«Nemmeno con il sacco dei deprecabili anni Sessanta qualcuno ... «Nemmeno con il sacco dei deprecabili anni Sessanta qualcuno si era sognato di mettere mano al polmone verde di Carpenedo» dice l'assessore all'Urbanistica, Gianfranco Vecchiato. La società "Il Tinto" ha illustrato qualche giorno fa al nostro giornale il progetto per gli 8 ettari a fianco del boschetto di Carpenedo, oggi campo incolto, domani prolungamento del parco (per 4 o 5 ettari) e villaggio per Vip con una ventina di ville recintate e videosorvegliate per i restanti 3 o 4 ettari. I privati, tutti professionisti mestrini ai quali si è aggiunto di recente un costruttore che ha rilevato la maggioranza delle quote, hanno vinto i ricorsi al Tar e anche al Consiglio di Stato, e sostengono che il loro progetto è di qualità e che, lungi dal mettere in pericolo il boschetto, riqualificherà tutta l'area, compreso il villaggio Sartori. «Almeno per pudore si considerava che via Trezzo fosse la strada più bella rimasta a Mestre e che, quindi, gli aspetti ambientali e architettonici andassero salvaguardati - ribatte Vecchiato -. È la strada delle ville storiche, alcune anche di grande valore architettonico. Lo stesso Comune, con le amministrazioni di destra e di sinistra, non ha mai pensato di aprire quella zona al residenziale. Il privato, però, agisce nel suo interesse, è anche giusto. Ma non vengano a dirci che riqualificano l'area». Anche la Soprintendenza si è fatta sentire, con una lettera al Comune, ribadendo che l'area di via Trezzo a Carpenedo ha una grande valenza dal punto di vista della storia ambientale, paesaggistica e territoriale di Mestre, oltre che un valore ambientale e raccomandandosi alle varie amministrazioni interessate che facciano il possibile perché non subisca interventi sostanziali di tipo edificatorio. La Soprintendenza , insomma, dà la propria solidarietà al Comune ma non va oltre, anche se potrebbe. «Sta valutando la cosa» spiega l'assessore, «potrebbe anche imporre un vincolo su tutta l'area. Purtroppo in genere sanno, per lunga casistica, che un decreto del genere dev'essere cautamente e motivatamente predisposto perché, creando un danno patrimoniale ai privati, potrebbero incorrere in una richiesta di risarcimento danni». Dovrà cavarsela da sola, l'amministrazione comunale e, finite le ferie, sta studiando la questione. «Intanto noi rispetteremo alla lettera la sentenza del Tar, e da quei documenti ci par di capire che i privati non possono occupare aree di terzi per la strada di accesso». Non potranno far entrare le auto da via Frisotti? «No, e sarà da discutere anche per via del Tinto visto che lì siamo a ridosso dell'area tutelata». Altre frecce al vostro arco? «Stiamo verificando se sia possibile mettere dei paletti con il Pat, il piano di assetto del territorio che stiamo approntando, anche se il Pat dev'essere ancora approvato, mentre la questione di via del Tinto è già stata decisa dal Tribunale. Ad ogni modo, nel frattempo, quando i privati consegneranno il piano di lottizzazione i nostri uffici lo vaglieranno molto attentamente, lo passeranno al setaccio, anche per un motivo più generale: questa vicenda rischia di metterci in difficoltà per altri casi analoghi. Non escludiamo, infine, la trattativa con il privato, ma non dovrà chiaramente avvenire mantenendo ferme le sue pretese, dovrà essere al ribasso». Certo che se i vostri uffici non avessero sbagliato, magari i ricorsi al Consiglio di Stato li avrebbero vinti. «Non starebbe a me parlare perché è una vicenda che riguarda la precedente Amministrazione. Ma l'errore consiste solo nel ritardo di un giorno con il quale il Comune ha risposto alle osservazioni della Regione. Tra l'altro 24 ore prima della scadenza l'allora sindaco Costa scrisse alla Regione chiedendo che, visto il periodo particolare (era l'aprile del 2005 e c'erano le elezioni comunali) si potesse demandare la materia all'amministrazione che sarebbe stata eletta di lì a poco. Il problema non riguardava solo il nostro Comune, la Regione era sommersa da controdeduzioni di decine di Comuni e decise una proroga fino a giugno del 2006». Colpa o non colpa, alla fine il privato ha vinto in Tribunale e non sarà semplice andare contro ben due sentenze. «Lo sappiamo benissimo. Posso dire bravo all'avvocato Bianchini che è riuscito a trovare l'inghippo formale, ma non posso dire che sia un'operazione che fa giustizia. Ha un sapore amaro di cose che avvenivano negli anni Sessanta; senza che si offenda nessuno, vocabolario italiano alla mano, questa è una speculazione. È evidente che un'area che prima valeva 2 adesso vale 30. Tutto è speculazione, per carità, solo che in questo caso il privato si deve assumere, oltre alla responsabilità della vittoria per motivi formali, davanti all'opinione pubblica la responsabilità di proporre un intervento di questa natura in un'area tra le più delicate e importanti della terraferma, di cui nessuno sentiva il bisogno, a parte chiaramente il privato».
NO a mettere mano al polmone verde di Carpenedo
L'assessore all'Urbanistica di Mestre, Gianfranco Vecchiato, ha espresso le sue preoccupazioni riguardo al progetto di riqualificazione di un'area a Carpenedo, dove una società privata, "Il Tinto", ha presentato un progetto per costruire un villaggio per Vip con ville recintate e videosorvegliate. Vecchiato sostiene che il progetto metterebbe in pericolo il boschetto di Carpenedo e che la zona è una delle più delicate e importanti della terraferma. Ha anche affermato che la Soprintendenza ha espresso la sua solidarietà al Comune e ha raccomandato di non subire interventi sostanziali di tipo edificatorio.
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