenimento di qualità ma, li colloca in una strategia che tende a produrre beni durevoli. Altrimenti temo che Genova sarà sempre una periferia anche se frequentata occasionalmente dai più grandi geni dello spettacolo e dai maggiori conferenzieri culturali.