Ma per questioni di viabilità tutto dovrà essere ricoperto nel giro di un paio di mesi Un pezzo di muraglione di età imperiale, altri muri più tardi, presumibilmente del V secolo. Diverse tombe con resti di scheletri, alcune delle quali di età altomedievale. Pavimenti di horrea, i magazzini di granaglie del porto romano, depositi di anfore, pezzi di opus reticulatus a pochi centimetri dal manto stradale. E ancora, tessere di mosaico di quello che probabilmente è un pavimento ancora sotto terra, parti di intonaco che fanno pensare ad un affresco di una parete di una domus. Tutto questo fino a poche settimane fa era coperto da uno strato di poche decine di centimetri di cemento armato, sotto i binari del tram di via Marmorata, tra Testaccio e lAventino. Ora torna alla luce per opera della Soprintendenza archeologica dopo che lAtac ha deciso di sistemare i binari su uno strato di materiale che impedisca le vibrazioni di cui da anni si lamentano gli abitanti della zona. I lavori sono partiti ad agosto, i binari sono stati sollevati e tolti e sotto si è trovato un pezzo della storia di Roma, ancora da indagare e catalogare. Spiega Alessandra Capodiferro, responsabile per la Soprintendenza dellarea dellAventino: «Le fotografie scattate allinizio del secolo in via Marmorata mostrano che tracce di costruzioni romane erano incorporate nelle case dellepoca. Dopo gli interventi di urbanistica che sono seguiti tutto questo è stato cancellato. Dove ora sono i binari del tram erano stati stesi alla fine dell800 quelli dellomnibus a cavallo. È stato allora, probabilmente, che si è coperto quanto cera con una soletta di cemento che ha nascosto tutto». È questo che ora sta tornando alla luce, anche se lo scavo è costretto in spazi angusti proprio per motivi di sicurezza legati al passaggio dei tram e delle auto. «Si procede nel solco di un binario per volta», ci spiega larcheologa Paola Quaranta, responsabile dello scavo, «ora stiamo lavorando dovera il binario dalla parte di Testaccio; finito questo, copriremo e passeremo allaltro binario, quello verso lAventino». Una necessità dovuta al fatto che su uno dei binari devono continuare a passare, tutte le notti, i tram che vanno al deposito, che si raggiunge solo passando di qui. I tempi sono ristretti, proprio per il disagio che la chiusura dei binari comporta per gli utenti del tram: tutto dovrà essere finito e ricoperto nel giro di un paio di mesi, anche se sarà difficile rispettare i tempi, visto le scoperte che si stanno facendo in queste due strisce di terreno. «Questa strada sotto le pendici dellAventino era una via molto antica, una delle prime di Roma, che portava al mare, alle saline di Ostia. Ed ha continuato ad essere importante», spiega Paola Quaranta, «sia durante limpero, a causa della presenza dei magazzini del porto e di tutti gli uffici che erano collegati alla loro attività, sia in seguito, nella Roma cristiana, perché di qui passava la strada che andava alla Basilica di San Paolo, un luogo di grande rilevanza per la città del V e del VI secolo». Tratti di basolato romano, posti su diversi strati e quindi di epoca diversa, testimoniano questo ruolo attraverso i secoli. E accanto alla strada erano stati costruiti molti edifici: uffici del mercato dellepoca imperiale, ma anche domus più tarde, come dimostrano alcuni tipi di anfore del V secolo affastellate nelle discariche. Segno del tempo che passava, e anche della società che si imbarbariva, sono le tombe costruite in alcuni casi semplicemente con cumuli di pietre messe una sullaltra. Un tipo di inumazione molto rozza rispetto alle tumulazioni di età imperiale. E così anche le mura alzate usando pezzi di riuso presi da altre mura più antiche ma messe alla rovescia, o in parte edificate con semplici massi di tufo, fanno capire che si erano perse le conoscenze e le tecniche di costruzione degli antichi. Gli scavi, condotti dalla cooperativa Lateres, continueranno nei prossimi giorni effettuando saggi su alcune parti mirate dello scavo, dove ci sono segnali che lasciano supporre che sotto possa esserci qualche cosa di davvero importante: il pavimento e laffresco, in particolare. Dopo di che quello che è stato scavato sarà ricoperto, anche se non si esclude che possa essere rinvenuto qualche cosa che sia opportuno rimuovere. «Dobbiamo discuterne nei prossimi giorni con lAtac, con la quale la Soprintendenza ha avuto finora un ottimo rapporto», spiega la dottoressa Quaranta, «soprattutto per quello che riguarda due parti dello scavo che secondo noi andrebbero approfondite. Dopo di che, proprio a partire dalle indicazioni che ci sono venute dallo scavo effettuato in questo punto, potremo avere indicazioni per spostarci con le ricerche fuori dallalveo dei binari e della strada, verso il marciapiede sotto lAventino». Dove si potrà continuare a scavare senza arrecare troppi disagi al traffico.